di Roberto Cotroneo
Fino a pochi giorni fa i giornali riportavano la polemica tra Giovanni Allevi e Uto Ughi. Una polemica che ha avuto mille straschichi. Ughi aveva rilasciato un’intervista dove in sostanza diceva che il successo di Allevi lo offendeva, perché la considerava una musica senza importanza. E lo offendeva anche perché Allevi aveva diretto e suonato in una sala del Senato. Un luogo dove si dovrebbe suonare ed eseguire musica classica e musica colta. Allevi ha replicato amareggiato ma anche polemico. Ma il botta e risposta tra Allevi e Ughi non si fermerà qui, e proseguirà per altre vie e in altri luoghi, perché il tema è apertissimo.
L’ultima notizia, di poche ore fa, dice che gli U2, leggendario gruppo irlandese guidato da Bono Vox, si esibirà e suonerà in Italia, ma non in uno stadio, bensì nientemeno che alla Reggia di Venaria a Torino. Un luogo dove non ci si immagina la voce di Bono e la chitarra di The Edge, ma semmai una sublime musica da camera, o il cliclo delle Sonate per pianoforte di Beethoven eseguite magari da Maurizio Pollini.
Cosa accade? Avremo qualche altro offeso che darà un’intervista sugli U2 a Venaria? O invece i musicisti classici cominceranno ad abituarsi al fatto che la musica – che sia un bene o che sia un male bisogna ancora capirlo – ha subito una frattura. Il melodramma, semplificando molto, che era la musica pop fino ai primi anni Venti dello scorso secolo, lascia il posto a un’altra musica popolare, che è quella della canzone. I compositori che scrivono opere diventano molto sofisticati e per addetti ai lavori; e la musica classica, come viene comunemente chiamata, prende una via sperimentale e assolutamente élitaria, da cui non tornerà più indietro. Vale per tutte le forme d’arte del Novecento, all’incirca. Ma semplicemente perché il pubblico all’improvviso si è allargato in un modo smisurato, e gli aristocratici della prima metà dell’Ottocento che ascoltavano Federic Chopin al pianoforte mentre eseguiva i suoi Preludi non erano in Europa molti di più di quelli che oggi ascoltano le Sequenze di Luciano Berio.
E allora? Allora è inutile che Ughi ci spieghi che il concerto per violino di Beethoven è assai meglio della musica di Allevi. Questo lo sappiamo tutti, e lo sa anche Allevi, ovviamente. Ed è inutile indignarsi per Bono alla reggia di Venaria. Gli U2 produrranno anche un Dvd, la scenografia sarà adeguata a un gigante del pop come Bono, e la musica continuerà a correre per il mondo. Anche se (e questo è uno dei veri problemi) questi formati digitali genere mp3 comprimono i dati in modo che ci stia più musica possibile sugli iPod, ma sacrificano di molto la qualità dell’audio. Nessuno lo dice ovviamente, e noi - senza più neppure rendercene conto - la musica, via via, la sentiamo sempre peggio.
03 gennaio 2009
L’ultima notizia, di poche ore fa, dice che gli U2, leggendario gruppo irlandese guidato da Bono Vox, si esibirà e suonerà in Italia, ma non in uno stadio, bensì nientemeno che alla Reggia di Venaria a Torino. Un luogo dove non ci si immagina la voce di Bono e la chitarra di The Edge, ma semmai una sublime musica da camera, o il cliclo delle Sonate per pianoforte di Beethoven eseguite magari da Maurizio Pollini.
Cosa accade? Avremo qualche altro offeso che darà un’intervista sugli U2 a Venaria? O invece i musicisti classici cominceranno ad abituarsi al fatto che la musica – che sia un bene o che sia un male bisogna ancora capirlo – ha subito una frattura. Il melodramma, semplificando molto, che era la musica pop fino ai primi anni Venti dello scorso secolo, lascia il posto a un’altra musica popolare, che è quella della canzone. I compositori che scrivono opere diventano molto sofisticati e per addetti ai lavori; e la musica classica, come viene comunemente chiamata, prende una via sperimentale e assolutamente élitaria, da cui non tornerà più indietro. Vale per tutte le forme d’arte del Novecento, all’incirca. Ma semplicemente perché il pubblico all’improvviso si è allargato in un modo smisurato, e gli aristocratici della prima metà dell’Ottocento che ascoltavano Federic Chopin al pianoforte mentre eseguiva i suoi Preludi non erano in Europa molti di più di quelli che oggi ascoltano le Sequenze di Luciano Berio.
