giovedì 29 gennaio 2009

Intercettazioni, l'alt della Consulta. "Niente censure alla stampa"

LA REPUBBLICA
di LIANA MILELLA

ROMA - Solo oggi si potranno leggere i concreti limiti che il governo impone sugli ascolti. Lo assicura il Guardasigilli Angelino Alfano che invierà alla Camera, in commissione Giustizia, la versione definitiva delle modifiche al suo ddl. Gli accordi sono chiusi ma, in una materia così delicata, conta la stesura. E giusto ieri al governo è arrivato il monito del presidente della Consulta Giovanni Maria Flick. Dal più alto palazzo che vigila sulla congruità tra leggi e Costituzione il segnale è chiarissimo: "Sulle intercettazioni è in corso un dibattito ampio, ma varrebbe la pena di mettersi tutti intorno a un tavolo per decidere come bilanciare i diversi interessi della privacy e dell'informazione, senza introdurre alcuna forma di censura preventiva alla stampa poiché ciò è vietato dalla Costituzione".

Flick cita gli articoli 15 e 21 della Carta, dove si garantisce che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" e si tutela al contempo "libertà e segretezza della corrispondenza e d'ogni altra forma di comunicazione", telefonate comprese. La raccomandazione non lascia adito a fraintendimenti.
È un Flick che, a due settimane dalla scadenza di una presidenza breve (tre mesi), non si risparmia dal bacchettare il governo sull'uso "improprio" ed eccedente dei decreti e soppesa le parole quando parla di giustizia.

Dopo la sua raccomandazione, l'emendamento sul ddl intercettazioni, frutto di un'esasperata trattativa nella maggioranza, ritarda. Si blocca la commissione Giustizia. "Tutti i gruppi mi hanno chiesto di sospendere la seduta" dice la presidente Giulia Bongiorno. Poche ore dopo il capogruppo del Pdl Enrico Costa assicura: "Il governo presenterà il testo tra 24 ore". Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo spegne le dietrologie: "Non ci sono ritardi. La Iannini (direttore del legislativo di via Arenula, ndr.) sta lavorando, ma Alfano è stato fuori tutto il giorno e non ha potuto dare il via libera".

Si sgonfia quello che pareva un caso: a Milano, all'inaugurazione alternativa dell'anno giudiziario dei penalisti, Niccolò Ghedini, consigliere giuridico del premier, sembra annunciare un passaggio del testo al prossimo consiglio dei ministri. Poi lo stesso Ghedini lo smentisce: "Ma via. Il testo è pronto e non passerà per palazzo Chigi". Il contenuto: intercettabili i reati oltre i cinque anni di pena, per 45 giorni prorogabili per altri 15 solo "in casi eccezionali, qualora siano emersi nuovi elementi", ad libitum per i delitti gravissimi; "sufficienti indizi di reato" per quest'ultimi, "gravi indizi di colpevolezza" per i meno gravi.

Per Alfano la partita delle intercettazioni è chiusa. Il ministro nega che il Cavaliere sia scontento e guarda già alla riforma del processo penale (la prossima settimana in consiglio) e alle modifiche costituzionali. Non nasconde l'entusiasmo, e lo esprime a Bossi incontrandolo al ristorante di Montecitorio, per la nuova sintonia con Udc e Radicali.

Alla Camera e al Senato la maggioranza vota con i due gruppi le risoluzioni sulla giustizia contro Pd e Idv. Polemizza Alfano: "Il Pd si ritrova da solo con Di Pietro mentre lui va in piazza con striscioni offensivi contro Napolitano". Il Guardasiglli ombra Lanfranco Tenaglia lo rimbrotta: "Confonde le carte per coprire le terribili spaccature nella maggioranza"

(29 gennaio 2009)

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