Vi segnaliamo l'intervento di Marco Travaglio, alla puntata di AnnoZero di giovedi' 15/01/2009, dove chiarisce le vicende trattate da Carlo Vulpio nei suoi articoli. Alleghiamo inoltre la trascrizione integrale dell'intervista a Carlo Vulpio di Ugo Gumpel a PandoraTV andata in onda a fine dicembre 2008 e gentilmente trascritta da Germana Pisa del Gruppo Territoriale Lombardia di Megachip.
Cari amici di Pandora, sono lieto di annunciarvi una visita, qui in redazione a Pandora, da parte di un collega, Carlo Vulpio, che ha seguito per il Corriere della Sera come inviato tutte le inchieste sviluppate da Luigi De Magistris, quando era Pubblico Ministero a Catanzaro. Ora il caso è tornato prepotentemente alla ribalta sulle prime pagine dei giornali e credo ci rimarrà a lungo.
Nel frattempo però è successa un’altra cosa piuttosto grave sono contento che Carlo è venuto qui da noi a spiegarci le ragioni di questo fatto, che il Corriere della Sera ha tolto la titolarità del lavoro giornalistico di seguire il caso De Magistris, e anche i fatti che poi sono successi.
Il Corriere della Sera ha tolto a te la titolarità di seguire il caso De Magistris. Che cosa è successo?
Buonasera amici di Pandora, buonasera a te, Ugo!
E’ successa una cosa grave, che forse era nell’ordine naturale delle cose: sono stato sollevato dall’incarico dopo essermi occupato dell’ultimo sviluppo di questa vicenda, che chiameremo “il caso Catanzaro”- per capirci. Ho scritto il mio ultimo pezzo per il giornale il 3 dicembre, dopo di che il giornale mi ha detto di non dovermi più occupare di questa vicenda. Dico che era un po’ nell’ordine naturale delle cose - lo dico con un certo sorriso sulle labbra, non perché la cosa non sia grave; non sia importante – ma perché – come dire - mancava giusto un giornalista a questa processione di trasferimenti.Si è cominciato con l’aver spostato Monsignor Bregantini dalla Calabria, quindi con un sacerdote, con un vescovo, da parte del Vaticano. Poi c’è stata la Magistratura che ha trasferito Luigi de Magistris, che faceva il PM a Catanzaro, a Napoli, dove adesso fa il giudice del Riesame. Poi è stato mandato via proprio il braccio destro di De Magistris un capitano dei carabinieri (non in contemporanea, queste due cose sono avvenute prima) – il capitano dei carabinieri è stato trasferito (per quanto il trasferimento fosse previsto ma comunque prima che le indagini fossero chiuse…) proprio il capitano dei carabinieri Zacheo); che è stato trasferito in una località delle Marche – Fermo – che, come tutti possono immaginare, è ad alta densità criminale!
E poi è stata anche la volta del cosiddetto super-perito informatico Genchi che, anche lui, è stato accusato di aver intercettato mezzo mondo (ma poi vedremo che le cose non stanno esattamente così), ed era – per così dire – il braccio sinistro di de Magistris. E adesso, mancava un giornalista, ed eccomi qua: sono stato sollevato dall’incarico anche io. Però il punto secondo me più importante di tutta questa vicenda – questo è un passaggio importantissimo intendiamoci…perché la dice lunga su quanta reale libertà ha la stampa, su quanto si possono raccontare le vicende che interessano i poteri…) però la cosa più importante è quanto è emerso da queste inchieste condotte da Luigi de Magistris; che lo voglio ricordare sono tre: l’inchiesta Poseidone, l’inchiesta Why Not e l’inchiesta “Toghe lucane”.
Questo è ancora il nocciolo vero di tutta la vicenda.
… scusa se ti interrompo: oggi vediamo che dalle inchieste di de Magistris sembra che emerga sostanzialmente un impianto accusatorio confermato anche dai giudici che hanno preso in mano l’inchiesta di de Magistris; perché se io sento, se leggo che ci saranno, anzi ci sono 106 rinvii a giudizio da parte anche dei giudici calabresi in base all’inchiesta svolta. Se io vedo quello che succede in Lucania, se vedo quello che succede a Napoli, mi sembra che stia scoppiando ad ogni angolo d’Italia un altro Why not.
Guarda, intanto è vero quello che dici e, per spiegarlo meglio a chi ci ascolta, diciamo subito una cosa: se una di queste tre inchieste – la Why Not, per intenderci – condotta da de Magistris – fosse stata un totale bluff, come si è detto, anche per trasferirlo come si è detto, anche per screditarlo come si è detto, anche per quasi voler dimostrare a tutti i costi che questo magistrato fosse un pazzo, un visionario, un megalomane, be’…benché sia stata – l’inchiesta – parcellizzata, benché se ne sia fatto uno spezzatino, benché sia stato fatto questo anche per schiantarla questa inchiesta…ciononostante oggi i magistrati che avevano preso in eredità l’inchiesta di de Magistris formulano un rinvio a giudizio per 106 persone, e quindi dicono sostanzialmente che l’impianto di questa inchiesta era fondato, dicono sostanzialmente che de Magistris non era un cattivo magistrato, non era un visionario.
