lunedì 18 agosto 2008

La nuova opposizione



Eugenio Scalfari
L'Espresso
1 agosto 2008

Quelli che ne lamentano l'assenza vogliono spianare la via alla gestione diretta della gente da parte del nuovo potere autoritario. Ma con la stretta economica, in autunno, la situazione può cambiare

La pubblicistica e gran parte delle forze politiche si concentrano da molte settimane su un tema: in Italia non c'è opposizione. Questa assenza occupa quasi ossessivamente i loro pensieri. Sono preoccupati e tanto più se i loro cuori battono a favore del centrodestra. È un segnale di longanimità? Resipiscenza? Desiderio di mettersi al di sopra della mischia per incoraggiare i più deboli?
I migliori cervelli si arrovellano: è mai possibile che in un Paese che per decenni ha visto un protagonismo fiero e bellicoso dell'opposizione - ai tempi del vecchio Pci - adesso non ci siano che 'animulae blandulae', ombre mute, fantasmi spauriti, proprio mentre un governo efficiente e blindato inanella successi un giorno dopo l'altro senza trovare ostacoli di sorta? Angelo Panebianco, politologo di lungo corso, li enumera compiaciuto quei successi: Napoli finalmente pulita in 58 giorni, una legge finanziaria già varata nelle sue parti essenziali con un anticipo di almeno quattro mesi sul calendario tradizionale, la sicurezza ripristinata o almeno la paura diminuita nell'animo della gente, gli statali fannulloni al lavoro, il precariato alla frusta, gli zingari avviati verso percorsi di operoso ravvedimento, gli immigrati bloccati sul bagnasciuga e rispediti a casa.
Ma Panebianco, pur nella soddisfazione per tutti questi buoni risultati del migliore dei governi possibili, ha un tarlo che gli rode l'anima: l'opposizione non reagisce, non è un vascello da battaglia ma una scialuppa a rimorchio dell'ammiraglia berlusconiana e tremontiana.
Da punti di vista diversi arrivano alle medesime conclusioni Andrea Romano, Luca Ricolfi, Augusto Minzolini, Paolo Franchi, Maria Teresa Meli. Della Loggia è forse il solo a battere percorsi diversi e diverse sono le sue preoccupazioni. Ma perfino Bertinotti è angosciato dalla mancanza di una vera opposizione e con lui Diliberto e quanto resta dei Verdi. Infine anche all'interno dei democratici il problema è sentito. Molti di loro si chiedono: come si fa a far vivere un'opposizione vera che fermi l'avversario e gli impedisca di fare 'cappotto'?
Naturalmente la quasi totalità di queste anime in pena pone delle condizioni, variabili secondo i diversi talenti. L'opposizione non deve essere giustizialista. Deve volere e praticare il dialogo ma con una propria agenda. Deve scendere in piazza ma non con Di Pietro. Oppure non deve scendere affatto ma il Parlamento non basta come luogo di confronto.
Alla fine quasi tutti concludono che la soluzione è culturale e constatano che, purtroppo, la sinistra e i riformisti una cultura non ce l'hanno o non ce l'hanno più. Della Loggia pensa e scrive che neppure la destra ha una cultura e forse non l'ha mai avuta neppure lei. Ferrara è arrivato da tempo alla conclusione che la sola cultura in campo sia quella del Papa e dei Vescovi. Gli altri, più o meno, annuiscono o tacciono sul punto e chi tace - si sa - acconsente.
Mi scuso con le egregie persone che ho nominato per debita informazione dei miei lettori e per rendere di più chiara comprensione ciò che penso io.
Secondo me l'opposizione c'è ed è destinata ad aumentare man mano che la stretta economica e sociale crescerà. È un fatto naturale: una politica economica necessariamente restrittiva crea disagi e reazioni specie quando è inspirata da una visione della società molto evidente, che distribuisce i pesi in modo difforme tra i vari ceti e categorie. Gli obiettivi possono essere condivisi, ma le modalità per raggiungerli dividono.
Al di là della stretta economica e della sua ispirazione sociale, l'attuale maggioranza persegue anche un altro obiettivo: trasformare la Costituzione vigente in un reggimento autoritario e presidenziale senza i contrappesi necessari a preservare una sostanza di democrazia partecipata.
Questo disegno, ormai evidente in ciascuna mossa del governo, è meno percepibile dalla pubblica opinione perché non tocca interessi immediati. Renderlo percepibile è il compito dell'opposizione politica ed è il compito di tutta la sinistra, che sia quella riformista o quella più estrema o quella liberal-moderata che non condivide il progetto autoritario-populista.

Il perno dell'opposizione politica non può che essere il partito democratico il quale attraversa una fase di costruzione organizzativa certamente non facile. La responsabilità di opporsi ai disegni della maggioranza in Parlamento e nel Paese spetta dunque principalmente al Pd e al suo gruppo dirigente. La crescita di un partito non si improvvisa ma è vero che il tempo a disposizione è molto breve. In autunno si vedrà se la costruzione del maggior partito d'opposizione è in grado di stare in campo con l'efficacia che il compito richiede.
Quelli che lamentano oggi la pochezza o addirittura l'assenza dell'opposizione non sono mossi da sollecitudine ma dal trasparente desiderio di dare per già liquidata l'opposizione politica togliendo di mezzo quel punto di raccolta ideale e sociale e spianando la via alla gestione diretta della gente da parte del nuovo potere autoritario. Dico della gente, cioè di una società 'liquida' che mette ciascun individuo di fronte al potere abolendo ogni contropotere ed ogni struttura intermedia.
La sinistra e l'opposizione in tutte le sue modulazioni ha dunque l'autunno come momento di verifica della sua forza. Ne faccia buon uso.


(01 agosto 2008)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Nutro fortissimi dubbi.
Staremo a vedere.

Madda

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Temo anch'io che il tempo sia scaduto.