martedì 23 dicembre 2008

Romeo condannato a tre anni. "Ha violato i sigilli della villa"

LA REPUBBLICA
di MARINO BISSO e CARLO PICOZZA

ROMA - Una condanna Alfredo Romeo, il re napoletano degli appalti stradali, l'ha già avuta. Tre anni e tre mesi per aver violato i sigilli apposti dalla Procura sulla recinzione della spiaggia, occupata abusivamente, sotto la sua mega-villa a Posillipo. Per quella vicenda aveva chiesto aiuto a un giudice ora sotto processo.

"Alfredo, dorma tranquillo, trascorra un buon fine settimana...". Così, un anno fa l'ex presidente della I sezione del tribunale di Napoli, Bruno Schisano, tranquillizzava al telefono Romeo che lo sollecitava a intervenire sui magistrati che lo avevano indagato per l'occupazione dell'arenile demaniale sotto il suo buen retiro. Quella richiesta di aiuto non ebbe altro esito se non quello di finire al centro dell'inchiesta dei carabinieri di Caserta.

E due settimane fa, il 13 dicembre, il tribunale di Napoli ha condannato l'imprenditore campano e la moglie Maria Vittoria Parisio Pernotti. Ma Romeo e consorte sono stati ritenuti colpevoli della sola violazione dei sigilli essendo finito in prescrizione il reato di occupazione abusiva. Ad Alfredo Romeo, l'unica precedente condanna era stata inflitta negli anni Novanta, per tangenti, nell'ambito del filone partenopeo di Mani pulite. Ma è poi stata annullata per avvenuta prescrizione.

Per la spiaggia violata di Posillipo, c'è un altro procedimento contro Romeo, ma i fatti a lui contestati risalgono al 2006. Nella capitale invece è cominciato venerdì scorso, per essere subito rinviato, il processo nei confronti del giudice napoletano Schisano: deve rispondere di aver esercitato pressioni su alcuni colleghi partenopei per aiutare l'imprenditore Alfredo Romeo e la moglie indagati per l'occupazione abusiva della spiaggia prospiciente la loro villa.

Il giudice Schisano è accusato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco di abuso d'ufficio. In particolare al magistrato viene contestato "nella sua veste di presidente di Sezione" di aver richiesto "informazioni confidenziali sui processi in corso e di aver fornito segnalazioni dirette ad influire sullo svolgimento degli stessi su richiesta e nell'interesse di Romeo". Per questa ragione, Schisano "contattava i colleghi Francesco Menditto, Aldo De Chiara, Paola Laviano e Nicola Quatrano", scrive il gip Claudio Mattioli, "che trattavano procedimenti penali a carico di Romeo e sua moglie".


I giudici insomma si rifiutarono di "aggiustare" il processo. Ancora: "Sollecitando ripetutamente e insistentemente, in modo esplicito e implicito, un esito favorevole a Romeo compiva atti idonei e diretti a cagionare un ingiusto vantaggio patrimoniale quale sarebbe stato l'aumento di valore dell'immobile derivante dall'acquisizione dello spazio demaniale illecitamente occupato da Romeo".

In cambio dell'interessamento e delle pressione sui suoi colleghi, Schisano avrebbe ricevuto, secondo il gip Mattioli, l'affidamento di "mandati professionali a favore della figlia avvocato". Il processo, davanti ai giudici della IV Sezione del tribunale penale collegiale, è stato rinviato al 30 gennaio. È del settembre scorso, invece, la decisione del Csm di trasferire Schisano in altra sede giudiziaria.


(23 dicembre 2008)

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Le campane comnciano a suonare a martello !