E allora delle due l’una: se è così, perché gliela hanno tolta, e basta a tranquillizzarci il fatto che non siano stati rinviati a giudizio - almeno per quello che sappiamo finora - indagati come Prodi, come il suo ex collaboratore per gli Affari Internazionali, Scarpellini… Basta questo per dire che era una inchiesta costruita sulla sabbia? Invece, credo che quello che succede oggi ci dica il contrario, ma se è il contrario, la domanda grande quanto una casa è: perché hanno tolto Why Not a De Magistris?
DE MAGISTRIS SCAGIONATO – CHI LO HA MAI SAPUTO?
Io vorrei ricordare ai nostri spettatori e amici di Pandora che hanno la possibilità di leggere per intero gli Atti anche di ciò che adesso è attualmente al centro del ciclone (si inquadra la pagina internet al sito di Carlo Vulpio – carlovulpio.it). E che sono le pagine dove tu hai pubblicato interamente gli atti pubblici ovviamente non coperti da segreto (qualcuno dice segreto istruttorio non ricordandosi che il segreto istruttorio da secoli non esiste più)…Si dice per capirsi, che insomma sono comunque atti pubblici. Invitiamo naturalmente il nostro pubblico a trovare anche le pagine di Carlo Vulpio. Allora, io vorrei tornare a Salerno: è una cosa abbastanza singolare che quando le accuse a De Magistris erano di aver fatto un’inchiesta fondata sulla sabbia e tutta l’inchiesta sul magistrato di Catanzaro passa per competenza territoriale a Salerno (a Salerno la Procura non è stata mai nota come una procura di estrema sinistra o fatta di persone che cercano la pubblicità; però pare che lì in realtà non abbiano potuto trovare delle magagne nel lavoro di De Magistris, tanto è vero che le accuse contro di lui furono… Quale era il risultato?
Allora, intanto questo materiale, che riguarda non solo la Calabria, ma anche la Basilicata (perché ricordiamo che l’inchiesta “Toghe lucane", una delle tre che aveva De Magistris, nasce dalla Basilicata…Tutto, anche questa inchiesta, passa per competenza a Salerno. Poi, Salerno fa due cose importanti. Per riassumere: una è una richiesta di archiviazione (un provvedimento di 1100 pagine) nei confronti di De Magistris e di altri, ma – per stare al tema - soprattutto nei confronti di de Magistris perché – dice la procura di Salerno – de Magistris non è colpevole di alcuna fuga di notizie, non è colpevole di nulla delle cose di cui lo accusano i magistrati, sui quali de Magistris stesso indagava…
…che erano – tra l’altro – anche , scusami, anche le ragioni del trasferimento di urgenza di de Magistris.
Esatto! Erano anche le ragioni del trasferimento d’urgenza di de Magistris: la procura di Salerno, già alla fine di questa estate, all’inizio dell’autunno, dice una cosa molto importante: che, non solo De Magistris è da considerarsi colpevole di nulla, quindi proprio sul piano penale, ma che addirittura è vittima di un complotto, di una congiura, di una trappola. Usa questi tre termini la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno. Ed è una! Il secondo provvedimento, è quello più recente (con cui i giudici di Salerno (e parliamo non di un pm isolato, affinché non si dica che sia visionario o pazzo pure lui)…ma di ben sette magistrati di Salerno – provvedimento che è un decreto di perquisizione e di sequestro – con il quale la procura di Salerno mette sotto accusa i vertici, e altri imprenditori e politici, ma, soprattutto, i vertici della magistratura calabrese: ciò che poi la gente comune conosce oggi con l’impropria definizione di “guerra” tra le procure di Salerno e Catanzaro”.
Perché – poi – di guerra non si può trattareperchè anche se – per pura ipotesi – i giudici di Catanzaro volessero indagare, accusare i giudici di Salerno di atti illegali, loro - secondo la mia conoscenza del diritto penale e procedurale d’Itali - non avrebbero avuto neanche il diritto di procedere direttamente contro Salerno; si sarebbero dovuti rivolgere ad un altra procura, perché non era di loro competenza. In realtà, quello che è successo è un atto grave di illegalità da parte di…E’ vero o non è vero?
Cari amici di Pandora, sono lieto di annunciarvi una visita, qui in redazione a Pandora, da parte di un collega, Carlo Vulpio, che ha seguito per il Corriere della Sera come inviato tutte le inchieste sviluppate da Luigi De Magistris, quando era Pubblico Ministero a Catanzaro. Ora il caso è tornato prepotentemente alla ribalta sulle prime pagine dei giornali e credo ci rimarrà a lungo.
Nel frattempo però è successa un’altra cosa piuttosto grave sono contento che Carlo è venuto qui da noi a spiegarci le ragioni di questo fatto, che il Corriere della Sera ha tolto la titolarità del lavoro giornalistico di seguire il caso De Magistris, e anche i fatti che poi sono successi.
Il Corriere della Sera ha tolto a te la titolarità di seguire il caso De Magistris. Che cosa è successo?
Buonasera amici di Pandora, buonasera a te, Ugo!
