martedì 27 gennaio 2009

Il ritorno del ragazzo protetto dal padre

IL CORRIERE DLLA SERA

ROMA - L’auto della polizia penitenziaria arriva dal carcere di Regina Coeli verso le 15. Dal sedile posteriore della Fiat Marea blu scende Davide Franceschini, 22 anni. Il suo periodo in cella per ora finisce qui, in casa sua a Fiumicino, dopo aver confessato di aver stuprato una ragazza al rave di Capodanno, alla Fiera di Roma. Dal finestrino della macchina si intravede il suo volto: ha l'aria stanca, sembra scosso e teso. Le ultime ore sono state difficili.

Si è presentato in Procura; ha confessato di essersi drogato e di aver bevuto, quella sera, ha confessato di aver stuprato quella ragazza che aveva appena conosciuto. Ha pianto, ha chiesto perdono ed è stato scarcerato. È alto poco più di un metro e settanta, indossa jeans e una felpa nera dal collo alto che, una volta uscito dall’auto degli agenti di custodia, tira su, cercando di nascondere la faccia. Pochi istanti e scompare dentro casa, agli arresti domiciliari. A sorreggerlo è il padre — rabbioso con i giornalisti ai quali ha gridato di andarsene — che lo ha aspettato sempre in piedi al civico 15 di via Monte di San Michele, un budello all’Isola Sacra, una delle zone di maggiore abusivismo edilizio di Roma.

L’abitazione è a tre piani, senza intonaco. Accanto all’ingresso c’è il forno, d’estate molto affollato e fonte di problemi per i vicini. Il panificio dei Franceschini, in attività da circa una decina d’anni, è infatti una specie di punto di riferimento per le comitive che, uscite a notte alta dalle discoteche di Ostia e Fiumicino, sostano qui per prendere cornetti caldi, pizza e panini. Ma il viavai ha creato malumore tra i vicini, troppa confusione. «C’è sempre chiasso, non riusciamo a dormire. Arriva gente ubriaca ed è anche capitato che ci abbiano rigato le auto», racconta un signore che abita nei pressi e che dice di avere raccolto delle firme per chiedere alla municipale maggiori controlli. Passa un amico di Franceschini. Avrà vent’anni, è intabarrato nella giacca a vento, sostiene che il racconto della giovane stuprata «è molto confuso. Credo che lei e Davide abbiano bevuto assieme e chissà che è successo davvero».

Più tardi dall’abitazione escono due ragazze, entrambe s’allontanano a passo svelto tenendosi a braccetto e limitandosi a poche parole: «Questa storia dovrebbe essere presto dimenticata». Impossibile parlare con la famiglia. Il padre s’affaccia dal cancello e urla ai giornalisti: «Andate via, non abbiamo niente da dire».

Alessandro Fulloni
25 gennaio 2009

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