giovedì 20 novembre 2008

Berlusconi interviene a Ballarò e attacca Di Pietro: "Io corruttore? Mi denunci o lo querelo". E a Epifani: "Sei un dittatore"

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Mercoledí 19.11.2008 08:14

E' un premier infuriato, quello che, intorno alle 22,30 di martedì, telefona in diretta agli studi di Ballarò. Un intervento, il suo, fatto per replicare alle affermazioni di alcuni ospiti presenti, come Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani. Ma soprattutto per smentire le affermazioni di un assente: Antonio Di Pietro, che lo aveva accusato di essere un corruttore.


"Non ho mai incontrato Villari - spiega il presidente del Consiglio, riferendosi al parlamentare del Pd eletto dal Pdl a capo della Vigilanza Rai - Non ho mai chiesto un appuntamento con l'onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: è vero che nel 1994 ho chiesto di incontrare Di Pietro perchè volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l'ho saputo ho subito cambiato idea". Conclusione: "O Di Pietro va a denunciarmi alla magistratura, o sono io che denuncerò lui per calunnia".


Ma è solo il primo passaggio. Perché poi il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, approfitta della sua presenza telefonica per farlo dialogare con gli ospiti. Epifani lo accusa di non aver invitato la Cgil, "il più grande sindacato italiano", all'incontro della scorsa settimana con Cisl e Uil: Berlusconi reagisce con stizza, sostiene che le parole del leader sindacale non sono opportune, e che quel famoso incontro non fu organizzato da lui, che si limitò a parteciparvi. E poi: "Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro. Chiederò a lui consenso su tutto...". E infine: "Sei un dittatore".


E i toni del premier salgono ulteriormente nel confronto con Bersani: "Veltroni, Franceschini, il vostro alleato Di Pietro mi insultano", dunque a suo giudizio il dialogo è impossibile. "Allora buon lavoro, presidente", taglia corto il ministro ombra del Pd. E al tentativo di Floris di fargli un ultima domanda, chiude bruscamente la comunicazione.


Poco prima, passeggiando per Roma, Berlusconi rilascia un'altra dichiarazione che, seppure pronunciata in tono scherzoso, fa discutere. Il presidente del Consiglio ha colto al volo l'occasione offerta da un cittadino, che gli ha chiesto di 'oscurare' il Tg del terzo canale Rai perché "'nun se po' guardà", e ha risposto "allora non paghiamo più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera....".


La Rai vale bene una telefonata

Di Gianni Zecca

Intervenire durante la trasmissione di un programma televisivo è di per sé indicativo di un fatto tragico, urgente, che necessita un chiarimento immediato. La drammaticità è ulteriormente accentuata dal telefono, che sottodimensiona chi è alla cornetta costringendolo a un tono di voce più alto rispetto a chi è in studio. L'esempio più recente è "Ballarò" di martedì sera, ma molti ricorderanno la celebre telefonata dello stesso Berlusconi a "Il Raggio Verde" di Santoro, qualche anno fa.


Non è proprio un sigillo di bon ton la telefonata, magari effettuata sul divano di casa, in pantofole e pigiama a righe. La regola non scritta per qualunque politico - ma vale anche per divi e starlet, il pensiero che anima qualsiasi "presenzialista" - è che per parlare devi entrare nella mischia, sporcarti le mani: insomma partecipare "al gioco", contribuire a quella monotona rappresentazione della realtà che è spesso la politica in tv. Inoltre avere diritto di replica dal soggiorno non è concesso a tutti, potrebbe addirittura essere visto come una forma blanda di abuso d'ufficio, ma pare che questa sia l'ultima delle preoccupazioni del premier, che è apparso turbato al punto di minacciare ritorsioni legali contro Di Pietro - l'annosa lotta tra i due ha ormai contorni farseschi - e di troncare l'ultima domanda di Floris chiudendo la comunicazione.


Per cosa? Sarà per il Lodo Alfano o il conflitto di interessi? Forse per uno strascico insoluto del processo Imi Sir-Lodo Mondadori? O addirittura di Tangentopoli? Scoprire che un tale can can si origina dalla nomina del presidente Commissione di Vigilanza della Rai, su cui non personaggi di seconda linea, ma le più alte cariche istituzionali si accapigliano da settimane, precede di poco le inevitabili spinte autolesionistiche: che crolli la Borsa o che straripi il Po. Di tutto, per carità, purché si parli d'altro.


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