lunedì 4 agosto 2008

Ve lo dà lui il dialogo

Antonio Padellaro
L'Unità
2 agosto 2008

Bisogna dargliene atto. Silvio Berlusconi mantiene sempre le minacce che rivolge. Fresco di trionfo elettorale disse alla nostra Natalia Lombardo che era così arrabbiato con l’Unità che ci avrebbe fatto togliere il finanziamento pubblico. Ma no, stia tranquilla, era una battuta soggiunse poi con il sorriso da Caimano. Proprio in queste ore la promessa viene realizzata con un taglio micidiale, presupposto di certa chiusura per numerosi quotidiani quasi tutti di opposizione. Ai vertici del Pd aveva anche chiesto di darsi una regolata e che un giornale siffatto (il nostro) andava “dismesso”. Il Cavaliere non è stato ancora accontentato. Ma lui sa aspettare.

Null’ultimo Espresso, Giampaolo Pansa sostiene, citando un D’Alema d’annata ’95 o ’96 che criminalizzare Berlusconi significa solo rafforzarlo. Pansa ricorda che sull’Espresso di allora lui, Rinaldi e il sottoscritto si divertivano a sbranare ogni settimana il Berlusca. Poi però aggiunge: «Con quale risultato? Berlusconi è più forte che mai ed è tornato per la terza volta a Palazzo Chigi». Osservazione interessante ma che ci sentiamo ripetere da una vita, da quando cioè l’uomo di Arcore ha cominciato a impadronirsi della politica italiana. La tesi è questa: contrastare Berlusconi e opporsi con decisione al suo uso privato del potere esecutivo e legislativo (a quello giudiziario ci penserà tra poco) è il modo migliore per non liberarcene mai. Come replicare? Forse solo invocando la controprova. Vorrei proporre a Pansa e ai tanti che nel Pd la pensano come lui qualche possibile titolo di una Unità finalmente non più faziosa.

Impronte ai bimbi Rom? «Luci e ombre dei provvedimenti sulla sicurezza». Il Lodo Alfano? «Una misura che può contribuire alla governabilità». La legge sulle intercettazioni che imbavaglia la libera stampa? «Un freno necessario alle continue violazioni della privacy».
Non è facile parodia. È l’intonazione usata dalla quasi totalità dei giornali italiani. È vero, noi, il manifesto e qualche altra voce isolata abbiamo invece calcato i toni. Accusato. Drammatizzato. E abbiamo fatto bene.

Caro Giampaolo, vorresti davvero farci credere che all’origine del quindicennio berlusconiano c’è la “criminalizzazione” operata da un paio di testate che fra poco, probabilmente, saranno messe nella condizione di non più nuocere? Noi, in combutta con la formidabile massa d’urto costituita da Rosy Bindi, Paolo Ferrero, Gianclaudio Bressa, Nichi Vendola? Vuoi davvero dirci che senza questo combinato disposto di insopportabile livore, Berlusconi da quel dì sarebbe tornato a occuparsi delle soubrette di Drive In?

Non viene il dubbio che sia esattamente il contrario, che l’eterno ritorno del Caimano si deve alla molle, incerta, indefinita strategia di molti suoi avversari che in tre lustri di storia nazionale, e mentre i nostri capelli (e le nostre speranze) imbiancavano non sono mai riusciti, per dirne una, a votargli contro uno straccio di legge sul conflitto di interessi? Non viene in mente che la causa delle nostre disgrazie non deriva da qualche titolo un po’ più strillato bensì dalla sottile tecnica suicida con la quale in soli diciotto mesi si è accoppato l’unico premier, Romano Prodi, che era riuscito per due volte di seguito a sloggiare da Palazzo Chigi quello di cui sopra? Non si è sfiorati dal dubbio che l’insopportabile nenia del dialogo immaginario abbia rappresentato per l’opposizione un pessimo freno a mano? Tanto più, e qui siamo davvero al paradosso, che lui il dialogo non lo vuole proprio perché non ne ha bisogno e, anzi, forse gli fa anche senso?

Tranquilli, ci penserà la sua maggioranza a sistemare questo povero Paese. Mentre altri passeranno il tempo ad almanaccare sui patti della crostata e della spigola. O a prendersela con gli ultimi giapponesi nella giungla perché non danno il loro fattivo contributo alla giusta pacificazione del Paese.

COMMENTO

E' da quel dì che G. Pansa fa il 'bastian contrario' !



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