di Emiliano Fittipaldi
Il patto di ferro Iervolino-Bassolino. Lo sconcerto dei veltroniani. Le mosse degli uomini di D'Alema. A Napoli si consuma il tutti contro tutti del Pd
Assessori 'sfrantummati'. Così Rosetta Iervolino aveva apostrofato i suoi ex collaboratori arrestati per lo scandalo della Global Service. Traducendo dal dialetto: incapaci, negletti, inadeguati. Ma, dopo le tarantelle degli ultimi giorni, l'unica cosa davvero sfrantummata sotto il Vesuvio è il Partito democratico. Ormai ridotto a una poltiglia, sfiancato dalle giravolte del primo cittadino, dalla guerra tra bande e dalle mosse di chi tutto controlla, il governatore Antonio Bassolino. Perché gli eventi hanno dimostrato che se a Roma il partito ha la febbre alta, in Campania, semplicemente, non esiste. Al suo posto c'è un'entità fantasma, o meglio un collage di correnti, sottocorrenti e microalleanze tra capibastone. Un Pd modello Beirut, dove impera il tutti contro tutti, e dove tutti hanno come obiettivo prioritario la conquista, prima della probabile débâcle elettorale prossima ventura, di una fettina di potere.
Dal punto di vista politico, la crisi innescata con l'affaire Romeo non poteva finire peggio. Il rimpastino della giunta messo in piedi dalla coppia Iervolino-Bassolino è forse il punto più basso della recente vicenda amministrativa della città. La consistenza di gran parte dei nuovi assessori è tutta da provare, e di rinnovamento non si intravede neanche l'ombra. Ma nonostante tutto i vincitori sono proprio loro, Antonio&Rosetta. Dal bunker in cui si sono trincerati hanno impallinato i nemici, mandando letteralmente a quel paese Veltroni e la maggioranza Pd incarnata da Luigi Nicolais.
Oggi fare una mappatura del Pd napoletano non è operazione agevole. Il puzzle ha tanti pezzi, si vive alla giornata, manca persino la parvenza di una cornice politica che dia coesione all'insieme. La corrente dei bassoliniani, nonostante sia minoranza, ha 15 anni di potere incontrastato alle spalle. Dal suo fortino controlla le istituzioni, la torta della sanità, le aziende partecipate. È autosufficente, se ne frega dei diktat romani. Ha gli uomini giusti ai posti giusti, e da quest'anno potrà iniziare a spendere i miliardi stanziati dai fondi europei per la programmazione 2007-2013. Bassolino pensa di essere ancora determinante; la vicenda della giunta comunale sembra dargli ragione. Un anno fa, ad aprile, in piena emergenza rifiuti aveva promesso che avrebbe lasciato entro dodici mesi. Ma è assai improbabile che si vada davvero a elezioni anticipate: la via d'uscita delle europee sembra sbarrata, dopo i niet di Veltroni e D'Alema a una sua candidatura blindata. Il suo alleato a Roma resta l'amico Massimo, anche se il patto d'acciaio è meno solido di un tempo. Resiste solidissima, invece, l'intesa non scritta con Silvio Berlusconi, felicissimo che Bassolino e Iervolino non si schiodino dalle rispettive poltrone: più i due rimangono in carica, più il Pdl si rafforza. Difficile quantificare il danno che la vicenda napoletana sta causando, da un anno, al Pd nazionale e alla sua immagine, ma si parla di due-tre punti percentuali in meno.
