
Eugenio Scalfari
L'Espresso
18 luglio 2008
Vaticano e Cei hanno stretto un'alleanza di ferro, basata su vantaggi cospicui nel settore delle risorse economiche, delle scuole cattoliche e del veto a ogni discussione bioetica
Ho ancora qualche cosa da aggiungere alla piccola serie sul 'giardino del Papa' e cioè sulla questione cattolica come si è configurata nei secoli e ancora continua a configurarsi in Italia. Questa sarà l'ultima puntata, ma altri interventi inevitabilmente seguiranno perché le posizioni tra la Chiesa e lo Stato, tra la Chiesa e i cattolici e il pensiero laico sono dinamiche e meritano di essere registrate in tutte le loro evoluzioni.
Ho ancora qualche cosa da aggiungere alla piccola serie sul 'giardino del Papa' e cioè sulla questione cattolica come si è configurata nei secoli e ancora continua a configurarsi in Italia. Questa sarà l'ultima puntata, ma altri interventi inevitabilmente seguiranno perché le posizioni tra la Chiesa e lo Stato, tra la Chiesa e i cattolici e il pensiero laico sono dinamiche e meritano di essere registrate in tutte le loro evoluzioni.
Desidero tuttavia premettere a quest'ultima puntata un breve cenno sull'intervento di alcuni personaggi, in particolare Sabina Guzzanti, che hanno avuto luogo qualche giorno fa in Piazza Navona a Roma nel corso di una manifestazione politica indetta da Antonio Di Pietro e dal suo partito. C'è stata discussione dopo questa manifestazione per distinguere la satira e i comici che la praticano dalla politica; dibattito tuttavia chiuso dalla stessa Guzzanti che ha rivendicato (secondo me giustamente) il diritto dei comici di esprimersi in quanto cittadini e dunque di esprimere le intenzioni e di produrre gli effetti politici che i loro interventi creano.
Giudicato dunque da questo punto di vista 'autentico' l'intervento aggressivamente irrisorio e insultante della Guzzanti nei confronti di Benedetto XVI è stato di pessima qualità, mosso evidentemente da problemi di visibilità esasperata che, uniti agli urlacci di Grillo, hanno finito per connotare l'intera manifestazione. C'erano alcune migliaia di cittadini in quella piazza spinti dall'intenzione di manifestare contro il governo per validissime ragioni. Come può accadere quando si prepara una maionese con uova fresche e ingredienti di buona qualità e tuttavia basta un piccolo errore di dosaggio per farla impazzire, così le insulse intemperanze di alcuni personaggi hanno deturpato e reso politicamente inservibile quella manifestazione.
Detto questo torniamo al nostro tema che oggi riguarda il rapporto che negli anni recenti ha posto la Chiesa a confronto con i governi italiani, con la politica e quindi anche con i cattolici che ne costituiscono un elemento fondamentale. Parlo qui - lo ripeto - del rapporto tra la Chiesa intesa come gerarchia ecclesiastica e i governi; non lo Stato (aspetto sul quale ci siamo già intrattenuti nelle precedenti puntate), ma i governi, da quando nel 1992 scomparve la Dc dalla scena italiana e con essa la cosiddetta unità politica dei cattolici.
Detto questo torniamo al nostro tema che oggi riguarda il rapporto che negli anni recenti ha posto la Chiesa a confronto con i governi italiani, con la politica e quindi anche con i cattolici che ne costituiscono un elemento fondamentale. Parlo qui - lo ripeto - del rapporto tra la Chiesa intesa come gerarchia ecclesiastica e i governi; non lo Stato (aspetto sul quale ci siamo già intrattenuti nelle precedenti puntate), ma i governi, da quando nel 1992 scomparve la Dc dalla scena italiana e con essa la cosiddetta unità politica dei cattolici.
Sarebbe potuto accadere - e fu auspicato da molti esponenti sia del mondo cattolico sia di quello laico - che la fine dell'unità politica dei cattolici coincidesse con un impegno maggiore da parte della gerarchia sulla predicazione propriamente religiosa, pastorale, morale. Ce ne sarebbe stato grande bisogno perché la società italiana stava antropologicamente e culturalmente cambiando nel profondo come era già accaduto in gran parte delle società occidentali, con un processo assai rapido di secolarizzazione e di indifferentismo religioso e, dal punto di vista della Chiesa, riproponeva con la massima urgenza la necessità di affrontare la questione della modernità in tutti i suoi numerosi e complessi aspetti.
Questa attesa, anzi questa necessità, è stata completamente delusa ed elusa. L'attività pastorale è rimasta affidata al clero minore e ad alcune comunità cattoliche (Paolini, salesiani, Sant'Egidio), mentre la gerarchia in quanto tale e gran parte delle comunità, a cominciare dall'Opus Dei e da Comunione e liberazione, hanno imboccato il sentiero della politica (e degli affari), privilegiando il pragmatismo e la spregiudicatezza.
