"Quello che abbiamo letto sui giornali è un telefilm senza capo né coda, una non-notizia ma - spiega Di Pietro - siccome non ho nulla da temere non mi unirò, come in molti speravano, alla politica paludata che se la prende con i magistrati e chiede la riforma delle intercettazioni. Io dico ai magistrati di fare tutte le indagini che vogliono perché né io, né mio figlio abbiamo niente da nascondere". "Peraltro - aggiunge - non mi sono accorto di nessun tentativo di ricatto né nei miei confronti né presso mio figlio. L'ho appreso dai giornali". P>Quanto al motivo che avrebbe scatenato la presunta rappresaglia degli inquisiti contro l'allora ministro delle Infrastrutture nel governo Prodi, Di Pietro chiarisce: "Nel 2007 ricordo di aver trasferito almeno 10-15 persone, ma non perché mi avessero passato dei pizzini o perché c'era qualche talpa. Semplicemente perché un buon ministro ha il dovere anche di evitare che si creino delle sacche di contiguità...".
"Ho sempre considerato che fosse un bene far rotare gli incarichi - aggiunge Di Pietro - soprattutto se poi si trattava di persone sulle quali si facevano delle chiacchiere". "Quando ero ministro - prosegue Di Pietro - ho trasferito della gente, ripeto, per motivi cautelari, in seguito a promozioni. Ma ho anche ordinato delle espulsioni sulla base di informazioni che aveva raccolto in qualità di capo del dicastero". "Sono comunque orgoglioso - conclude - di aver preso quelle decisioni. E lo rifarei".
(23 dicembre 2008)


1 commento:
Uno che dice che non ha nulla da temere che fa, lancia una sfida ?
Ma cos'è diventato Il Corriere della Sera ?
Neanche i titoli sanno fare più ?
E che cazzo !
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