Bassolino e i suoi fanno spallucce e vanno per la loro strada. Dopo il rimpasto e la sconfitta di Veltroni, gongolano: hanno giocano di rimessa e dimostrato che a Napoli senza un accordo con loro non si muove una foglia. Il gruppo è più compatto che mai. Accanto ad Antonio ci sono il segreterio particolare Antonio Marciano, anche responsabile dell'organizzazione del Pd in Campania, e l'eterno delfino Andrea Cozzolino. Con una base elettorale di tutto rispetto, l'assessore alle Attività produttive vorrebbe provare a strappare la candidatura per la presidenza regionale. Un sondaggio da lui stesso commissionato gli dà chance minime, gli elettori gli preferirebbero l'industriale Gianni Lettieri e, soprattutto, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Altri anelli forti della catena del governatore sono Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti, l'ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo (uno dei signori delle preferenze) e i due assessori al Comune Nicola Oddati e Valeria Valente: la guerra tra Iervolino e Nicolais è scoppiata proprio quando il professore ha chiesto l'azzeramento della giunta e la rimozione dei bassoliniani. Ma la Iervolino ha dimostrato nei fatti l'intesa col governatore: ha resistito all'onda veltroniana e alla pressione dei media, ha sconfitto Nicolais e piazzato in giunta tecnici amici slegati dal Pd. Una cosa mai vista prima.
L'altra fazione, sconfitta in battaglia, è quella del leader. Walter, dicono in molti, per paura di andare al voto anticipato e perdere Napoli, non ha fatto l'unica cosa sensata: chiedere al sindaco di dimettersi. "Serviva più coraggio, c'è scarsa lungimiranza politica", accusano i detrattori. Nicolais, su cui Veltroni ha puntato per tentare di scardinare il decennale sistema di potere, a parte il beau geste delle dimissioni da segretario provinciale Pd non sembra all'altezza di una guerra di logoramento. Velardi ha sintetizzato così: "Gli do un 3, si è dimostrato un dilettante della politica". Ma tutta la fazione, nonostante sia maggioranza relativa, non solo non ha personalità di rilievo nelle stanze dei bottoni, ma può contare su basi elettorali risicate e, soprattutto, poco carisma. Tino Iannuzzi, la sociologa Paola De Vivo, Luisa Bossa e Massimiliano Manfredi, come il giovane liberal Leonardo Impegno, guardano ora alle provinciali di giugno e alle europee: è lì, nella scelta dei candidati, che si vedrà se le chiacchiere sul ricambio della classe dirigente diventeranno realtà o resteranno parole al vento. Alleati dei veltroniani, ma più vicini alla corrente di Enrico Letta, sono il professor Eugenio Mazzarella e Anna Rea, mentre Salvatore Piccolo e Mimmo Tuccillo fanno riferimento a Beppe Fioroni. Truppe disorientate, che ora aspettano l'arrivo del commissario Enrico Morando, l'uomo mandato da Roma per riprendere le fila dell'opposizione a Bassolino.
La Babele è composta, ovviamente, anche dai dalemiani. Più ondivaghi del solito, ma comunque distanti dai veltroniani. L'assessore regionale Claudio Velardi è riuscito negli ultimi mesi, attaccando la Iervolino un giorno sì e l'altro pure, a distrarre l'attenzione dai disastri della Regione puntando il faro sul Comune. Missione compiuta: il tema del giorno ormai è l'incapacità di Rosetta, di monnezza e inchiesta Impregilo non si parla più. Il lobbista, mentre cerca con la sua società Running di aiutare la carriera di Cozzolino, accarezza l'idea di mettersi in proprio alle prossime elezioni comunali con una lista civica svincolata dal Pd. Assai vicino a D'Alema è Andrea Geremicca e la sua fondazione Mezzogiorno Europa, che però ha ottimi contatti anche con Giorgio Napolitano, tra i primi a prendere le distanze da Bassolino e compagni.
Bassoliniani, veltroniani e dalemiani devono fare i conti, infine, con i cacicchi. I battitori liberi con pochi legami a Roma ma molti voti sul territorio. Uomini-partito che delle sorti del Pd hanno interesse relativo. Angelo Montemarano, ras della sanità, dopo il divorzio da Ciriaco De Mita è approdato alla corte di don Antonio. Senza padrini nazionali, da poco si è avvicinato alla componente Bindi, la stessa della moglie di Bassolino, Anna Maria Carloni. Controlla, a parte pacchetti di decine migliaia di voti, cinque consiglieri comunali: ha così rivendicato e ottenuto dalla Iervolino un assessore, il ricercatore Marcello D'Aponte. Corteggiatissimi anche il re delle preferenze della zona vesuviana Pasquale Sommese, ex popolare, vicino a Fioroni, fino ad oggi veltroniano ma domani chissà, e Antonio Amato, ex Ds, anche lui veltroniano con amicizie trasversali. Sono gli aghi della bilancia, quelli che possono far prevalere una fazione sull'altra. In una resa dei conti che ha il solo obiettivo di far fuori gli avversari, mentre Napoli e i suoi problemi fanno solo da scenografia.
