
LA REPUBBLICA
ROMA - La posizione del Pd contro l'omofobia è "chiarissima". Il "parere personale" espresso in proposito da Paola Binetti nell'intervista al Corriere della sera è "sbagliato". Ma "in un grande partito come il Pd non possono esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengano espresse". Con queste parole Walter Veltroni tenta di chiudere la polemica - che giudica "esagerata" - che da qualche giorno agita il Pd, dopo le dichiarazioni della deputata teodem che in un'intervista al Corriere ha associato omosessualità e pedofilia. Scatenando un mezzo putiferio: irritazione e sconcerto fra i colleghi di partito, furia del fronte gay, di quello laico, e dei social network come Facebook. Dove Andrea Benedino, componente dell'Assemblea costituente nazionale del Pd, ha aperto un gruppo dal titolo "Fuori la Binetti dal Pd".
Dopo giorni di discussioni, con la richiesta di un processo interno da affidare alla Commissione nazionale di garanzia, il segretario sente di dover intervenire per mettere un punto alla querelle. E precisa: "Le posizioni del Pd su temi di grande importanza, come l'uguaglianza dei diritti e la lotta a ogni fenomeno discriminatorio come l'omofobia sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti a un mare di persone".
Per il leader del Pd è dunque chiaro che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l'opinione del partito ma esprimono un parere personale". Nel caso della Binetti, il parere è "sbagliato". Ma Veltroni si dice convinto che "in un grande partito come il nostro non possano esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengono espresse". E si "stupisce" che "su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse, e la posizione complessiva del partito".
Parole, quelle di Veltroni, che ottengono effetti diversi. Paola Concia (che alla Binetti aveva chiesto di scusarsi per affermazioni "che la pongono fuori dalla linea politica indicata dal segretario" e "offendono la mia dignità, quella delle persone omosessuali, dei cattolici e dei preti") ringrazia il segretario "di un partito aperto, democratico, progressista e moderno, che ha ribadito che la posizione di Binetti è del tutto personale". E chiosa dicendo "per me la querelle Binetti finisce qui". Diversa è la reazione delle associazioni.
Il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, dà ragione al segretario Pd. Ma si chiede: "Se Binetti ha sbagliato, perché si stupisce delle reazioni negative? Se la numeraria dell'Opus Dei avesse inveito contro gli ebrei o i migranti, sarebbe stata così prontamente perdonata da Veltroni?". "A noi - insiste Mancuso - rimane l'amara constatazione che il reato di omofobia per Veltroni è solamente un peccato veniale, sopportabile e compatibile con il pluralismo interno al suo partito".
L'Arcigay contesta dunque che "fra la concreta difesa della dignità delle persone lgbt e le aberranti posizioni dei cattolici reazionari teodem, si scelgono i secondi". E Mancuso conclude: "Se la politica italiana fosse civile, non opportunista, guidata da veri valori democratici, Binetti non sarebbe dirigente e parlamentare di un partito di centrosinistra ma di una formazione della destra estrema".
Sulla stessa linea il presidente di GayNet, Franco Grillini. "Non si riesce a capire - osserva - per quale motivo si dovrebbe morire per la Binetti le cui presunte 'idee' in altri paesi più civili dell'Italia sono considerate reati di una certa gravità". Parole che, continua Grillini, "calunniano alcuni milioni di cittadini e cittadine". E a Veltroni: "Se questa calunnia pur non condivisa da te, dal partito, dai documenti fondativi, è tuttavia considerata legittima dentro al Pd, ciò significa che alcuni milioni di italiani non possono né aderire né votare per il Pd, ovvero le porte del Pd sono precluse a una bella fetta del paese. Il problema vero - conclude Grillini - è che nel Pd la sintesi tra laici e cattolici si è risolta tutta a favore dei secondi".
(4 novembre 2008)
Dopo giorni di discussioni, con la richiesta di un processo interno da affidare alla Commissione nazionale di garanzia, il segretario sente di dover intervenire per mettere un punto alla querelle. E precisa: "Le posizioni del Pd su temi di grande importanza, come l'uguaglianza dei diritti e la lotta a ogni fenomeno discriminatorio come l'omofobia sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti a un mare di persone".
Per il leader del Pd è dunque chiaro che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l'opinione del partito ma esprimono un parere personale". Nel caso della Binetti, il parere è "sbagliato". Ma Veltroni si dice convinto che "in un grande partito come il nostro non possano esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengono espresse". E si "stupisce" che "su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse, e la posizione complessiva del partito".
Parole, quelle di Veltroni, che ottengono effetti diversi. Paola Concia (che alla Binetti aveva chiesto di scusarsi per affermazioni "che la pongono fuori dalla linea politica indicata dal segretario" e "offendono la mia dignità, quella delle persone omosessuali, dei cattolici e dei preti") ringrazia il segretario "di un partito aperto, democratico, progressista e moderno, che ha ribadito che la posizione di Binetti è del tutto personale". E chiosa dicendo "per me la querelle Binetti finisce qui". Diversa è la reazione delle associazioni.
Il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, dà ragione al segretario Pd. Ma si chiede: "Se Binetti ha sbagliato, perché si stupisce delle reazioni negative? Se la numeraria dell'Opus Dei avesse inveito contro gli ebrei o i migranti, sarebbe stata così prontamente perdonata da Veltroni?". "A noi - insiste Mancuso - rimane l'amara constatazione che il reato di omofobia per Veltroni è solamente un peccato veniale, sopportabile e compatibile con il pluralismo interno al suo partito".
L'Arcigay contesta dunque che "fra la concreta difesa della dignità delle persone lgbt e le aberranti posizioni dei cattolici reazionari teodem, si scelgono i secondi". E Mancuso conclude: "Se la politica italiana fosse civile, non opportunista, guidata da veri valori democratici, Binetti non sarebbe dirigente e parlamentare di un partito di centrosinistra ma di una formazione della destra estrema".
Sulla stessa linea il presidente di GayNet, Franco Grillini. "Non si riesce a capire - osserva - per quale motivo si dovrebbe morire per la Binetti le cui presunte 'idee' in altri paesi più civili dell'Italia sono considerate reati di una certa gravità". Parole che, continua Grillini, "calunniano alcuni milioni di cittadini e cittadine". E a Veltroni: "Se questa calunnia pur non condivisa da te, dal partito, dai documenti fondativi, è tuttavia considerata legittima dentro al Pd, ciò significa che alcuni milioni di italiani non possono né aderire né votare per il Pd, ovvero le porte del Pd sono precluse a una bella fetta del paese. Il problema vero - conclude Grillini - è che nel Pd la sintesi tra laici e cattolici si è risolta tutta a favore dei secondi".
(4 novembre 2008)

2 commenti:
Grillini ha proprio ragione.
Colpa certamente dei miei limiti, ma io non riesco proprio a capire certi atteggiamenti nei confronti dei gay. Invece di valutare le persone per l'intelligenza, la cultura, le capacità di realizzare programmi utili alla comunità, ci si va a preoccupare delle loro preferenze sessuali. Ma che me ne importa se uno è omo o eterosessuale? A me interessa che sia una persona affidabile, intelligente e capace di svolgere bene il proprio lavoro. Secondo me, coloro i quali perdono tempo in queste questioni, farebbero bene ad occuparsi di cose più serie.
rossana
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