E’ successa una cosa grave, che forse era nell’ordine naturale delle cose: sono stato sollevato dall’incarico dopo essermi occupato dell’ultimo sviluppo di questa vicenda, che chiameremo “il caso Catanzaro”- per capirci. Ho scritto il mio ultimo pezzo per il giornale il 3 dicembre, dopo di che il giornale mi ha detto di non dovermi più occupare di questa vicenda. Dico che era un po’ nell’ordine naturale delle cose - lo dico con un certo sorriso sulle labbra, non perché la cosa non sia grave; non sia importante – ma perché – come dire - mancava giusto un giornalista a questa processione di trasferimenti.Si è cominciato con l’aver spostato Monsignor Bregantini dalla Calabria, quindi con un sacerdote, con un vescovo, da parte del Vaticano. Poi c’è stata la Magistratura che ha trasferito Luigi de Magistris, che faceva il PM a Catanzaro, a Napoli, dove adesso fa il giudice del Riesame. Poi è stato mandato via proprio il braccio destro di De Magistris un capitano dei carabinieri (non in contemporanea, queste due cose sono avvenute prima) – il capitano dei carabinieri è stato trasferito (per quanto il trasferimento fosse previsto ma comunque prima che le indagini fossero chiuse…) proprio il capitano dei carabinieri Zacheo); che è stato trasferito in una località delle Marche – Fermo – che, come tutti possono immaginare, è ad alta densità criminale!
E poi è stata anche la volta del cosiddetto super-perito informatico Genchi che, anche lui, è stato accusato di aver intercettato mezzo mondo (ma poi vedremo che le cose non stanno esattamente così), ed era – per così dire – il braccio sinistro di de Magistris. E adesso, mancava un giornalista, ed eccomi qua: sono stato sollevato dall’incarico anche io. Però il punto secondo me più importante di tutta questa vicenda – questo è un passaggio importantissimo intendiamoci…perché la dice lunga su quanta reale libertà ha la stampa, su quanto si possono raccontare le vicende che interessano i poteri…) però la cosa più importante è quanto è emerso da queste inchieste condotte da Luigi de Magistris; che lo voglio ricordare sono tre: l’inchiesta Poseidone, l’inchiesta Why Not e l’inchiesta “Toghe lucane”.
Questo è ancora il nocciolo vero di tutta la vicenda.
… scusa se ti interrompo: oggi vediamo che dalle inchieste di de Magistris sembra che emerga sostanzialmente un impianto accusatorio confermato anche dai giudici che hanno preso in mano l’inchiesta di de Magistris; perché se io sento, se leggo che ci saranno, anzi ci sono 106 rinvii a giudizio da parte anche dei giudici calabresi in base all’inchiesta svolta. Se io vedo quello che succede in Lucania, se vedo quello che succede a Napoli, mi sembra che stia scoppiando ad ogni angolo d’Italia un altro Why not.
Guarda, intanto è vero quello che dici e, per spiegarlo meglio a chi ci ascolta, diciamo subito una cosa: se una di queste tre inchieste – la Why Not, per intenderci – condotta da de Magistris – fosse stata un totale bluff, come si è detto, anche per trasferirlo come si è detto, anche per screditarlo come si è detto, anche per quasi voler dimostrare a tutti i costi che questo magistrato fosse un pazzo, un visionario, un megalomane, be’…benché sia stata – l’inchiesta – parcellizzata, benché se ne sia fatto uno spezzatino, benché sia stato fatto questo anche per schiantarla questa inchiesta…ciononostante oggi i magistrati che avevano preso in eredità l’inchiesta di de Magistris formulano un rinvio a giudizio per 106 persone, e quindi dicono sostanzialmente che l’impianto di questa inchiesta era fondato, dicono sostanzialmente che de Magistris non era un cattivo magistrato, non era un visionario.
E allora delle due l’una: se è così, perché gliela hanno tolta, e basta a tranquillizzarci il fatto che non siano stati rinviati a giudizio - almeno per quello che sappiamo finora - indagati come Prodi, come il suo ex collaboratore per gli Affari Internazionali, Scarpellini… Basta questo per dire che era una inchiesta costruita sulla sabbia? Invece, credo che quello che succede oggi ci dica il contrario, ma se è il contrario, la domanda grande quanto una casa è: perché hanno tolto Why Not a De Magistris?
DE MAGISTRIS SCAGIONATO – CHI LO HA MAI SAPUTO?
Io vorrei ricordare ai nostri spettatori e amici di Pandora che hanno la possibilità di leggere per intero gli Atti anche di ciò che adesso è attualmente al centro del ciclone (si inquadra la pagina internet al sito di Carlo Vulpio – carlovulpio.it). E che sono le pagine dove tu hai pubblicato interamente gli atti pubblici ovviamente non coperti da segreto (qualcuno dice segreto istruttorio non ricordandosi che il segreto istruttorio da secoli non esiste più)…Si dice per capirsi, che insomma sono comunque atti pubblici. Invitiamo naturalmente il nostro pubblico a trovare anche le pagine di Carlo Vulpio. Allora, io vorrei tornare a Salerno: è una cosa abbastanza singolare che quando le accuse a De Magistris erano di aver fatto un’inchiesta fondata sulla sabbia e tutta l’inchiesta sul magistrato di Catanzaro passa per competenza territoriale a Salerno (a Salerno la Procura non è stata mai nota come una procura di estrema sinistra o fatta di persone che cercano la pubblicità; però pare che lì in realtà non abbiano potuto trovare delle magagne nel lavoro di De Magistris, tanto è vero che le accuse contro di lui furono… Quale era il risultato?