(09 gennaio 2009)
Dal punto di vista politico, la crisi innescata con l'affaire Romeo non poteva finire peggio. Il rimpastino della giunta messo in piedi dalla coppia Iervolino-Bassolino è forse il punto più basso della recente vicenda amministrativa della città. La consistenza di gran parte dei nuovi assessori è tutta da provare, e di rinnovamento non si intravede neanche l'ombra. Ma nonostante tutto i vincitori sono proprio loro, Antonio&Rosetta. Dal bunker in cui si sono trincerati hanno impallinato i nemici, mandando letteralmente a quel paese Veltroni e la maggioranza Pd incarnata da Luigi Nicolais.
Oggi fare una mappatura del Pd napoletano non è operazione agevole. Il puzzle ha tanti pezzi, si vive alla giornata, manca persino la parvenza di una cornice politica che dia coesione all'insieme. La corrente dei bassoliniani, nonostante sia minoranza, ha 15 anni di potere incontrastato alle spalle. Dal suo fortino controlla le istituzioni, la torta della sanità, le aziende partecipate. È autosufficente, se ne frega dei diktat romani. Ha gli uomini giusti ai posti giusti, e da quest'anno potrà iniziare a spendere i miliardi stanziati dai fondi europei per la programmazione 2007-2013. Bassolino pensa di essere ancora determinante; la vicenda della giunta comunale sembra dargli ragione. Un anno fa, ad aprile, in piena emergenza rifiuti aveva promesso che avrebbe lasciato entro dodici mesi. Ma è assai improbabile che si vada davvero a elezioni anticipate: la via d'uscita delle europee sembra sbarrata, dopo i niet di Veltroni e D'Alema a una sua candidatura blindata. Il suo alleato a Roma resta l'amico Massimo, anche se il patto d'acciaio è meno solido di un tempo. Resiste solidissima, invece, l'intesa non scritta con Silvio Berlusconi, felicissimo che Bassolino e Iervolino non si schiodino dalle rispettive poltrone: più i due rimangono in carica, più il Pdl si rafforza. Difficile quantificare il danno che la vicenda napoletana sta causando, da un anno, al Pd nazionale e alla sua immagine, ma si parla di due-tre punti percentuali in meno.
Bassolino e i suoi fanno spallucce e vanno per la loro strada. Dopo il rimpasto e la sconfitta di Veltroni, gongolano: hanno giocano di rimessa e dimostrato che a Napoli senza un accordo con loro non si muove una foglia. Il gruppo è più compatto che mai. Accanto ad Antonio ci sono il segreterio particolare Antonio Marciano, anche responsabile dell'organizzazione del Pd in Campania, e l'eterno delfino Andrea Cozzolino. Con una base elettorale di tutto rispetto, l'assessore alle Attività produttive vorrebbe provare a strappare la candidatura per la presidenza regionale. Un sondaggio da lui stesso commissionato gli dà chance minime, gli elettori gli preferirebbero l'industriale Gianni Lettieri e, soprattutto, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Altri anelli forti della catena del governatore sono Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti, l'ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo (uno dei signori delle preferenze) e i due assessori al Comune Nicola Oddati e Valeria Valente: la guerra tra Iervolino e Nicolais è scoppiata proprio quando il professore ha chiesto l'azzeramento della giunta e la rimozione dei bassoliniani. Ma la Iervolino ha dimostrato nei fatti l'intesa col governatore: ha resistito all'onda veltroniana e alla pressione dei media, ha sconfitto Nicolais e piazzato in giunta tecnici amici slegati dal Pd. Una cosa mai vista prima.
