martedì 27 gennaio 2009

Donne

LA STAMPA
26/1/2009
GIOVANNA ZUCCONI

Proprio mentre un uomo anziano fa battute stantie sugli stupri, una giovane donna conversa con uguale brillantezza di questioni di Stato e di cappellini. Nello stesso preciso momento, ecco al centro della scena mediatica il potere maschile più calcinato e provinciale, e il vero glamour internazionale. Dicono: le donne fanno notizia (Carla, Michelle, Hillary, Rachida, Maria, Veronica, Tzipi). E ci mancherebbe altro, sarebbe l’unico commento da fare. Ma forse non è come sembra, non è questione di maschi e di femmine, di ribalta conquistata, di rivalsa. Forse è piuttosto questione di nuovo e di vecchio, di giovani e di vecchi. D’improvviso il vecchio (il vecchio politico e la vecchia politica) sembra vecchissimo. E il nuovo ha una fluidità, una souplesse direbbe Carla Bruni, tutta femminile.

Ai vecchi tempi, nel vecchio mondo che oggi appare vecchissimo, i ruoli erano ben separati. Di qua il potere, di là l’estetica e l’eros. Le donne delle quali i giornali parlavano erano star del cinema, mogli mute, imperatrici ripudiate, vallette: la bellezza senza il potere, tutt’al più al suo fianco come Jackie con Kennedy. Poche le eccezioni, e di nicchia: qualche intellettuale, ma gli intellettuali non contano (figuriamoci le intellettuali). Le rare donne che agivano sul terreno del potere vero e visibile si maschilizzavano, erano «donni». Diciamolo brutalmente:
erano brutte o dovevano fingere di esserlo, toste fino al parossismo. Margaret Thatcher, Golda Meir, Tina Anselmi eccetera.

Anche i giornali, nel vecchio mondo, avevano ruoli separati. I femminili parlavano del femminile, moda, bellezza, glamour, gossip. Tutti gli altri, viceversa. Oggi invece trovi l’impegno politico nei cosiddetti femminili, e non c’è virile telegiornale o quotidiano che non sfarfalli nel privato, nel fru-fru, nel pettegolezzo, nella gastronomia, nel patinato; che non rincorra la leggerezza. Si sente ripetere che la politica, o almeno la sua rappresentazione sui media, si è femminilizzata, provando a sconfinare nella vita personale e nel dettaglio modaiolo. E (causa o effetto) anche l’informazione si è femminilizzata. La nuova informazione, per dirla con parole anch’esse nuove, è transgender. Scavalca i generi, le proprie sedi tradizionali, i linguaggi consolidati.

Ebbene. A fare cose femminili, le donne sono più brave degli uomini. Se percepiamo come nuovo e giovane ciò che è capace di scivolare con naturalezza fra pubblico e privato, di mescolare e includere, di ricoprire ruoli diversi in contemporanea, questa è una fatica che le donne sono da qualche millennio allenate a fare. Forse per questo sembrano dominare la scena mediatica. Se l’ultima zampata della vecchia informazione e della vecchia politica morenti sono state le fotografie di Hillary Clinton rugosa (mai avrebbero tentato di demolire un maschio di potere per la sua bruttezza), oggi gli schermi e le prime pagine ci informano che il nuovo sono il flessuoso Obama e Michelle, non solo moglie ma coprotagonista, che può sfoggiare vezzosi guanti verdi senza perdere statura. E la modella e cantautrice italiana che è diventata première dame presidenziale, e sa parlare di terrorismo proprio come dell’incertezza sul berrettino da indossare in visita dalla regina d’Inghilterra. E l’israeliana Tzipi Livni, belligerante senza imbarazzi femminei. E la ministra francese Rachida Dati, anche lei campionessa di doppie vite, maternità e potere, che tornando a lavorare a pochissimi giorni dal parto ha riaperto la discussione appunto sul corretto gravame di ruoli e fatiche. E mettiamoci anche Maria De Filippi, che era la giovane moglie del vecchio potente conduttore e adesso è talmente «nuova» da riuscire a demolire l’ultima barriera, quella fra reti televisive in (presunta) concorrenza. (A proposito di uomini e donne: ricordate com’era imbarazzante Fassino che tentava di fare lo sciolto proprio da Maria De Filippi).

Un’ultima cosa. Dicono: le donne fanno notizia, nel bene e nel male. Accanto al giovane potere glamour, in prima pagina ci sono anche gli stupri. Ma quello è il delitto più maschile che c’è. Quanto di più vecchio, e pesante, e da rottamare, in un uomo. Soltanto un vecchio politico può invocare, su questo, una leggerezza che non fa sorridere nessuno, e nessuna.

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