Allora, intanto questo materiale, che riguarda non solo la Calabria, ma anche la Basilicata (perché ricordiamo che l’inchiesta “Toghe lucane", una delle tre che aveva De Magistris, nasce dalla Basilicata…Tutto, anche questa inchiesta, passa per competenza a Salerno. Poi, Salerno fa due cose importanti. Per riassumere: una è una richiesta di archiviazione (un provvedimento di 1100 pagine) nei confronti di De Magistris e di altri, ma – per stare al tema - soprattutto nei confronti di de Magistris perché – dice la procura di Salerno – de Magistris non è colpevole di alcuna fuga di notizie, non è colpevole di nulla delle cose di cui lo accusano i magistrati, sui quali de Magistris stesso indagava…
…che erano – tra l’altro – anche , scusami, anche le ragioni del trasferimento di urgenza di de Magistris.
Esatto! Erano anche le ragioni del trasferimento d’urgenza di de Magistris: la procura di Salerno, già alla fine di questa estate, all’inizio dell’autunno, dice una cosa molto importante: che, non solo De Magistris è da considerarsi colpevole di nulla, quindi proprio sul piano penale, ma che addirittura è vittima di un complotto, di una congiura, di una trappola. Usa questi tre termini la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno. Ed è una! Il secondo provvedimento, è quello più recente (con cui i giudici di Salerno (e parliamo non di un pm isolato, affinché non si dica che sia visionario o pazzo pure lui)…ma di ben sette magistrati di Salerno – provvedimento che è un decreto di perquisizione e di sequestro – con il quale la procura di Salerno mette sotto accusa i vertici, e altri imprenditori e politici, ma, soprattutto, i vertici della magistratura calabrese: ciò che poi la gente comune conosce oggi con l’impropria definizione di “guerra” tra le procure di Salerno e Catanzaro”.
Perché – poi – di guerra non si può trattareperchè anche se – per pura ipotesi – i giudici di Catanzaro volessero indagare, accusare i giudici di Salerno di atti illegali, loro - secondo la mia conoscenza del diritto penale e procedurale d’Itali - non avrebbero avuto neanche il diritto di procedere direttamente contro Salerno; si sarebbero dovuti rivolgere ad un altra procura, perché non era di loro competenza. In realtà, quello che è successo è un atto grave di illegalità da parte di…E’ vero o non è vero?
Io sono perfettamente d’accordo, ma non è che siccome sono d’accordo con quello che dici tu, ciò che dico io è vero…Noi sappiamo leggere tre cose e soprattutto – devo dire – io mi sono anche confrontato in questi giorni con giuristi, con magistrati, con avvocati, e ho chiesto lumi, caso mai mi sbagliassi sulla interpretazione di questa vicenda.
Quello che posso dire, quello di cui sono convinto – che è quello che dicevi tu: nel nostro sistema, proprio sul piano processuale, non solo per una esigenza di buon senso e ratio del sistema, proprio dal punto di vista processuale italiano, anche se il caso è un caso-limite, un caso-scuola come si dice, nel momento in cui la procura di Salerno ha indagato e ha fatto queste perquisizioni, questi sequestri nei confronti di alcuni magistrati di Catanzaro, lo ha fatto perché lo poteva fare in quanto era competente, era quello il giudice naturale su quella vicenda. La domanda è: potevano i giudici di Catanzaro fare quello che hanno fatto? Certo che no! E perché no…
Quale è il terzo punto?
Il terzo punto è che - sempre facendo il nostro esempio 'scolastico' – il magistrato di Salerno che indaga, che effettua un sequestro su di me - un magistrato di Catanzaro -, questa terza situazione perchè io magistrato di Catanzaro sono indagato da un magistrato di Salerno, ancora di più rende incompatibile, incredibile, assurdo il fatto che io mi metta, per ritorsione, ad indagare su di lui. In questa storia, in questa “guerra” che guerra non è, c’è anche un quarto punto, ed è questo: come mai – voglio dire – ammesso e non concesso che tutto ciò che abbiamo detto viaggi in questo modo, come mai è intervenuto il procuratore generale di Catanzaro, che centra il procuratore generale! Caso mai avrebbe dovuto essere qualche pm, o il pm diciamo (tra virgolette ) offeso da questa condotta…
IL CSM E LA GUERRA TRA PROCURE
Senti, ma che ruolo ha avuto il CSM in tutto questo?
