lunedì 12 gennaio 2009

Ragazze sposate un miliardario

L'ESPRESSO
GIORGIO BOCCA

Perché gli italiani hanno rivoluto Berlusconi al governo? Che cosa ha in più degli altri politici il premier, visto che l'unico consiglio di vita che ha saputo dare alle donne è di trovare un buon partito? Antonio Di Pietro, a chi lo rimprovera di occuparsi ossessivamente di Silvio Berlusconi, risponde: ma non è lui che ha il potere, non è lui che sta massacrando la nostra democrazia, la giustizia, tutto? Se così è, alla risposta di Antonio Di Pietro si dovrebbe aggiungere: ma in cosa consiste questo grande potere di un parvenu della politica, perché la maggioranza degli italiani lo ha chiamato al governo per la terza volta, perché gli conserva il suo appoggio? Non è certamente la capacità reale di governare, di dettare le linee dello sviluppo economico, di una ragionevole politica estera, di una giustizia giusta.

In materia economica Berlusconi continua a negare l'evidenza della crisi, l'attribuisce al catastrofismo degli italiani, li invita a consumare mentre, colpiti dalla crisi, cercano di risparmiare, a comprare azioni mentre le Borse crollano, a comportarsi cioè, nel migliore dei casi, come dei grandi speculatori che non sono, come degli spericolati rialzisti essendo dei risparmiatori spaventati. La responsabilità della crisi mondiale non è evidentemente solo di questo imprenditore milanese che ha fabbricato quartieri residenziali e creato reti televisive, ma certamente ha cavalcato in questi anni tutti i rischi e le pazzie del liberismo senza controlli e del produttivismo alla cieca. Tanto che l'unico consiglio di vita che sinceramente ha potuto dare alle concittadine è stato: "Sposate un miliardario".

Ma allora, perché gli italiani lo hanno riconfermato al governo? Che cosa gli dà che altri politici non sappiano dargli? È una domanda che mi sono posto da quando l'ho incontrato per la prima volta nella sua casa milanese di via Rovani, prima che si trasferisse nella reggia di Arcore. E lì mi sono reso conto che ciò che la gente chiede a un politico sono molte cose diverse dal buon governo, molte cose che appartengono più all'innamoramento, alla seduzione e anche alla magia, che al buon governo. Quasi tutti coloro che lo conoscevano e a cui chiedevo di spiegarmi le ragioni del suo successo, mi dicevano:
"Ha una marcia in più. Una forza in più".

Anche quella di apparire più che di essere, o le due cose insieme. A conferma che la vita è sogno e che il sogno è teatro. Che cosa può realmente fare uno come Berlusconi al governo dell'Italia nella grande crisi finanziaria ed economica che attanaglia il mondo? Praticamente nulla di concreto. Non è con le parole, con le barzellette, con le battute, con i gesti a sorpresa che puoi rianimare un mercato saturo, una finanza impazzita, un'avidità senza limiti. E neppure con l'attivismo senza soste, con la mobilità leggendaria, in viaggio continuo da Roma a Mosca, da Bangkok a Washington, nel gesto continuo di chi si mette a posto la cravatta o si chiude la giacca mentre sfila davanti ai picchetti d'onore. Ma forse la fascinazione della politica, per cui Berlusconi era nato e a cui si è dato anima e corpo, è proprio questa mescolanza di teatro e di azione, di realtà e di sogno a tempo indeterminato.

Quanto dura la fortuna di un demagogo come Silvio? Fino a quando anche i suoi difetti appariranno straordinari ai suoi cortigiani? Anche il rischio della fortuna mutevole fa parte della politica, di questa pretesa o presunzione di diventare, come li chiama Omero, "pastori di popoli".
(09 gennaio 2009)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Quando leggo e sento critiche a Berlusconi &Co mi chiedo se veramente lui e i suoi amici siano da considerare gli unici colpevoli della nostra situazione, politica economica e morale. A me sembra che la maggioranza abbia la stessa mentalità, la stessa misera etica e nutra gli stessi bassi ideali egoistici del vituperato silvio. Se così non fosse, non sarebbe il capo del nostro Governo, non avrebbe nessun interesse per alcuno la sua vita privata, le sue "spiritose" uscite non divertirebbero nessuno e comunque passerebbero pietosamente sotto silenzio. La verità è che, come dice Bocca, la gente ama le belle fiabe, preferisce nutrirsi di sogni e di illusioni e, soprattutto, non vuole lavorare e perciò, ben venga un marito(o una moglie) miliardario, non importa poi come e con quali mezzi lo sia diventato.
Che sconforto.
rossana