mercoledì 4 febbraio 2009

Gip, gip, hurrà

MARCO TRAVAGLIO
L'ESPRESSO

Fino a dieci giorni fa, il problema per i politici italiani erano le 'manette facili', tant'è che si lavorava per renderle più difficili, affidandole a tre gip al posto di uno (magari scelti uno dal Pdl, uno dal Pd e uno dall'Udc). Motivo: l'arresto di uno dei loro, il sindaco Pd di Pescara Luciano D'Alfonso, poi scarcerato perché s'era dimesso facendo evaporare il rischio di reiterazione del reato (dopodiché il furbacchione ha ritirato le dimissioni e s'è dato malato). Ma all'improvviso, dopo gli arresti domiciliari concessi al giovane reo confesso per lo stupro di Capodanno a Roma, gli stessi politici hanno cominciato a ululare alle 'scarcerazioni facili', col contorno di ispezioni ministeriali e alti lai di Berlusconi, Alemanno e Veltroni. In realtà non esistono né manette né scarcerazioni facili: solo provvedimenti a norma di legge.

Una legge fatta dai politici medesimi nell'agosto 1995 con maggioranza bulgara (destra e sinistra affratellate, contraria la sola Lega):
niente più manette se l'indagato potrebbe ottenere la sospensione condizionale della pena;
se il rischio di ripetizione del reato riguarda delitti punibili con pene massime sotto i 4 anni (prima la soglia era di 3);
e se il pericolo di fuga non è 'attuale' o 'fondato su un fatto espressamente indicato nel provvedimento'.
Cioè: bisogna sperare che il fuggiasco si faccia sorprendere con la valigia in mano, il cappotto addosso e il biglietto aereo in tasca, altrimenti resta libero. E la recidiva non conta più nulla. Ma, anziché assumersi la responsabilità delle leggi che fanno e informarne correttamente i cittadini, i politici preferiscono vellicare i peggiori umori popolari. Parlano come se, per certi reati, la custodia cautelare fosse un acconto sulla pena e dipendesse dalla gravità del delitto. Essa invece dipende esclusivamente dal rischio che l'indagato pregiudichi l'indagine truccando le prove, o fuggendo, o seguitando a delinquere.

Dunque se il sospetto, fosse pure uno stragista, si consegna alla giustizia e confessa, dev'essere processato da libero, al massimo ai domiciliari. Per questo lo stupratore di Capodanno, essendosi costituito e avendo confessato, ha ottenuto i domiciliari. Non per buonismo: perché lo impone la legge. Ora però è in arrivo una riforma davvero strepitosa, annunciata dalle fondazioni Liberal e Italianieuropei, nuovo trust di cervelli formato da Casini e D'Alema: a decidere sulle misure cautelari saranno tre gip, dopo averne discusso in udienza con l'arrestando e/o col suo avvocato.
Funziona così: i giudici chiamano il candidato alle manette, lo avvertono che il pm lo vuole in galera, lo invitano a nominare un difensore per l'udienza.
Geniale.
Così, se il tipo è furbo, se la dà a gambe e, finita l'udienza, non lo trovano più (e tutti i politici potranno strillare alle 'scarcerazioni facili').
Se invece è tonto, resta in casa e aspetta disciplinatamente le manette: ma potrà sempre guadagnarsi un congruo sconto di pena per seminfermità mentale.

(30 gennaio 2009)

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Il moderno Savonarola.
Speriamo non gli facciano fare la stessa fine !