Be’, questa è una bella domanda!...perchè trovare un ruolo del CSM è sempre molto difficile, negli ultimi tempi. Voglio dire che ormai non capiamo più che ruolo ha il CSM, ultimamente. Ha avuto un ruolo incredibile nel momento in cui ha impacchettato due magistrati come Forleo e de Magistris, addirittura attraverso i suo membri, anticipando il giudizio (pensate che cosa sarebbe accaduto se lo avessero fatto gli stessi magistrati interessati o i loro difensori). Il 3 dicembre 2007 - lo ricordiamo tutti – Letizia Vacca, membro del CSM già anticipò il giudizio; disse che de Magistris e Forleo, non solo erano dei cattivi magistrati ma due esempi negativi che dovevano essere trasferiti. Dunque il CSM ha fatto questo. E li ha trasferiti.
Il CSM però non si capisce come mai non sia intervenuto per tempo in una situazione come questa. In altre situazioni che a questa assomigliano – ( voglio fare un esempio se mi permetti – questa storia della presunta guerra tra Salerno e Catanzaro non è una novità: noi siamo di fronte alla replica – in senso peggiorativo, la riproduzione, ma in maniera se vogliamo più grave di una cosa che è già avvenuta l’anno scorso: tra la procura di Catanzaro e quella di Matera. Forse pochi lo ricordano – io lo ho raccontato negli articoli, in questo libro – Roba Nostra -, edito da Il Saggiatore - )...
…mi fa molto piacere far vedere questo libro “Roba Nostra”[…] che dobbiamo fare pubblicità…
…sì ma non non mi vergogno a pubblicizzare il libro e anzi non ho alcun imbarazzo a farlo perché una volta tanto posso dire: insomma – senza essere un paragnosta! – che è un libro al futuro. Questa presunta guerra tra Salerno e Catanzaro l’ho scritta otto mesi fa, perché è già avvenuta. Nessuno vuole – o sa – ricordare che è avvenuta tra le procure di Matera e di Catanzaro. Quando de Magistris aveva messo sotto inchiesta i vertici delle procure di Potenza e di Matera, cioè della magistratura lucana, che cosa ha fatto la procura di Matera: per ritorsione, di fatto ha fatto questo: ha indagato su de Magistris. Non lo poteva fare, ma lo ha fatto? E come lo ha fatto? Lo ha fatto surrettiziamente, cioè lo ha fatto inventandosi un reato delirante,cioè: “associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa” e ha imputato un gruppo di giornalisti, tra i quali il sottoscritto, che parla da imputato…più il capitano dei carabinieri delegato da de Magistris per le indagini. Ma perché ha applicato un reato associativo al reato della diffamazione a mezzo stampa, un unicum nella storia italiana post-unitaria – è dal 1861 che mai si è formulata – mai! Non c’è questa figura di reato. Mai a nessuno, neanche nel peggiore degli incubi è venuto in mente di poter escogitare…
Un giornale in toto potrebbe essere accusato…
Esatto! Allora, cosa fa la procura di Matera: applicando il reato associativo ha messo sotto controllo i nostri telefoni.
Mettendo sotto controllo i nostri telefoni ha saputo cosa si dicevano tra loro i giornalisti – cosa illegale – (violazione del la segretezza delle fonti, eccetera). Ma, soprattutto ha fatto una cosa: ha potuto intercettare, spiare il pm che indagava su quei magistrati che – a loro volta – cercavano così di contro-indagare su de Magistris. Cioè: i magistrati indagati della Basilicata, con questo stratagemma, hanno potuto a loro volta e surrettiziamente indagare su de Magistris. Quando ciò è accaduto […] molti di noi non solo io, abbiamo invocato l’intervento del CSM, chiesto quasi in ginocchio l’intervento del Capo dello Stato, e abbiamo anche detto: guardate che se non fermate questo corto circuito, che assomiglia molto ad un golpe giudiziario, questo esperimento si riprodurrà da qualche altra parte, e si riprodurrà in maniera ancora più grave. Siamo stati facili profeti, perché quello che è accaduto tra Salerno e Catanzaro è la riproduzione – dicevo, prima, in senso peggiorativo – di indagati che si mettono ad indagare sui propri indagatori. E poi vien fatta passare come “guerra”.
LA NUOVA TANGENTOPOLI
Io vorrei arrivare a capire che cosa, secondo te, sta dietro a questa guerra ad oltranza alle persone che vogliono far pubblicare notizie di reato e fare il semplice lavoro giornalistico di raccontare fatti, di fare la normale cronaca giudiziaria. Io adesso vedo, dal punto di vista di uno spettatore normale, vedo che scoppiano casi di corruzione grave, di commistione di affari tra politici di diversi campi e grandi imprenditori con il ruolo di comprimari e addirittura di magistrati: sta scoppiando una mina dopo l’altra in Italia …Secondo te, ciò che era ancora riuscito con la Calabria, di mettere un coperchio sulle inchieste scottanti. Secondo te, è possibile che si fermi l’intera macchina giudiziaria di questo Paese con lo stesso stratagemma?
