9/1/2009
MATTIA BERNARDO BAGNOLI
Per secoli gli affluenti del Tamigi sono stati i nervi della fiorente economia londinese. Sulle loro sponde si concentravano mulini, fonderie, concerie. Poi il degrado. E il colpo di grazia stoccato dalla Rivoluzione Industriale. Risultato: i fiumi di Londra si sono trasformati in fogne a cielo aperto. Così, quando vennero inscatolati in bare di mattoni e cemento, i londinesi tirarono finalmente un sospiro di sollievo. E se li dimenticarono. Oggi, però, un colossale progetto di riqualificazione ha intenzione di riportarli alla luce. Diventeranno, infatti, il cuore della «rivoluzione verde» che vuole ridisegnare la Londra del 21esimo secolo.
I progetti già approvati sono 92. Nei prossimi sei anni un mix di risorse pubbliche e private riporterà in vita 14 antiche vie d’acqua per un totale di 15 chilometri. Una goccia nell’Oceano se si pensa che nelle viscere di Londra è ancora oggi custodita una rete di fiumi e ruscelli lunga 600 km. L’esempio da seguire, secondo l’agenzia, è quello di Greenwich, Londra meridionale, dove un’intera sezione del fiume Quaggy è stata riportata in superficie e integrata nel Sutcliffe Park al costo di 500 mila sterline - 550 mila euro - a chilometro. Uno sforzo che, secondo Dave Webb, responsabile del progetto, è più che motivato. «Ogni legame con i fiumi di Londra è andato perduto - spiega - e quando le persone vedono scorrere l’acqua dentro a un canalone di cemento credono sia un modo per sbarazzarsi dei rifiuti, e non un fiume». E pochissimi sanno che vie anche centralissime della capitale - Fleet Street, lo Strand - devono i loro nomi proprio agli antichi corsi d’acqua che lì scorrevano. Anzi scorrono ancora, benché sepolti da colate di cemento.
I lavori, dunque, «libereranno» parte dell’Effra, che scorre a Nord del Tamigi all’altezza di Vauxhall, del Wandle e del Ravensbourne (Londra meridionale), e del Lee. Che si trova nell’East End della capitale britannica, nella zona dove sorgeranno le strutture olimpiche dei giochi del 2012. «Con la costruzione della diga sul Prescott Channel», spiega Debbie Walker di British Waterways, la società che gestisce 2.000 miglia di canali sparsi in tutta la Gran Bretagna, «la corrente tornerà a essere regolata e l’intera rete che circonda il parco olimpico diverrà navigabile». A fronte di un investimento di 18,9 milioni di sterline, «si potranno portare via chiatta fino a 12 mila tonnellate di materiali edilizi nel cuore del sito olimpico, togliendo dalle strade locali ben 1.200 camion a settimana», dice Donald Murray, project manager di Volker Stevin, la società che si occupa della costruzione della diga. «Dopo anni d’abbandono e incuria i canali di Londra sono diventati una risorsa», conclude Debbie. E dal parco olimpico, grazie alla rete nazionale dei canali, da Londra, via acqua, si potrà raggiungere Manchester.
I progetti già approvati sono 92. Nei prossimi sei anni un mix di risorse pubbliche e private riporterà in vita 14 antiche vie d’acqua per un totale di 15 chilometri. Una goccia nell’Oceano se si pensa che nelle viscere di Londra è ancora oggi custodita una rete di fiumi e ruscelli lunga 600 km. L’esempio da seguire, secondo l’agenzia, è quello di Greenwich, Londra meridionale, dove un’intera sezione del fiume Quaggy è stata riportata in superficie e integrata nel Sutcliffe Park al costo di 500 mila sterline - 550 mila euro - a chilometro. Uno sforzo che, secondo Dave Webb, responsabile del progetto, è più che motivato. «Ogni legame con i fiumi di Londra è andato perduto - spiega - e quando le persone vedono scorrere l’acqua dentro a un canalone di cemento credono sia un modo per sbarazzarsi dei rifiuti, e non un fiume». E pochissimi sanno che vie anche centralissime della capitale - Fleet Street, lo Strand - devono i loro nomi proprio agli antichi corsi d’acqua che lì scorrevano. Anzi scorrono ancora, benché sepolti da colate di cemento.
I lavori, dunque, «libereranno» parte dell’Effra, che scorre a Nord del Tamigi all’altezza di Vauxhall, del Wandle e del Ravensbourne (Londra meridionale), e del Lee. Che si trova nell’East End della capitale britannica, nella zona dove sorgeranno le strutture olimpiche dei giochi del 2012. «Con la costruzione della diga sul Prescott Channel», spiega Debbie Walker di British Waterways, la società che gestisce 2.000 miglia di canali sparsi in tutta la Gran Bretagna, «la corrente tornerà a essere regolata e l’intera rete che circonda il parco olimpico diverrà navigabile». A fronte di un investimento di 18,9 milioni di sterline, «si potranno portare via chiatta fino a 12 mila tonnellate di materiali edilizi nel cuore del sito olimpico, togliendo dalle strade locali ben 1.200 camion a settimana», dice Donald Murray, project manager di Volker Stevin, la società che si occupa della costruzione della diga. «Dopo anni d’abbandono e incuria i canali di Londra sono diventati una risorsa», conclude Debbie. E dal parco olimpico, grazie alla rete nazionale dei canali, da Londra, via acqua, si potrà raggiungere Manchester.


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