24/1/2009
ARZACHENA (OLBIA).Non è affatto detto che possa arrivare ad un’intesa con il Pd per cambiare la legge elettorale per le europee. Silvio Berlusconi, parlando in Sardegna nella tappa elettorale ad Arzachena in sostegno del candidato del Pdl per la regione Ugo Cappellacci, detta la linea del governo: «Io ho sempre detto che sono favorevole al 5%», dice il premier riferendosi alla soglia di sbarramento. Poi il Cavaliere commenta le indiscrezioni che danno prossima l’intesa tra il Pdl e il Pd sulla legge elettorale per le europee: «Non lo so, questi della sinistra prima dicono una cosa poi ne dicono un’altra. È difficile fare un accordo con questa opposizione».
La legge elettorale per le europee potrebbe quindi essere riformata in extremis con l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4 o al 5%, ferme restando le preferenze. Le trattative tra Pd e Pdl proseguono, nonostante il no del Pd al sistema misto che fa convivere preferenze e liste bloccate, e l’ultimo contatto avuto l'altro ieri tra Dario Franceschini e Donato Bruno avrebbe fatto registrare la possibilità di un accordo. Alla possibile intesa manca ancora il via libera di Berlusconi che per ora resta tiepido, ma i piccoli partiti già protestano contro quello che ritengono un «colpo di mano» dei due partiti più grandi. Il coro di no è assolutamente trasversale e va da "La Destra" di Teodoro Buontempo e Francesco Storace alla "Sinistra democratica" di Claudio Fava. Tutti a gridare grida contro la «legge canaglia».
Un secco "no" arriva anche dal "Comitato per la democrazia", che racchiude Ps, Prc, Udeur, Sd, Verdi, Psdi, Pli, Partito d’azione e Comitato dei 101: «Piegare la legge elettorale all'interesse dei due partiti maggiori e soprattutto alla necessità del Pd di porre un freno alla caduta di consenso registrata nel Paese, altro non è che attentare alle regole di una civile convivenza democratica nel rispetto delle idee e delle posizioni di tutti». Ma se l'altolà dei piccoli partiti è trasversale, quello dei potenziali alleati del Pd è accompagnato anche dalla minaccia di "ritorsioni": rottura con i democratici a tutti i livelli. Claudio Fava parla di «accattonaggio» di Veltroni e avverte: «Se questo accordo del Pd con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del Pd con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette».


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