Da questo punto di vista il papato di Wojtyla è stato molto complesso. La deriva politicizzante vi ha avuto il suo terreno di coltura perché Giovanni Paolo II sostanzialmente si disinteressò della 'provincia italiana'. Vedeva il mondo intero come terra di missione, aveva l'assillo di porsi dalla parte dei deboli e degli esclusi nel momento in cui - anche per sua diretta azione - la grande ipocrisia del socialismo reale era implosa. Possedeva capacità e virtù mediatiche di prima grandezza e le mise al servizio del suo disegno planetario.
I conti con la gerarchia ecclesiastica italiana non lo interessavano e lasciò a briglia lunga la coltivazione del 'giardino del Papa' ai vescovi italiani e alla Conferenza episcopale. Situazione che si è nettamente aggravata col pontificato attuale. Qui non c'è più, come ai tempi di Wojtyla, la lontananza del Papa ma al contrario la sua costante presenza a guida e sostegno dell'interventismo politico della Cei e delle comunità che l'affiancano.
I conti con la gerarchia ecclesiastica italiana non lo interessavano e lasciò a briglia lunga la coltivazione del 'giardino del Papa' ai vescovi italiani e alla Conferenza episcopale. Situazione che si è nettamente aggravata col pontificato attuale. Qui non c'è più, come ai tempi di Wojtyla, la lontananza del Papa ma al contrario la sua costante presenza a guida e sostegno dell'interventismo politico della Cei e delle comunità che l'affiancano.
Con questa conseguenza: lo stretto rapporto politico e personale del Vaticano e della Cei con la forza politica e il suo leader più 'pagani' che si siano avuti dalla storia italiana. Devoti forse, pagani nel modo più popolaresco e rozzo, negli interessi, nel costume, nei modi di pensare e di vivere. Pagani da basso impero.
Con questo tipo di forza politica Vaticano e Cei hanno costruito un'alleanza di ferro, basata su vantaggi cospicui nel settore delle risorse economiche, delle scuole cattoliche, del veto a ogni discussione bioetica che non si svolga sotto l'ala chiesastica, col rinvio del confronto con la modernità all'interno del mondo cattolico. Il 'giardino del Papa' è un ammasso di rovi religiosi e di fiori politici e lo si vede dal bisogno crescente dei cattolici 'religiosi', diventati stranieri nella propria terra.
Con questo tipo di forza politica Vaticano e Cei hanno costruito un'alleanza di ferro, basata su vantaggi cospicui nel settore delle risorse economiche, delle scuole cattoliche, del veto a ogni discussione bioetica che non si svolga sotto l'ala chiesastica, col rinvio del confronto con la modernità all'interno del mondo cattolico. Il 'giardino del Papa' è un ammasso di rovi religiosi e di fiori politici e lo si vede dal bisogno crescente dei cattolici 'religiosi', diventati stranieri nella propria terra.
(18 luglio 2008)

2 commenti:
Tutti e tre gli articoli di Scalfari sul "GIARDINO DEL PAPA"
mi hanno suscitato profondo interesse.
L'argomento è delicato, ma certe cose andavano dette.
Non sono propriamente un'indifferente, ma non sono praticante.
Queste analisi di Scalfari mi fanno riflettere ancora di più.
Provo un grande disagio.
E' scomodo vivere in un paese che è il "giardino del Papa".
Mi fermo qui.
Madda
Su un punto ho l'ardire di dissentire da Eugenio Scalfari.
Io non ho valutato nè valuto negativamente le intemperanze grillesche e di Sabina Guzzanti, che sono servite a scuotere il sistema.
Anzi le ho condivise.
Esse sono fatte di un linguaggio diretto, fin troppo certo, l'unico però che oggi si sente e troppo raramente.
Sicuro che i due sono afflitti da un problema di visibilità, che non è da ascrivere a loro colpa ma alla ferrea censura televisiva e dei mass-media più in generale. Grillo poi dalla tutela, tipicamente genovese, dei suoi interessi economici.
Certo è che 100.000 persone non si raccolgano in breve arco di tempo (quadi 'ad horas') se non fossero animate da un forte spirito critico, da una avversione, meglio da una intolleranza alla spartizione del potere e di torte di ogni tipo da parte di una classe politica che è la peggiore della storia dell'Italia repubblicana. Se fosse animato da una forte spinta, dall'INDIGNAZIONE !
Nella metafora, nessuno più spara ad 'alzo zero' contro i mali della politica e della gestione della 'cosa pubblica' ('Res Publica'; capito ?).
Per il resto, come non condividere.
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