In passato qualche incerto annuncio del genere era già circolato ma presto veniva sementito o si capiva che l’oggetto era un nana bruna, cioè una piccola stella poco luminosa. Finora con varie tecniche sono stati trovati in cielo circa 300 pianeti extrasolari, ma nessuno è mai stato visto. La loro presenza veniva certificata solo indirettamente per le anomalie nel comportamento della stella madre o per un indebolimento della sua luminosità. E fino a ieri sembrava che ogni strumento esistente fosse troppo limitato per cogliere il volto dei remoti corpi. Invece è arrivata la sopresa. Kalas e colleghi aiutati dalla fortuna e dall’occhio risolutore di Hubble hanno avvistato il profilo di Fomalhaut nel disco di polveri e corpi ghiacciati che circonda la stella madre analogamente alla fascia di Kuiper avvolgente la nostra Terra e dove si trovano Eris e Plutone. «Fomalhaut b» è un pianeta gassoso e caldo simile al nostro Giove con una taglia però forse tre volte superiore ed ha probabilmente gli anelli come il nostro Saturno.
Parlare di possibilità di vita è impossibile, a meno che non si fantastichi su forme biologiche stranissime come aveva sognato Carl Sagan per l’atmosfera gioviana. Per compiere un giro intorno all’astro, inoltre, impiega 872 anni terrestri (la Terra 365 giorni) mentre la sua posizione è nel bordo interno del disco di gelida materia, a circa 17,6 miliardi di chilometri dalla superficie della stella. Poprio questa grande distanza ha permesso a Hubble di vederlo e seguirlo: se fosse stato più vicino l’abbagliante luce stellare lo avrebbe impedito. Ma le caratteristiche dell’ambiente fanno immaginare la ricerca soltanto come un primo passo proiettato verso altre presenze planetarie. «Riteniamo che nello spazio tra il nuovo corpo celeste e l’astro-madre vi siano oggetti forse simili alla Terra ma per risuscire a distinguerli dobbiamo aspettare il lancio del successore di Hubble, il James Webb Space Telescope che partirà nel 2013 guardando nell’infrarosso», nota Mark Clampin del centro Goddard della Nasa, uno degli autori dell’indagine e coordinatore del progetto del nuovo telescopio. L’imprevista scoperta riaccende ancor di più la corsa, sempre più accelerata, al gemello della nostra Terra.


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