L A STAMPA 24/12/2008
R.GIO.
R.GIO.
Non si può non notarlo, il Signore dalla Maglia Blu che pare essere riuscito ad addormentarsi seduto non si sa come dentro uno dei carrellini per portare i bagagli a mano. Piegato in due, il viso abbandonato sulle braccia, appollaiato sul durissimo acciaio del carrello, sotto di sé ha le sue cose dentro una busta di carta. Sulla busta, un motto (Vasco Rossi? Paulo Coelho?) che in questo momento, per i Disperati di Fiumicino, deve avere il sapore di una amara beffa: «L’importante non è la meta, ma il viaggio». Bel viaggio. Memorabile, anzi: indimenticabile. Hai voglia a spiegare che stamattina si stanno soltanto gestendo gli strascichi della catastrofe di ieri (43 voli cancellati), che gradualmente la situazione sta «tornando alla normalità», come si dice in gergo. Poco interessa, questo «ritorno alla normalità» per il migliaio e passa di persone (tantissimi i bambini) che ha dovuto risvegliarsi in un aeroporto, e non nella località di vacanza sognata magari da mesi, o a casa propria, accanto alla famiglia, dopo mesi di duro lavoro nel Belpaese. Con maglie e sciarpe a coprire gli occhi, tra bambini accasciati su madri esauste, senza la camera d’albergo che - in base alle norme europee, oltre a quelle dell’umanità e della decenza - Alitalia/Cai avrebbe dovuto fornire gratuitamente insieme a pasti e molte scuse. E invece di una bella cena sono arrivati i pasti e le bevande calde della Protezione Civile; invece dei letti, le coperte dei volontari.
Un paradossale comunicato della prefettura di Roma, ieri pomeriggio, informava che «la Polizia di Frontiera Aerea ha garantito la sicurezza e l’assistenza ai passeggeri, provati da lunghe attese, consentendo che tutto si svolgesse nella massima serenità». Chissà che pensano gli agenti degli improperi plurilingue lanciati dai Disperati di Fiumicino. Che molto presto si sono schierati in fila davanti alle biglietterie per cercare di capire come e quando partire. Che - ovviamente - non appena hanno visto le ragazze in divisa verde di Alitalia presentarsi agli sportelli le hanno letteralmente assalite. Urla, insulti, proteste. «Sono quindici ore che sto qui dentro! E non sapete ancora che dirmi!», ululava inviperita una signora bionda con destinazione San Pietroburgo. «Non possiamo che incassare - diceva una impiegata, paziente - li capisco. Vagli a spiegare che io e i miei colleghi non c’entriamo, che io in realtà ho pure perso il posto di lavoro...». A un certo punto, la polizia si è dovuta mettere in mezzo. Ma col passare delle ore anche questa tragedia poco a poco si è spenta. I tanti che avevano perduto di vista i bagagli li hanno ritrovati. Pian piano i Disperati sono stati piazzati sui (non molti) posti disponibili sugli aerei in partenza per le varie destinazioni. Alle cinque di pomeriggio, anche questa Odissea era conclusa.
Un paradossale comunicato della prefettura di Roma, ieri pomeriggio, informava che «la Polizia di Frontiera Aerea ha garantito la sicurezza e l’assistenza ai passeggeri, provati da lunghe attese, consentendo che tutto si svolgesse nella massima serenità». Chissà che pensano gli agenti degli improperi plurilingue lanciati dai Disperati di Fiumicino. Che molto presto si sono schierati in fila davanti alle biglietterie per cercare di capire come e quando partire. Che - ovviamente - non appena hanno visto le ragazze in divisa verde di Alitalia presentarsi agli sportelli le hanno letteralmente assalite. Urla, insulti, proteste. «Sono quindici ore che sto qui dentro! E non sapete ancora che dirmi!», ululava inviperita una signora bionda con destinazione San Pietroburgo. «Non possiamo che incassare - diceva una impiegata, paziente - li capisco. Vagli a spiegare che io e i miei colleghi non c’entriamo, che io in realtà ho pure perso il posto di lavoro...». A un certo punto, la polizia si è dovuta mettere in mezzo. Ma col passare delle ore anche questa tragedia poco a poco si è spenta. I tanti che avevano perduto di vista i bagagli li hanno ritrovati. Pian piano i Disperati sono stati piazzati sui (non molti) posti disponibili sugli aerei in partenza per le varie destinazioni. Alle cinque di pomeriggio, anche questa Odissea era conclusa.

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