martedì 23 dicembre 2008

L'ombra della scissione sul Prc. Liberazione rischia la vendita

LA REPUBBLICA
di GIOVANNA CASADIO

ROMA - E ora il quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione, l'ultimo asset del partito, è in vendita. La cosa, annunciata in direzione ieri dal segretario Paolo Ferrero con molte cautele e distinguo, porta il Prc sull'orlo della scissione. Al centro della tempesta appunto, l'interesse di un editore per Liberazione e la richiesta del segretario di avere mandato a trattare. Una carta a sorpresa che Ferrero ha messo sul tavolo di una direzione già segnata dalla guerra tra fazioni. Tutti contro tutti, quando il segretario esprime il suo "no" al piano industriale di salvataggio del quotidiano che ha un rosso profondo di bilancio, è insomma a rischio fallimento.

I "vendoliani", la minoranza che ha sostenuto al congresso Nichi Vendola, già erano pronti ad andarsene dalla diresione per difendere il direttore del quotidiano Piero Sansonetti, di cui Ferrero vuole la testa. E l'hanno fatto dopo il colpo di teatro del segretario. "Un editore ha manifestato interessamento... state tranquilli non è Berlusconi", cerca di alleggerire il clima Ferrero. Ma non vuole dire di più.

Il segretario ci tiene a precisare che non bluffa, che comportamento più lineare non poteva adottare, che è prematuro parlare di vendita ma vuole andare a vedere se la strada di un eventuale acquirente è perseguibile. Con le garanzie del caso, che cioè Liberazione resti il quotidiano del Prc. Il nome dell'editore? Ferrero non risponde e il tesoriere Sergio Boccadutri, bertinottiano, neppure. Ma l'ipotesi più accreditata sembra quella di Luca Bonaccorsi, editore di Left, che per la verità è stato vicino al lider maximo Fausto Bertinotti, come lui seguace dello psichiatra Massimo Fagioli. Cresce il sospetto che i bertinottiani di stretta osservanza stiano per mollare l'area-Vendola rompendo il sodalizio con l'ex segretario Franco Giordano, con Gennaro Migliore, con Patrizia Sentinelli.


Intanto Ferrero incontra il cdr del quotidiano. Non convince. Liberazione entra in sciopero, oggi non sarà in edicola e decide un pacchetto di altri quattro giorni di sciopero se non ci sarà chiarezza su tutto, sulla bocciatura del piano industriale presentato, sull'offerta di acquisto, sul futuro della testata. Sansonetti si sfoga: "Prendo atto che Liberazione è in vendita, mi auguro che non ci sia il disegno di farla morire perché sarebbe stupido, siamo l'unica cosa che resta della sinistra radicale".

Si fanno anche ipotesi di altri acquirenti, che vi sia un interesse di Nicola Grauso, di Renato Soru, di Michele Di Salvo. "Di Salvo è un nome privo di fondamento", smentisce Ferrero. E attacca: "Abbandonare la direzione, sollevare questo putiferio è l'alibi per una rottura". Migliore replica: "Non siamo noi a volere la scissione, sono loro che ci vogliono cacciare...". Comunque, la direzione di quello che fino a un anno fa era il più grande partito della sinistra radicale, sia pure monca di una minoranza, ha dato il via libera alla trattativa per la vendita del quotidiano.


(23 dicembre 2008)

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Ma se hanno a disposizione uno psichiatra di fama, Massimo Fagioli, perchè non si fanno curare per bene ?
Quando poi sento parlare di "guru" (maestro o precettore spirituale), mi si accappona la pelle.
Che fosse poi molto ascoltato da Fausto Bertinotti la dice lunga sul motivo della lenta dissoluzione del PRC.
Certo è che negli ultimi tempi la sinistra, moderata ed estrema, sembrava una gabbia di matti.
"Governare gli italiani non è impossibile è inutile" e la politica degli ultimi decenni sembra dare ragione a chi la pronunciò 80anni fa.
Purtroppo !