
LA STAMPA
6 NOVEMBRE 2008
ROMA
Barack Obama è già al lavoro per formare la squadra che lo affiancherà nella sua amministrazione, e è partito mettendo a capo del suo staff Rahm Emanuel, ex consigliere di Bill Clinton. Una nomina che piace a Israele, da dove proviene la famiglia del prossimo segretario generale della Casa Bianca.
Emanuel e Podesta
Il presidente eletto non ha ripetuto l’errore di Clinton, che fu troppo lento nel mettere in moto il suo team di transizione. Già ieri Obama ha scelto, oltre a Emanuel (deputato dell’Illinois e suo fedele consigliere che oggi ha accettato l'incarico), l’italo-americano John Podesta, ex capo di staff di Clinton, come responsabile della transizione dall’era Bush. Le prime mosse di Barack Obama presidente eletto degli Stati Uniti sanciscono dunque un’alleanza che non sarà santa e che magari non è neppure eterna, ma che conta e che in questo momento è forte: quella con "il clan dei Clinton". Lui Bill, l’ultimo presidente democratico, e lei, Hillary, avversaria più coriacea nelle primarie di quanto non lo sia stato poi il rivale repubblicano John McCain.
Robert Gibbs portavoce
Sarà invece Robert Gibbs, tra i consiglieri più vicini a Barack Obama nel corso della sua campagna elettorale, il portavoce del nuovo presidente alla Casa Bianca. Lo rivela il sito "The Politico", che cita una fonte democratica, secondo cui Gibbs, già responsabile dell’ufficio comunicazione di Obama al Senato, è considerato l’artefice dell’ascesa mediatica del senatore sulla scena nazionale. Originario di Auburn, in Alabama, 37 anni, in questi mesi Gibbs - a luglio promosso all’incarico di "senior stategist" delle comunicazioni - si è occupato di tenere le fila dei rapporti con i giornalisti sull'Air Obama, l’aereo della campagna presidenziale. Tra i "volti nuovi" promessi da Obama qualche amico di Harvard come Micheal Froman e Janet Napolitano (governatore dell’Arizona), mentre nell’apertura promessa ai repubblicani potrebbe esserci Robert Gates, nella rosa dei candidati alla Difesa. Come segretario di Stato infine Obama penserebbe all’ex candidato alla presidenza John Kerry. Gli uffici per la transizione di Washington apriranno i battenti già lunedì.
Il nodo del Tesoro: Summers favorito
Il prossimo nodo da sciogliere sarà la nomina del nuovo segretario al Tesoro. Il nome di Larry Summers - l’accademico di Harvard, ex capoeconomista della Banca Mondiale e, dal 1999 al 2001, segretario al Tesoro durante la presidenza Clinton - sembra riscuotere i pronostici più accreditati. Data la severità della crisi finanziaria e dei problemi economici degli Stati Uniti, Obama sarà costretto ad agire rapidamente anche alla luce del summit economico dei rappresentanti delle 20 maggiori economie mondiali previsto a Washington per la settimana prossima. Obama ha grande stima del 53enne Summers, per la sua esperienza e la sua familiarità con i mercati e i leader globali, un patrimonio fondamentale in questo momento di crisi. Tuttavia, persone vicine ad Obama dicono che una decisione finale non è ancora stata presa e che Timothy Geithner, il presidente della Federal Reserve di New York, è ancora in lizza per la poltrona occupata oggi da Henry Paulson.
L'outsider è Timothy Geithner
Geithner, 47 anni, sarebbe gradito a molti esponenti della comunità finanziaria e sarebbe anche un volto nuovo in un’amministrazione che ha fatto del cambiamento e dalla novità uno dei suoi punti di forza elettorali. Geithner ha vissuto in prima persona i peggiori momenti della crisi di Wall Stret: è stato il punto di riferimento della banca centrale americana negli interventi su Bear Stearns e American International Group, così come nelle trattative, poi fallite, per evitare il crollo di Lehman Brothers. Un altro nome accreditato è quello di Paul Volcker, presidente della Fed dal 1979 al 1987, a cui viene riconosciuto il merito di aver sconfitto l’inflazione all’inizio degli anni 80. Durante la campagna elettorale Obama lo ha interpellato di frequente, e la sua nomina rappresenterebbe una scelta di esperienza e credibilità consolidate anche se il fattore anagrafico (Volcker ha 81 anni) non sembra avvantaggiarlo.
Le tappe
Meno accreditato appare il nome di Sheila Bair, presidente della Federal Deposit Insurance Corporation - l’agenzia che garantisce i depositi bancari negli Stati Uniti. Sono stati anche fatti il nome di Robert Rubin, un altro ex segretario del Tesoro nell’era Clinton che però avrebbe già detto di non essere interessato a tornare a Washington, e quello del governatore del New Jersey John Corzine. Il presidente neoeletto terrà la sua prima conferenza stampa venerdì al termine di un incontro con i suoi consiglieri economici a Chicago. All’inizio della settimana prossima, invece, Obama e la moglie Michelle si recheranno alla Casa Bianca dove saranno ricevuti da George W. e Laura Bush. Intanto oggi Obama ha ricevuto il primo vero briefing della Cia sui segreti del "risiko" planetario che dovrà affrontare, a cominciare dalla pesante eredità di due guerre, in Iraq e Afghanistan.