Allora guarda, io, per metodo di lavoro, per abitudine.. Io non so cosa c’è dietro – lo voglio dire con una battuta: però credo di riuscire a veder bene cosa c’è davanti, e quello che c’è davanti è – per la mia esperienza, per come ho seguito queste inchieste – e per come ne ho fatto anche di giornalistiche, non solo inchieste giudiziarie, (il nostro lavoro, di alcuni di noi, è composto di questi due aspetti) e questi due aspetti, quando li abbiamo sondati, indagati, si sono incastrati con grande facilità fra di loro. E quello che io vedo davanti è questo: oggi, attraverso l’inchiesta di de Magistris e soprattutto attraverso le ultime due, la Why Not e la Toghe lucane, non una pentola, le pentole scoperchiate – come si usa dire con questa immagine – sono state tante e dal contenuto molto, molto inquietante. Quindi, il rischio – ad un certo punto – (diciamo così, “il rischio” tra virgolette perché un’indagine è una indagine, deve scoprire i colpevoli di alcuni reati), il rischio avvertito probabilmente anche da chi con queste indagini è stato toccato è stato questo che…prendiamo ad esempio l’inchiesta Toghe lucane: che cosa ci ha insegnato? Che, per la prima volta nella storia di questo Paese, all’interno di questa sorta di Nuova Tangentopoli, perché tale è - nuova tangentopoli e molto più grave della precedente – e questo non lo dico solo io nel mio libro e nei miei articoli – non più tardi di dieci giorni fa l’ha detto l’ex presidente della Repubblica, Ciampi, e lo ha detto, dopo Ciampi, uno che se ne intende: Primo Greganti: che è peggio di Tangentopoli – hanno detto tutti e due – quindi sono come si dice “in buona compagnia”: un ex presidente della Repubblica e un ex tangentista, uno che se ne intende. Un intenditore. Ora, detto questo, questa Tangentopoli è chiaro che allarma e allarma perché può realizzare un effetto domino e quindi una reazione a catena…
Ma non sta già avvenendo questa reazione a catena?
…un momento, fammi dire, c’è necessità di aggiungere un altro tassello ed è il seguente: insieme a questa situazione di “nuova Tangentopoli” più capillare, più trasversale, diciamo anche più raffinata, c’è un altro dato molto importante: per la prima volta interi pezzi della magistratura, ma non di uno, due, cinque, sei magistrati che come mele marce rovinano il sistema, ma della magistratura come categoria che per la prima volta attraverso queste inchieste pian piano andava disvelandosi anziché quello che dovrebbe essere, un ordine, un ordine magistratuale, un potere giudiziario che controlla gli altri poteri, che fa da contrappeso agli altri, si andava disvelando come apparato di copertura di mille nefandezze. Ovviamente, capisci bene che, se questo accadeva a Matera e veniva …e poi accadeva a Potenza, e poi a Catanzaro, a Salerno, a Roma, a Reggio Emilia… l’effetto domino sarebbe stato disastroso e quindi credo che siano corsi subito ai ripari, ma insomma io mi chiedo: ma quando mai il CSM con tale unanimismo, con tale unanimità ha deciso del trasferimento di due magistrati come Forleo e de Magistris quando ha – voglio dire – graziato e assolto tutti i Barabba che gli sono passati davanti!?
Marco Travaglio dice: “colpirne uno per educarne cento”, (o mille) e, secondo te, si riuscirà a fermare anche il lavoro di inchiesta che, evidentemente , non è solo UN magistrato, non è solo un de Magistris; evidentemente ci sono ancora molti magistrati e pm che non si sono fatti condizionare perché altrimenti queste inchieste non sarebbero andate avanti, nel frattempo...
Certo, io scherzando dicevo a Marco Travaglio, che giustamente faceva questa affermazione:”colpirne uno per educarne cento”, dicevo che lui sbagliava e si doveva correggere la cifra. Questa volta era colpirne uno per educarne diecimila, perché l’esempio è rivolto non soltanto ai magistrati che cosi’ vengono scoraggiati – diciamo – dal seguire le orme di un de Magistris o di una Forleo, ma venga rivolto anche ai giornalisti, venga rivolto alle forze dell’ordine; venga rivolta ad una fetta di cittadini diciamo cosi’ che in alcune professioni in modo particolare possano essere dissuasi dallo svolgere il loro lavoro e tuttavia io credo che però, in quello che si dice il “paese reale”, molta più gente di quanto non si creda – e questo anche tra i magistrati , per fortuna – non si creda, è una lotta impari ma non è una lotta impossibile, ma anche tra i giornalisti – c’è una gran fetta di gente…gente comune, ormai hanno capito tutti come stanno le cose…
UN GIORNALISTA TIPO
Io vorrei arrivare al punto finale della tua storia, come inviato speciale per i casi De Magistris e dunque questo ambito…E dunque! Che cosa è successo, come ti spiegi il fatto, perché qua, sulle tue pagine (web) ci sono le 1770 pagine: tu scrivi che sono 1486 pagine dell’atto di perquisizione, e quindi un atto pubblico e, in quel momento era recapitato a centinaia di persone, dunque era pubblico perché tutti vogliamo ricordare tutti gli avvocati difensori, gli accusati…insomma c’erano centinaia di persone in Italia che erano in possesso di questo atto. E’ chiaro che anche noi come giornalisti di solito ci rivolgiamo agli avvocati degli indagati: loro – di norma – pubblicano, passano queste informazioni; perciò non è nessun segreto, non ci vuole neanche la perquisizione di un computer, neanche di questo computer per sapere come ci si arriva ad avere questo atto. Tra l’altro nelle tue pagine…uno se lo scarica direttamente : è un fatto legale
Assolutamente!
