E garantiti dal Comune: in caso di insolvenza, l’amministrazione compra l’immobile e lo affitta al «proprietario mancato» a canone sociale. Il numero di Stefania Placi, trentenne, un pancione nascosto sotto una maglia blu, è stato il primo a essere estratto al teatro Alfieri: «Che emozione. Oddio, adesso partorisco qui», s’è stretta al compagno, in due un reddito che non arriva a 37 mila euro. Il «108» di Mirko Cavuoti, invece, 24 anni e un lavoro a tempo determinato al call-center della Tnt per 800 euro al mese, è arrivato dopo una pausa: «Me lo sono chiamato, era la mia unica possibilità per comprare casa. E, visti i tempi che corrono, essere sicuro di avere sempre e comunque un tetto sopra la testa».
Mirko acquisterà l’appartamento che da un anno e mezzo condivide con un amico: «La prima cosa che ho fatto è stata andare dal padrone di casa». Come lui, altri 506 giovani già con un affitto da pagare, hanno presentato la domanda. «Tra gli aspiranti la categoria più numerosa è stata però quella dei "bamboccioni": 658 i giovani che vivono ancora con i genitori. Duecentoquaranta invece le nuove coppie», afferma l’assessore comunale alla casa Roberto Tricarico. La fascia d’età più rappresentata: «Tra i 26 e i 30 anni. Vista la domanda, per gli esclusi stiamo comunque studiando altre formule convenienti». Tira le somme il sindaco di Torino Sergio Chiamparino: «È il segno che l’aspettativa dei giovani rispetto alle misure per far fronte all’emergenza-casa è forte». Lui attribuisce al progetto torinese un ruolo d i «best-practice»: «Ma quello che serve è una politica organica, a livello di governo, magari coinvolgendo un consorzio di banche. I finanziamenti ai costruttori non bastano». E la fortuna non bacia tutti.
Alessandra Mangiarotti


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