L'altra fazione, sconfitta in battaglia, è quella del leader. Walter, dicono in molti, per paura di andare al voto anticipato e perdere Napoli, non ha fatto l'unica cosa sensata: chiedere al sindaco di dimettersi. "Serviva più coraggio, c'è scarsa lungimiranza politica", accusano i detrattori. Nicolais, su cui Veltroni ha puntato per tentare di scardinare il decennale sistema di potere, a parte il beau geste delle dimissioni da segretario provinciale Pd non sembra all'altezza di una guerra di logoramento. Velardi ha sintetizzato così: "Gli do un 3, si è dimostrato un dilettante della politica". Ma tutta la fazione, nonostante sia maggioranza relativa, non solo non ha personalità di rilievo nelle stanze dei bottoni, ma può contare su basi elettorali risicate e, soprattutto, poco carisma. Tino Iannuzzi, la sociologa Paola De Vivo, Luisa Bossa e Massimiliano Manfredi, come il giovane liberal Leonardo Impegno, guardano ora alle provinciali di giugno e alle europee: è lì, nella scelta dei candidati, che si vedrà se le chiacchiere sul ricambio della classe dirigente diventeranno realtà o resteranno parole al vento. Alleati dei veltroniani, ma più vicini alla corrente di Enrico Letta, sono il professor Eugenio Mazzarella e Anna Rea, mentre Salvatore Piccolo e Mimmo Tuccillo fanno riferimento a Beppe Fioroni. Truppe disorientate, che ora aspettano l'arrivo del commissario Enrico Morando, l'uomo mandato da Roma per riprendere le fila dell'opposizione a Bassolino.
La Babele è composta, ovviamente, anche dai dalemiani. Più ondivaghi del solito, ma comunque distanti dai veltroniani. L'assessore regionale Claudio Velardi è riuscito negli ultimi mesi, attaccando la Iervolino un giorno sì e l'altro pure, a distrarre l'attenzione dai disastri della Regione puntando il faro sul Comune. Missione compiuta: il tema del giorno ormai è l'incapacità di Rosetta, di monnezza e inchiesta Impregilo non si parla più. Il lobbista, mentre cerca con la sua società Running di aiutare la carriera di Cozzolino, accarezza l'idea di mettersi in proprio alle prossime elezioni comunali con una lista civica svincolata dal Pd. Assai vicino a D'Alema è Andrea Geremicca e la sua fondazione Mezzogiorno Europa, che però ha ottimi contatti anche con Giorgio Napolitano, tra i primi a prendere le distanze da Bassolino e compagni.
Bassoliniani, veltroniani e dalemiani devono fare i conti, infine, con i cacicchi. I battitori liberi con pochi legami a Roma ma molti voti sul territorio. Uomini-partito che delle sorti del Pd hanno interesse relativo. Angelo Montemarano, ras della sanità, dopo il divorzio da Ciriaco De Mita è approdato alla corte di don Antonio. Senza padrini nazionali, da poco si è avvicinato alla componente Bindi, la stessa della moglie di Bassolino, Anna Maria Carloni. Controlla, a parte pacchetti di decine migliaia di voti, cinque consiglieri comunali: ha così rivendicato e ottenuto dalla Iervolino un assessore, il ricercatore Marcello D'Aponte. Corteggiatissimi anche il re delle preferenze della zona vesuviana Pasquale Sommese, ex popolare, vicino a Fioroni, fino ad oggi veltroniano ma domani chissà, e Antonio Amato, ex Ds, anche lui veltroniano con amicizie trasversali. Sono gli aghi della bilancia, quelli che possono far prevalere una fazione sull'altra. In una resa dei conti che ha il solo obiettivo di far fuori gli avversari, mentre Napoli e i suoi problemi fanno solo da scenografia.
(09 gennaio 2009)


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