mercoledì 24 dicembre 2008

Svegliarsi donna

L'UNITA'
di Delia Vaccarello

La pazienza è il segreto. «Cosa succederà? Dormirò questa notte? E come sarà il risveglio?», Francesca Busdraghi attende in ospedale il suo domani da «neo donna», consegnando ora dopo ora impressioni e sensazioni a una telecamera. Filma la nascita. Ricostruisce il prima. Quando era Francesco faceva il manager in una multinazionale. Ma appena intraprende il percorso per adeguare il corpo al genere cui sente di appartenere, quello femminile, viene allontanata. Indossa pantaloni da donna e camicette rosa, si rade a sangue, sfoltisce le sopracciglia. Poi arriva una telefonata dal lavoro: tu non servi più. Il contratto è a tempo determinato, ma non c'è altro motivo per troncarlo così. Francesca non ha mai fatto la prostituta.

Le persone trans non nascono per offrire prestazioni sessuali, come ritiene un diffuso pregiudizio. Possono ricorrervi perché poverissime - se vengono dall'estero riescono a mantenere i cari rimasti in patria - e l'ambiguità sessuale, che vede la compresenza del pene e del seno, attira molti clienti. Possono scegliere il marciapiedi perché prima di decidere per l'intervento i problemi sono tanti. Non si trova facilmente lavoro con i documenti da uomo e l'aspetto da donna.

Le persone trans sono anche coloro che, nate femmina, sentono di appartenere al genere maschile. Il loro disturbo si chiama «disforia di genere» e la legge 164, varata 26 anni fa, autorizza il cambio di genere per chi ne è affetto (il «cambio di sesso» non è un capriccio). «Ne possono soffrire l'idraulico, la giornalista, il funzionario di banca», dichiara il professor Carlo Trombetta, che opera al Cattinara di Trieste. Eppure, c'è gente che entra in reparto e guarda brutto un paziente reduce dall' intervento chirurgico di riassegnazione del sesso (Rcs), un intervento che dura ore. «Con quello sguardo lo ammazza, e ammazza anche noi operatori». Quanta pazienza ci vuole quando si perde il lavoro e lo si cerca per 370 giorni e si viene rifiutati dopo 90 colloqui? È successo a Francesca. Dopo i 90 «no» riesce a lavorare come operatrice fantasma per una società di «information tecnology», Si occupa della sicurezza informatica. Lavoro a distanza: i clienti non sanno che a tutelarli è una persona con le magliette rosa, le sopracciglia sfoltite, e i documenti al maschile.

Ma va tutto all'aria di nuovo: per alcune complicazioni post intervento resta tre mesi in ospedale. «Se lavori a progetto, perdi tutto». La vera pazienza in gioco è un’altra. È stato ufficiale dell'esercito: «Regole rigide e precise, e se obbedisci ottieni rispetto. Una gabbia semplice e chiara. Ti aiuta a non pensare». Cosa succede quando non si pensa a se stessi per tanto tempo? «A un tratto ti precipita tutto addosso». Tutto cosa? «Per 43 anni non ho sentito le emozioni». Da tre anni Francesca è rinata. Si nasce quando si sente. Prima viveva, lavorava, volava sulla moto da corsa, faceva sesso: senza emozione. Per il sesso aveva escogitato un aggiustamento nella sua mente: «Mentre facevo l'amore con mia moglie e la penetravo, immaginavo di vivere la stessa scena ma con i ruoli invertiti: immaginavo che a possedermi fosse lei». Unico forte legame con la vita: la figlia. Ed è con lei che inizia ad avere coraggio. «Finché resta bambina, prendo la direzione opposta. Ho la moto, sono un uomo trasandato. Appena lei approda ai quindici anni, in una fiera di fumetti facciamo un gioco che si chiama Cosplay. Indosso i panni di un personaggio che si traveste da cameriera. Per mia figlia sono la figura trasgressiva, io sono al settimo cielo». Dal gioco alla realtà il passo si compie lentamente.

L'attesa della nascita richiede pazienza. 43 anni di limbo, due di gestazione, vissuti da donna secondo il test della vita reale prescritto dalla legge. L'anima emerge dal lungo sonno, il corpo inizia ad adeguarsi. Per l'intervento al seno sceglie un procedimento lento. Avendo «poca pelle», inserisce gli espansori che vengono gonfiati un poco per volta nell'arco di sette mesi, per evitare problemi di divergenza delle mammelle (mastoplastica additiva). L'inserimento avviene nel corso dell'intervento ai genitali che dura oltre sei ore.

Cosa succederà domani? Dormirò questa notte? E quando mi sveglio? La lunga attesa è custodita nel video diario, così l'intervento, e i due giorni successivi. Francesca scandisce le frasi: «Sono appena arrivata da Roma qui a Pietra Ligure dove ho deciso di operarmi. Mi sembra tutto surreale. So cosa sto facendo. Ho paura che al risveglio scatti l'aggressività. Mi aspetto molto dal chirurgo, un buon risultato sia estetico che funzionale». Squilla il telefono. È un vecchio amico, chiama dopo due anni di lontananza, forse perché a tenere il legame è stata la moglie e il suo silenzio sarebbe fragoroso. «Secondo il suo modo di vedere ha perso un amico. Provo amarezza tirando le somme. Il lavoro è un capitolo devastante, meglio non pensarci. I rapporti: ci sono persone che sono rimaste nella mia vita e hanno un valore enorme. Ma ho perso tanti anni dietro ad altri che non riescono a capire. Quando cambi, molti ti abbandonano. Se troverò l'amore, deve somigliare a uno dei pochi amici che ho».

L'intervento inizia. Francesca chiede a un'amica di filmarlo. Rivedrà nel tempo l'assonnamento, il taglio, la pelle utilizzata per la neovagina, le innervature per provare l'orgasmo. Il risveglio è dopo le 13 dalle sette di mattina, è sotto morfina. Parla un po’ come se fosse ubriaca, è seminuda. Tra le gambe solo una ferita, prova un dolore fortissimo al seno. «Ho la sensazione di un arto fantasma come se avessi ancora il pene. Ma appena mi passo una mano tra le cosce sparisce. Forse mi faranno un'infusione con la sacca di sangue che mi sono preparata. Sto bene, anche se ancora non mi rendo conto di quello che è successo». Passano le ore, il viso si rilassa. Arriva una telefonata. Una voce calda chiede delle sue condizioni. Dice: «Francesco era mio amico, Francesca è mia amica».

La notte trascorre tra dolori fortissimi, anche per un problema nella somministrazione dei calmanti. Così la mattina. Ci vuole pazienza. La razionalità ha allentato la presa. Francesca sorride con dolcezza, come mai prima, all'amica che è appena entrata in stanza e resterà con lei. «Hai fatto una di quelle cose che non dimenticherò mai». Sono passati 46 anni dal giorno in cui Francesco vide la luce. Sulla porta della camera c'è un fiocco rosa, una busta rosa, la data del giorno dell'intervento. Una scritta: «È nata Francesca».
delia.vaccarello@tiscalit.it

23 dicembre 2008

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Un articolo straordinario e coraggioso, che documenta il tormentato e doloroso cammino di un essere umano alla scoperta della propria reale sessualità.
Sono rimasto scosso da quanto ho letto e mai più mi lascerò andare a battute cretine al riguardo.
Prometto.