E allora? Allora è inutile che Ughi ci spieghi che il concerto per violino di Beethoven è assai meglio della musica di Allevi. Questo lo sappiamo tutti, e lo sa anche Allevi, ovviamente. Ed è inutile indignarsi per Bono alla reggia di Venaria. Gli U2 produrranno anche un Dvd, la scenografia sarà adeguata a un gigante del pop come Bono, e la musica continuerà a correre per il mondo. Anche se (e questo è uno dei veri problemi) questi formati digitali genere mp3 comprimono i dati in modo che ci stia più musica possibile sugli iPod, ma sacrificano di molto la qualità dell’audio. Nessuno lo dice ovviamente, e noi - senza più neppure rendercene conto - la musica, via via, la sentiamo sempre peggio.
03 gennaio 2009


5 commenti:
"Roberto Cotroneo (Alessandria, 10 maggio 1961) è un giornalista, scrittore e critico letterario italiano.
Dirige La Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss di Roma. È collaboratore ed editorialista dell'Unità, collaboratore di Panorama conduttore di Radio 2. Ha un sito internet: www.robertocotroneo.net
Dal 1983 scrive per le pagine culturali dell'“Europeo” e dal 1987 viene chiamato da Giovanni Valentini alla redazione dell'“Espresso”, giornale dove lavora per 16 anni. Dal 1993 al 2001, sotto la direzione di Claudio Rinaldi, è il responsabile delle pagine culturali e per più di un decennio uno dei critici letterari del settimanale. Tra il 1988 e il 1989 ha scritto stroncature letterarie con lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto, per l'inserto domenicale del Sole 24 Ore. Ha insegnato giornalismo alla Scuola Superiore di Giornalismo e Comunicazioni di Massa della Luiss di Roma tra il 1988 e il 1994, e per molti anni ha tenuto corsi di scrittura creativa.
Il suo primo libro è del 1991, All'Indice. Sulla cultura degli anni Ottanta, Armando Editore, un volume che raccoglieva molti articoli e stroncature di quegli anni. Tre anni dopo esce Se una mattina d’estate un bambino (Lettera a mio figlio sull'amore per i libri), Frassinelli 1994 (edizione aggiornata 2001), dove racconta al figlio Francesco, che allora aveva soltanto due anni, gli autori più importanti della sua vita: da Stevenson a Eliot, a Salinger.
L'esordio nel romanzo è dell'anno successivo con Presto con fuoco, Mondadori, 1995, che ha vinto il Premio Selezione Campiello; un romanzo con al centro la figura di un grande pianista, ispirata ad Arturo Benedetti Michelangeli e una partitura segreta di Chopin.
Il secondo romanzo, Otranto, sempre per Mondadori, è del 1997 ed è la una dichiarazione d’amore a una terra scoperta negli ultimi anni: il Salento.
L'età perfetta, Rizzoli, del 1999, è il libro della seduzione, letta attraverso il Cantico dei Cantici: dentro una Sicilia perduta e lontana della fine degli anni Cinquanta.
Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome, Mondadori, del 2002, è un romanzo sugli scacchi e sugli specchi, sulla musica degli ultimi Quartetti di Beethoven e certe suggestioni gnostiche.
Sempre nello stesso anno esce un saggio dedicato alla narrativa di Umberto Eco: Eco: due o tre cose che so di lui, Bompiani, 2002. E l'anno successivo Chiedimi chi erano i Beatles (Lettera a mio figlio sull'amore per la musica), Mondadori, 2003. Dopo aver raccontato i libri al primo figlio, ha deciso di spiegare la musica, altra sua passione, al secondo figlio, Andrea.
Questo amore, è stato pubblicato da Mondadori nel febbraio del 2006. Una storia d’amore, dolorosa e intensa, un modo per muoversi nelle intermittenze del destino.
Nel 2008 ha pubblicato "Manuale di scrittura creativa", per l'editore Castelvecchi. Dieci lezioni sulla scrittura creativa con un'ampia guida su come fare per pubblicare.
Il suo ultimo romanzo, "Il vento dell'odio" è stato pubblicato da Mondadori nel settembre 2008. Una storia di terrorismo che comincia negli anni Settanta e arriva fino a oggi. Ma anche un romanzo sull'identità italiana e sull'impossibilità di diventare un paese normale.
Ha curato il volume delle Opere di Giorgio Bassani per la collana di classici “i Meridiani” di Mondadori (1998) e ha scritto saggi su Fabrizio De André (Parole e canzoni, Einaudi, 1999), e Francesco Guccini (Parole e canzoni, Einaudi, 2000). Alcuni suoi racconti sono pubblicati in varie antologie. I suoi libri sono tradotti in molti paesi del mondo.
