MASSIMO RIVA
Alle soglie di un 2009 che s'annuncia come uno dei peggiori anni dell'ultimo mezzo secolo, Silvio Berlusconi insiste nel suo ottimismo di facciata. "Presto", si è addirittura spinto ad annunciare, "splenderà il sole". Su che cosa riposi questa incrollabile fiducia del presidente del Consiglio è un mistero. Lo scenario internazionale resta dominato da un'incertezza plumbea: dagli Stati Uniti non giunge alcun segnale di rapida fuoriuscita da una crisi finanziaria che ora sta mettendo in ginocchio anche i giganti dell'industria, le grandi economie emergenti (Cina, India, Brasile.) stanno vistosamente rallentando il passo, mentre in Europa si rischia di scivolare pericolosamente verso una strategia del ciascuno per sé e nessuno per tutti. Quanto all'orizzonte domestico, consumi, investimenti e occupazione sono in netta caduta tanto che la più prudente delle stime (Confindustria) prevede la perdita di circa 600 mila posti di lavoro nel prossimo anno.
Ma da che parte immagina che possa spuntare presto un sole splendente? Berlusconi questo non lo dice, né lo fa capire. Dagli atti del suo governo si può arguire, però, che la sua reticenza non nasconda un vuoto di strategia, ma qualcosa di inconfessabile: una spudorata scommessa sulla ripresa dell'economia sommersa. Un primo indizio al riguardo risale a una delle scelte subito compiute dal ministro Tremonti con la cancellazione delle norme, introdotte dal governo Prodi, per scoraggiare i pagamenti in nero con drastiche limitazioni sugli assegni trasferibili e sui movimenti in denaro liquido. Con la revoca di tali vincoli si è lanciato un preciso messaggio al mondo dell'evasione fiscale: niente paura, si torna a fare il proprio comodo.
Un secondo indizio è venuto poi con il decreto che ha fissato margini più stringenti per le agevolazioni fiscali sulle opere di risparmio energetico. È vero che con questa misura l'Erario rinunciava a prelievi importanti, ma è altrettanto vero che la grande massa di attività messe in moto dagli sgravi d'imposta ha costretto una non piccola parte del popolo delle partite Iva (idraulici, elettricisti, piccoli e medi artigiani dell'edilizia) a far venire alla luce imponibili fiscali che in passato finivano regolarmente imboscati con tanti saluti all'Erario. Una vecchia via di fuga verso il sommerso è stata così riaperta.
Infine, l'unica mossa cui il governo si sta rassegnando per arginare la valanga di disoccupazione incombente è il rifinanziamento della cassa integrazione. La decisione, s'intende, risulta quanto mai necessaria e opportuna alla luce delle previsioni correnti sulla perdita temporanea o permanente di posti di lavoro. Ma è un fatto che, tra i suoi effetti collaterali, essa avrà anche quello di aiutare la formazione di un esercito di manodopera particolarmente disponibile a svolgere lavoro in nero.
Cosicché, se un po' di sole tornerà a scaldare l'economia, il fenomeno riguarderà soltanto quella parte di società che già in passato ha prosperato con l'evasione fiscale, trovando sempre il suo difensore più sfrontato proprio in Silvio Berlusconi. Per il quale, par di capire, il 2009 non sarà un anno nero, ma l'anno del nero.
Ma da che parte immagina che possa spuntare presto un sole splendente? Berlusconi questo non lo dice, né lo fa capire. Dagli atti del suo governo si può arguire, però, che la sua reticenza non nasconda un vuoto di strategia, ma qualcosa di inconfessabile: una spudorata scommessa sulla ripresa dell'economia sommersa. Un primo indizio al riguardo risale a una delle scelte subito compiute dal ministro Tremonti con la cancellazione delle norme, introdotte dal governo Prodi, per scoraggiare i pagamenti in nero con drastiche limitazioni sugli assegni trasferibili e sui movimenti in denaro liquido. Con la revoca di tali vincoli si è lanciato un preciso messaggio al mondo dell'evasione fiscale: niente paura, si torna a fare il proprio comodo.
Un secondo indizio è venuto poi con il decreto che ha fissato margini più stringenti per le agevolazioni fiscali sulle opere di risparmio energetico. È vero che con questa misura l'Erario rinunciava a prelievi importanti, ma è altrettanto vero che la grande massa di attività messe in moto dagli sgravi d'imposta ha costretto una non piccola parte del popolo delle partite Iva (idraulici, elettricisti, piccoli e medi artigiani dell'edilizia) a far venire alla luce imponibili fiscali che in passato finivano regolarmente imboscati con tanti saluti all'Erario. Una vecchia via di fuga verso il sommerso è stata così riaperta.
Infine, l'unica mossa cui il governo si sta rassegnando per arginare la valanga di disoccupazione incombente è il rifinanziamento della cassa integrazione. La decisione, s'intende, risulta quanto mai necessaria e opportuna alla luce delle previsioni correnti sulla perdita temporanea o permanente di posti di lavoro. Ma è un fatto che, tra i suoi effetti collaterali, essa avrà anche quello di aiutare la formazione di un esercito di manodopera particolarmente disponibile a svolgere lavoro in nero.
Cosicché, se un po' di sole tornerà a scaldare l'economia, il fenomeno riguarderà soltanto quella parte di società che già in passato ha prosperato con l'evasione fiscale, trovando sempre il suo difensore più sfrontato proprio in Silvio Berlusconi. Per il quale, par di capire, il 2009 non sarà un anno nero, ma l'anno del nero.
(24 dicembre 2008)


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