Barack Obama è già al lavoro per formare la squadra che lo affiancherà nella sua amministrazione, e è partito mettendo a capo del suo staff Rahm Emanuel, ex consigliere di Bill Clinton. Una nomina che piace a Israele, da dove proviene la famiglia del prossimo segretario generale della Casa Bianca.
Emanuel e Podesta
Il presidente eletto non ha ripetuto l’errore di Clinton, che fu troppo lento nel mettere in moto il suo team di transizione. Già ieri Obama ha scelto, oltre a Emanuel (deputato dell’Illinois e suo fedele consigliere che oggi ha accettato l'incarico), l’italo-americano John Podesta, ex capo di staff di Clinton, come responsabile della transizione dall’era Bush. Le prime mosse di Barack Obama presidente eletto degli Stati Uniti sanciscono dunque un’alleanza che non sarà santa e che magari non è neppure eterna, ma che conta e che in questo momento è forte: quella con "il clan dei Clinton". Lui Bill, l’ultimo presidente democratico, e lei, Hillary, avversaria più coriacea nelle primarie di quanto non lo sia stato poi il rivale repubblicano John McCain.
Robert Gibbs portavoce
Sarà invece Robert Gibbs, tra i consiglieri più vicini a Barack Obama nel corso della sua campagna elettorale, il portavoce del nuovo presidente alla Casa Bianca. Lo rivela il sito "The Politico", che cita una fonte democratica, secondo cui Gibbs, già responsabile dell’ufficio comunicazione di Obama al Senato, è considerato l’artefice dell’ascesa mediatica del senatore sulla scena nazionale. Originario di Auburn, in Alabama, 37 anni, in questi mesi Gibbs - a luglio promosso all’incarico di "senior stategist" delle comunicazioni - si è occupato di tenere le fila dei rapporti con i giornalisti sull'Air Obama, l’aereo della campagna presidenziale. Tra i "volti nuovi" promessi da Obama qualche amico di Harvard come Micheal Froman e Janet Napolitano (governatore dell’Arizona), mentre nell’apertura promessa ai repubblicani potrebbe esserci Robert Gates, nella rosa dei candidati alla Difesa. Come segretario di Stato infine Obama penserebbe all’ex candidato alla presidenza John Kerry. Gli uffici per la transizione di Washington apriranno i battenti già lunedì.
Il nodo del Tesoro: Summers favorito
Il prossimo nodo da sciogliere sarà la nomina del nuovo segretario al Tesoro. Il nome di Larry Summers - l’accademico di Harvard, ex capoeconomista della Banca Mondiale e, dal 1999 al 2001, segretario al Tesoro durante la presidenza Clinton - sembra riscuotere i pronostici più accreditati. Data la severità della crisi finanziaria e dei problemi economici degli Stati Uniti, Obama sarà costretto ad agire rapidamente anche alla luce del summit economico dei rappresentanti delle 20 maggiori economie mondiali previsto a Washington per la settimana prossima. Obama ha grande stima del 53enne Summers, per la sua esperienza e la sua familiarità con i mercati e i leader globali, un patrimonio fondamentale in questo momento di crisi. Tuttavia, persone vicine ad Obama dicono che una decisione finale non è ancora stata presa e che Timothy Geithner, il presidente della Federal Reserve di New York, è ancora in lizza per la poltrona occupata oggi da Henry Paulson.
L'outsider è Timothy Geithner
Geithner, 47 anni, sarebbe gradito a molti esponenti della comunità finanziaria e sarebbe anche un volto nuovo in un’amministrazione che ha fatto del cambiamento e dalla novità uno dei suoi punti di forza elettorali. Geithner ha vissuto in prima persona i peggiori momenti della crisi di Wall Stret: è stato il punto di riferimento della banca centrale americana negli interventi su Bear Stearns e American International Group, così come nelle trattative, poi fallite, per evitare il crollo di Lehman Brothers. Un altro nome accreditato è quello di Paul Volcker, presidente della Fed dal 1979 al 1987, a cui viene riconosciuto il merito di aver sconfitto l’inflazione all’inizio degli anni 80. Durante la campagna elettorale Obama lo ha interpellato di frequente, e la sua nomina rappresenterebbe una scelta di esperienza e credibilità consolidate anche se il fattore anagrafico (Volcker ha 81 anni) non sembra avvantaggiarlo.
Le tappe
Meno accreditato appare il nome di Sheila Bair, presidente della Federal Deposit Insurance Corporation - l’agenzia che garantisce i depositi bancari negli Stati Uniti. Sono stati anche fatti il nome di Robert Rubin, un altro ex segretario del Tesoro nell’era Clinton che però avrebbe già detto di non essere interessato a tornare a Washington, e quello del governatore del New Jersey John Corzine. Il presidente neoeletto terrà la sua prima conferenza stampa venerdì al termine di un incontro con i suoi consiglieri economici a Chicago. All’inizio della settimana prossima, invece, Obama e la moglie Michelle si recheranno alla Casa Bianca dove saranno ricevuti da George W. e Laura Bush. Intanto oggi Obama ha ricevuto il primo vero briefing della Cia sui segreti del "risiko" planetario che dovrà affrontare, a cominciare dalla pesante eredità di due guerre, in Iraq e Afghanistan.

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