Allora, che cosa è successo in quel particolare giorno al Corriere della Sera che – vorrei ricordare questo fatto che fino a quel momento ha coperto, grazie e attraverso i tuoi servizi, e anche attraverso il lavoro di altri colleghi in modo eccellente queste inchieste e ha costretto in un certo senso anche il resto della stampa italiana, anche la televisione, a seguire con attenzione questo caso anche di de Magistris e anche delle tue inchieste. E dunque, che cosa è successo in particolare…
Allora, guarda, io non so che cosa sia successo al Corriere della Sera, so cosa è successo a me: io, in quel momento sono stato sollevato dall’incarico. Voglio dire, ci sarà una qualche ragione, io non ero presente, io non sono nella testa del direttore…
Ma perché tu eri l’unico in quel giorno a scrivere…
Esatto, erano l'unico in quel giorno a scrivere. Ecco, è successa una cosa paticolare: ecco perchè posso dire quello che è successo a me. Quel giorno ho lavorato come ho lavorato dall’inizio su questa inchiesta, e su altre inchieste. Ho scritto quello che avevo, quello che ero riuscito a documentare, non ho scritto nulla che non fosse documentato.
Quel giorno io ho fatto un pezzo, un articolo nel quale denunciavo, scrivevo una serie di nomi, come dire: ho fatto i nomi, ma questo è il mio modo di lavorare, perché ho ritenuto che se uno deve dire delle cose le deve dire in maniera precisa e deve fare i nomi, sennò è meglio che stia zitto, come si dice! Finora questo ho fatto. Probabilmente..Quel giorno poi questo decreto di perquisizione l'avevano molti giornalisti, non è che l’avevo solo io. L’avevano lecitamente perché come hai ricordato giustamente tu non era un atto coperto da segreto. Certo anche il giorno dopo leggere i giornali e scoprire che ero solo io che avevo scritto i nomi…
E come mai gli altri non li hanno scritti?
E questa è la storia di tutta l’inchiesta… Io non credo che ci siano stati fino a quel momento… non ho mai subito censure dal mio direttore, me le ha fatte scrivere queste cose…
Ma quel giorno c’era una cosa particolare.
Esatto… ti racconterò. Quello che voglio dire però è che quel giorno… intanto voglio sottolineare un altro dato, il dato – che è veramente sconfortante – dell’auto-censura a cui spesso ricorrono i giornalisti, che le notizie le hanno e non le scrivono. Io sono sicuro che quel giorno molti di noi, che quelle notizie le avevano, non le hanno scritte non perché qualcuno abbia impedito loro di farlo, ma perché se lo sono impedito da soli, e questa è una coazione a ripetere molto presente nel giornalismo italiano, oggi, a tutti i livelli. Nei giornali, tra i giornalisti c’è…Spesso si dice: ”la stampa è asservita” , è vero. Ma guarda, dobbiamo dirlo agli ascoltatori, non si ha idea di quanti giornalisti vi siano che non vedono l’ora di impartirsi degli ordini da soli, senza che ci sia qualcuno che gli dia questi ordini. Non vedono l’ora di impartirseli da soli…
Corrotti..
Sì… ma anche gratis! Questo è il livello piu’ basso , insomma. Io posso capire anche uno che viene pagato… Detto questo però è anche vero che io quel giorno ho fatto questi nomi, quel giorno questi nomi ce li avevano tutti e probabilmente questo è stato l’elemento che come si dice…la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quel giorno il mio direttore mi ha comunicato che non dovevamo occuparci più, che io non dovevo occuparmi più di questa vicenda…ma lì c’è una cosa… Io non so che cosa sia accaduto al Corriere, che ha agito così… io so che lo ha fatto e da quel momento in poi io non ho piu’ potuto occuparmi di questo…
C'è una cosa molto particolare: tutti i giornali italiani – lo spieghiamo anche ai nostri telespettatori - dipendono sempre dall’ANSA, così come in Germania DPA Reuters…Sono delle grandi agenzie internazionali, e se l’Agenzia dà la notizia la notizia è vera. Allora, io ricevo, da corrispondente spesso telefonate dalla Germania e dalle redazioni perché …ha detto l’Agenzia x ha detto l’Agenzia y. Allora, se la ANSA quel giorno avesse dato i nomi, tu probabilmente avresti mantenuto il tuo posto di lavoro.
Mah… probailmente sì… perché appunto se l’ANSA, l’AGI, l’ADN Kronos o tutte le altre Agenzie di stampa avessero dato i nomi probabilmente nelle redazioni dei giornali avrebbero quanto meno accettato come un dato di fatto questa circostanza e quindi un po’ giocoforza… tutti li avrebbero scritti. Il fatto di essere stato quel giorno l’unico a darli i nomi ...non è che io abbia un merito paricolare, o abbia fatto uno scoop particolare... Ho soltanto fatto il mio lavoro.