Finalista al Premio Campiello nel 1996 con Presto con fuoco. Nel 1999 vince il premio Fenice-Europa con il libro L'età perfetta. Nel tempo libero ama suonare il pianoforte.
Il suo sito Internet è molto innovativo, e si possono trovare informazioni sui suoi libri, e si possono consultare documenti, carteggi, recensioni italiane e straniere, appunti e materiali di lavoro per i romanzi."(Wikipedia).
Non v'è dubbio che Roberto Cotroneo è un esperto anche di musica, eppure l'articolo che ho postato mi dà una insopprimibile insofferenza per questo signore che sputa addosso a Uto Ughi e vuol darci ad intendere che ciò che compone Giovanni Allevi è musica classica nuova, degna di attenzione e lo fa con una spocchia ed una arroganza insopportabili.
No, non è così.
Vi sono dei templi che sono consacrati alla musica e non possono essere profanati nè da Giovanni Allevi nè dagli U2 e da Bono Vox.
Per paragone è come se si accettasse come ammissibile che nella basilica di S. Pietro a Roma si possa svolgere uno spettacolo porno.
ASSOLUTAMENTE NO !
Vedo che ti sei ben documentato.
Sarà anche l'opinione di uno che la sa lunga, ma ci saranno sempre i dissenzienti e tu ne sei l'esempio.
Grazie Anna.
Sai qual'è il punto ? Io ho ho avuto ac he fare per 40 anni con diecine di migliaia di persone, ho sviluppato una particolare 'sensibilità' nel riconoscere gli arroganti e nutro avversione, soprattutto, verso l'arroganza intellettuale, capace di offuscare anche i migliori cervelli.
L'umiltà è ciò che manca sia a Riccardo Cotroneo che a Giovanni Allevi.
La critica, severa, di Uto Ughi non proviene da uno sconosciuto musicofilo come me ma da un musicista ed un concertista di fama mondiale, che nè Cotroneo nè Allevi potranno mai aspirare a possedere.
Inoltre, sia l'uno che, soprattutto, l'altro non hanno saputo in nessun modo confutare le argomentazioni critiche di Uto Ughi, molto dettagliate e qualificate, che sono anche il mio pensiero (anche se non così lucidamente concepito ed esposto).
Ecco chi è Uto Ughi:
"Uto Ughi, pseudonimo di Diodato Emilio Ughi (Busto Arsizio, 21 gennaio 1944), è un violinista italiano.
Nato da genitori di Pirano d'Istria, ha iniziato da piccolo («5 o 6 anni» dice lui stesso) lo studio della musica e l'apprendimento delle tecniche violinistiche, debuttando a soli sette anni al Teatro Lirico di Milano imponendosi subito all'attenzione della critica e del pubblico come uno straordinario talento. Già a dodici anni Uto Ughi veniva considerato un artista tecnicamente ed espressivamente maturo. È considerato uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana ed è fra i massimi interpreti contemporanei.
Ha studiato con i maestri George Enescu a Parigi e Corrado Romano a Ginevra e all'Accademia Chigiana di Siena e in seguito ha proseguito gli studi con Riccardo Brengola, incontrando nel ricco ambiente culturale senese Andrés Segovia e Pablo Casals.
Oltre alla prolifica attività musicale, sia in sala di incisione, sia in numerose tournée, Uto Ughi è un protagonista anche nell'animazione culturale: ha fondato e anima diversi festival, manifestazioni e rassegne musicali: "Omaggio a Venezia", finalizzato alla raccolta di fondi per il restauro dei monumenti della città, "Omaggio a Roma" (1999-2002), per la diffusione del patrimonio musicale. Dal 2003 gli ideali di tali eventi sono stati ripresi nel festival "Uto Ughi per Roma", del quale Uto Ughi è fondatore e direttore artistico. Da ricordare anche l'istituzione con Bruno Tosi del premio "Una vita per la Musica".
Il 4 settembre 1997 gli venne conferita l'onorificenza di Cavaliere della Gran Croce dal Presidente della Repubblica, per i suoi significativi meriti in campo artistico, mentre nell'aprile del 2002 ricevette la Laurea honoris causa in Scienze delle Comunicazioni. Fra le altre onorificenze ricevute da Uto Ughi, vi sono il titolo di Accademico di Santa Cecilia (1978), di Commendatore della Repubblica (18 febbraio 1981, conferitogli dal presidente Pertini) di Gran Ufficiale (2 giugno 1985). Tra i premi più significativi vinti da Uto Ughi vi sono il premio "Una vita per la musica - Leonard Berstein" (23 giugno 1997), il premio "Galileo 2000" (5 luglio 2003) ed il premio internazionale "Ostia Mare" di Roma (8 agosto 2003).
