martedì 11 novembre 2008

Eluana: Vaticano, disumano levare sondino. Giudici verso decisione

ROBERTO ORMANNI

In attesa della decisione della Cassazione sul ricorso contro il decreto dei giudici di Milano che autorizza a interrompere le cure per Eluana Englaro, sul caso interviene il Vaticano. Il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, il cardinale Javier Lozano Barragan, ricorda che per la Chiesa cattolica, “privare dell'idratazione e dell'alimentazione una persona in stato vegetativo significa ammazzarla. È una cosa mostruosa”. Secondo Barragan “in nessun caso alimentare e idratare un malato è accanimento terapeutico. Il confine tra accanimento terapeutico e cure dovute - ricorda il presidente del dicastero vaticano per la Salute - deve stabilirlo il medico, ma resta fermo che alimentazione e idratazione non sono terapie straordinarie”.

Intanto i giudici delle sezioni riunite civili della Cassazione hanno chiuso l’udienza e si sono formalmente ritirati in camera di consiglio per la decisione sul ricorso della procura generale di Milano contro il decreto dei giudici d’appello del capoluogo lombardo che a luglio scorso avevano autorizzato la sospensione dei trattamenti per Eluana Englaro, che da 16 anni è in stato vegetativo. Il pg della Cassazione, Domenico Iannelli, ha chiesto ai giudici di dichiarare il ricorso inammissibile e a questa richiesta si è sostanzialmente associato il legale di Beppino Englaro, il papà di Eluana, presente all’udienza svoltasi oggi nell’aula magna del Palazzaccio.

Per la decisione i tempi potrebbero non essere brevi. Il caso è stato dichiarato “urgente” ma le sezioni unite hanno 30 giorni di tempo per depositare il verdetto in cancelleria. Secondo alcune indiscrezioni negli ambienti della Corte, la sentenza potrebbe essere emessa entro due o al massimo tre giorni. Sul caso Englaro i giudici del Palazzaccio si erano già espressi nel 2007, con la sentenza 21748, affermando che “è possibile interrompere i trattamenti sanitari nel caso in cui la condizione di stato vegetativo sia, in base alle valutazioni cliniche, irreversibile e che non vi sia la possibilità di una qualche recupero, sia pure flebile, di coscienza e di percezione del mondo esterno”. Gli ermellini avevano così “rimesso la palla” ai medici: se le conoscenze medico scientifiche attualmente disponibili giudicano impossibile un recupero di conoscenza per Eluana Englaro, allora si possono interrompere le terapie. Questa in sintesi la posizione che la Cassazione ha già espresso un anno fa e in base a queste indicazioni il caso è tornato davanti ai giudici di Milano che a luglio scorso hanno concluso che è possibile sospendere le terapie.

Una decisione contro la quale la procura generale della corte d’appello di Milano ha presentato ricorso nel quale si sostiene che i giudici hanno sbagliato a valutare lo stato clinico di Eluana perché “non c’è invece certezza sul fatto che il paziente in stato vegetativo persistente sia del tutto privo di consapevolezza”. Se le sezioni unite dovessero ritenere il ricorso inammissibile o perché la procura generale non era legittimata a presentarlo, o perché chiede alla Cassazione di intervenire sulla valutazione degli elementi di prova (cosa che invece la procedura impedisce ai giudici del Palazzaccio), non ci sarebbero altri ostacoli al “via libera” per staccare la spina autorizzato dal decreto del luglio scorso. In caso contrario, la Suprema Corte potrebbe accogliere il ricorso e disporre un nuovo giudizio di appello a Milano che valuti in modo più approfondito le condizioni cliniche e mediche di Eluana.

(Roberto Ormanni)
11 nov 2008

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Vorrei osservare che alimentazione e idratazione, cure normali per un paziente vigile, finiscono col diventar abnormi quando si tratti di un pazientre non vigile da 16, dico sedici anni !
Vorrei che gli altri prelati vedessero cos'è oggi rimasto del bel volto sorridante della Eluana prima del terribile incidente.
Condivido l'angoscia di quel padre e mi sembra inaccettabile l'interferenza di altri prelati che non sanno cosa significhi essere padre perchè votati alla castità.
Diversamente, si farebbero gli affari propri.
Ricordo il caso della giovane tredicenne inglese, che è presente in questo blog oggi: un esempio di civiltà, che mi ha commosso profondamente.