Pero’ tu hai fatto scoprire, in questo modo…
…Sì! Siccome però lo ha fatto il Corriere della Sera, che è il primo giornale italiano, gli altri sono stati costretti a venirci dietro, non solo… siccome questi nomi erano presenti in questo provvedimento, questo ha aumentato in maniera esponenziale diciamo… la curiosità per l’atto giudiziario che quei nomi conteneva, e allora ha fatto scattare un’altra, diciamo così, esigenza, che ormai era insopprimibile, che non si poteva più contenere: quella cioè di non parlare più SULLA cosa come per giorni i giornali hanno fatto, ma di parlare DELLA cosa, perché si parlava dell’atto abnorme, 1600 pagine…contiene i nomi, però…quanti lo avevano letto, e allora la prima cosa che ho fatto nel momento in cui…lo avrei già fatto comunque, non è che lo ho fatto perché sono stato sollevato dall’incarico, il mio piccolo blog ce lo ho da prima… La prima cosa che ho fatto è prendere questi atti e metterli sul blog… Chiunque può scaricarli, chiunque può leggerli e ognuno può formarsi una propria opinione… Una volta tanto, vivaddio, conoscendo la cosa e non parlando della cosa, magari senza alcuna ragion veduta, no?
Qui a noi piace spiegare un fatto: che il progetto Pandora nasce proprio per la esigenza di svelare alcuni meccanismi di censura e di autocensura. Quello che il nostro collega Carlo qui ci racconta in realtà è un misto tra censura e autocensura , solo che, in quella grande rete della auto censura …io non voglio credere alle congiure, al Grande Vecchio che ordina ai giornalisti, al direttore delle Agenzie di non pubblicare determinate nomi. Io voglio credere che sia una auto censura preventiva, dunque l’inchino davanti ad una realtà che evidentemente molti colleghi credono di non dover intaccare. Dunque, Carlo è rimasto fuori da questa auto censura e allora lì è scoppiato il grande caso e ci ha fatto capire pero’ una cosa: la grande importanza - indispensabile - della indipendenza giornalistica del singolo giornalista e ci fa capire anche la responsabilità di ognuno di noi nel dare le notizie. Cosa mi commenti tu, anche rispetto alle reazioni anche dei colleghi del Corriere della Sera…Mi sembrano...
Ma non solo…questo è un problema della stampa italiana. Se io limitassi – diciamo – il mio rammarico , anche una certa amarezza, alle reazioni dei colleghi del Corriere della Sera direi ben poco, parlerei di una parte.
Il problema è nel tutto, perché noi dobbiamo intanto tener presente che questo è stato – ed è - il più grande scandalo giudiziario della storia repubblicana italiana, e quanto più grande è il fatto tanto più fa specie la mancata attenzione-reazione dei colleghi di fronte ad un sistema della informazione che ha zoppicato su tutta questa vicenda. E’ stato difficile raccontare questa vicenda, anche fino a quando me la hanno fatta raccontare e io ho potuto raccontarla …Non solo perché ho pagato di persona, con perquisizioni, intercettazioni, sequestri, intercettazioni illegali, pubblicazione illegale di intercettazioni e imputazioni – come abbiamo detto prima – le più fantasmagoriche. Questo è forse il meno. Ma tutto il sistema della stampa e della informazione italiana è chiamato a confrontarsi …come tutta la magistratura è chiamata a confrontarsi con se stessa e a dire quale deve essere il ruolo in uno stato democratico per gli anni a venire, se vogliamo ancora vivere in uno stato democratico. Perché le due cose sono molto, molto connesse tra di loro.La reazione è stata – come dire – minima, quasi nulla. La reazione vera è venuta da questo strumento formidabile che è la Rete, nella quale molti cittadini, non solo i cosiddetti specialisti addetti ai lavori, ma molti cittadini comuni, anche di quello che poi puo’ essere il ceto dirigente, che possono essere il ceto dirigente reale di un Paese - professionisti imprenditori intellettuali e non, insomma - che hanno colto la gravità, ma non nel caso specifico, perché io non sono un caso, come non è un caso de Magistris. Il caso è quello dello stato di salute della libertà di stampa e di informazione in questo Paese, del diritto a essere informati dei cittadini di questo Paese. Il caso non è solo il caso Catanzaro. Il caso è quello GIUSTIZIA in Italia. Non sono Forleo e de Magistris altrettanti casi. Anche qui chiamiamo le cose con il loro nome perchè sennò c’è anche un rovesciamento... Noi in Italia oggi…be’…tutte le inchieste internazionali lo dicono che posto occupiamo: vicino alla Thailandia, dal punto di vista della libertà…
E tu Carlo, di che cosa ti occuperai ora che ti hanno tolto l’inchiesta di de Magistris… ti occuperai della Fiera, ti occuperai della fiera del coniglio a Bari?...
Non lo so se mi occuperò della fiera del coniglio a Bari, so che comunque il mio direttore ha detto che il mio lavoro non verrà pregiudicato… Aspetto e vedo.
Ma, farai anche il coniglio...
Arrosto no però. Se qualcuno pensa che andare a fare la Fiera del coniglio poi pian piano trasformi i giornalisti in conigli da fare arrosto, no!


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