Tra i violini in possesso di Ughi, due strumenti sono oltremodo preziosi: uno Stradivari "Van-Houten-Kreutzer" del 1701, chiamato così perché appartenuto al violinista omonimo al quale Beethoven aveva dedicato la sonata in la maggiore op.47, ed un "Guarneri del Gesù" del 1744, appartenuto al sommo violinista Grumiaux.
Dal 7 giugno 2008, Uto Ughi conduce su Rai Uno il programma Uto Ughi racconta la musica. Si tratta di una serie di dieci brevi episodi della durata fra i 15 ed i 20 minuti, trasmessi a mezzanotte, in cui il violinista introduce gli ascoltatori ad un aspetto della musica classica, ad un compositore, ad un brano celebre, eccetera; il programma, registrato in location sempre diverse, si compone di tre parti: una breve spiegazione iniziale seguita dell'esecuzione di uno o più brani e conclusa da un'informale discussione fra il maestro ed un gruppo di giovani.
Puntate:
07/06/2008, Basilica di Santa Sabina all'Aventino a Roma - La musica figurativa: Antonio Vivaldi, Le quattro stagioni (Estate: III Presto, Inverno: II Largo, Autunno: III Allegro)
09/06/2008, Auditorium Conciliazione a Roma - Carmen fantasy: Pablo de Sarasate, Fantasia dall'opera Carmen (trascrizione per violino & orchestra dalla Carmen di Georges Bizet)
10/06/2008, Sale Apollinee del Gran Teatro La Fenice a Venezia - Il primo movimento de "La morte e la fanciulla": Franz Schubert, La morte e la fanciulla (I Allegro)
11/06/2008, Sale Apollinee del Gran Teatro La Fenice a Venezia - Il secondo movimento de "La morte e la fanciulla": Franz Schubert, La morte e la fanciulla (II Andante con moto)
13/06/2008, Basilica di Santa Sabina all'Aventino a Roma - Mendelssohn e Massenet: Felix Mendelssohn, Concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.40 (III Rondò); Jules Massenet, Thaïs (Meditazione)
14/06/2008, Auditorium Conciliazione a Roma - Paganini e Saint-Saëns: Niccolò Paganini, Concerto per violino in si minore no. 2 op. 7 "La campanella" (III Rondo à la clochette); Camille Saint-Saëns, Introduzione e rondò capriccioso
16/06/2008, Tempio Kichijyouin a Manazuru - Una Ciaccona di Bach: Johann Sebastian Bach, Partita in re minore per violino solo BWV 1004 (V Ciaccona)
17/06/2008, Tokyo Metropolitan Art Space a Tokyo - L'eleganza di Brahms 1: Johannes Brahms, Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 77 (I Allegro ma non troppo)
19/06/2008, Tokyo Metropolitan Art Space a Tokyo - L'eleganza di Brahms 2: Johannes Brahms, Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 77 (II Adagio, III Allegro giocoso, ma non troppo vivace)
20/06/2008, Tempio Kichijyouin a Manazuru / Tokyo Metropolitan Art Space a Tokyo - Bach e Paganini: Johann Sebastian Bach, Partita per violino n. 3 BWV 1006 (III Gavotta en rondò); Johann Sebastian Bach, Concerto per due violini in re minore BWV 1043 (I Vivace) / Niccolò Paganini, Fantasia dai Capricci."(Wikipedia).
Non ci sono blateramenti su carta stampata o su pentagramma che potranno intaccare la competenza di Uto Ughi.
Dimenticavo. Qualcuno ha sostenuto che Allevi era ed è il superamento della musica di Bach, Beethoven ... Ma si può tollerare una simile puttanata ?
Se vai a leggere la cartella che io ho intestato a Giovanni Allevi vedrai cosa penso io per mio conto al riguardo.
Aggiungo che a causa della disputa su questo mediocre musicista ha interrotto rapporti con gentili signore titolari di blog con la mania snobistica di intendersi di musica.
Bada bene, sull'altra musica (per me c'è la musica classica e l'altra musica) nulla da eccepire, non mi piace granchè, invecchiando mi sono sempre più estraniato (mia moglie e i miei figli no e ogni tanto litighiamo) e finisce qui.
Ma spacciare Allevi per un compositore originale ecc. ecc., non, proprio no, cribbio !
Spazio ai giovani ed alle novità,
ma c'è un limite!
Magari i posteri si ricorderanno di Allevi... per la sua 'misera' risposta al Maestro Ughi!?
Madda
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