domenica 5 aprile 2009

ANTONIO DI PIETRO

Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri, sabato 4 aprile, presso il convegno "Prepariamo la città metropolitana" tenutosi a Milano.

"Come sapete, noi dell'Italia dei Valori siamo una formazione politica che in prospettiva guarda al superamento delle province, perché in alcuni casi la provincia va troppo stretta, in altri casi va troppo larga. Nel caso di Milano, appunto, trattasi di una realtà in cui provincia e comune devono essere una sola cosa, una realtà metropolitana che a differenza di Reggio Calabria merita di essere considerata tale.

La città metropolitana che noi immaginiamo è una città metropolitana che a Milano si deve sviluppare innanzitutto sul piano infrastrutturale, in secondo luogo sul piano industriale, in terzo luogo, ma che poi è il primo, sul piano della vivibilità urbana.

Sul piano infrastrutturale in realtà cosa fa lo sappiamo benissimo. Sappiamo benissimo che il punto fondamentale è lo snodo di tutte le realtà che arrivano da Milano e partono da Milano. Lo abbiamo affrontato tante volte e adesso ci sono le condizioni per farlo. Ci vogliono le grandi arterie ferroviarie, viarie o aeroportuali che portino vicino a Milano, ma come poi la città viene attraversata? La Tem, la Brebemi, la Pedemontana hanno un senso se ci stanno tutte, e se tutte quante fra di loro permettono di “snodare” quel che è il traffico di lunga gittata, che passa attraverso l'autostrada con il traffico che, dal territorio, entra ed esce da Milano.

Voi avete visto che tutto il sistema autostradale, A1 piuttosto che A4 sia verso il Piemonte sia verso la Lombardia, poi alla fine finisce tutto nell'imbuto della tangenziale. E' stato molto positivo, e io sono fra quelli che, diciamo così, l'ha stappata con la realizzazione della quarta corsia sulla A4 ad Agrate, ma poi avete visto che poi l'imbuto che si creava tra Agrate e Capriate ce lo troviamo adesso da una parte verso Cascina Gobba e dall'altra parte verso Rho. Allora la situazione in cui è necessario fare sia la piccola “tangenzialina”, da Rho a Monza, sia la tangenziale più grande, la Pedemontana lombarda.

Tutto questo non serve a niente se poi non si sblocca la Tem. Tutte e tre queste opere non servono a niente se non si crea un sistema di aree metropolitane e metro tranviarie. E' importante che poi, da questa realtà extraurbana, si possa entrare e uscire da Milano con un sistema di trasporti pubblici importante.

Credo che Milano sia la città dove può realizzarsi una città metropolitana, così come previsto dalla nuova legge, proprio perché c'è l'Expo 2015, che dà la possibilità di realizzare e costruire questa realtà. Dipende da cosa si vuol fare. Fino adesso l'idea che mi dà è che l'Expo sta a Milano come la Tav stava all'Italia, se ne parla molto, si comincia già a pagare le tangenti ma il lavoro non parte mai. Lo ricordo bene perché io, della Tav, me ne ero occupato negli anni '90, ancora prima che si cominciava a fare, però già avvennero i primi arresti. Poi è successo tutto quel che è successo.

Cosa voglio dire? L'Expo è uno strumento fondamentale se pensato in funzione di ciò che sarà il dopo Expo, perché se tutti questi soldi servono soltanto per l'Expo è semplicemente un gioco di carnevale. Siccome i mezzi, gli strumenti, i mezzi e le risorse ci saranno, siccome Milano è l'unica città che obiettivamente può fare una cosa del genere, noi dell'Italia dei valori non intendiamo tirarci indietro rispetto a questo impegno. Ovviamente, sia sul piano infrastrutturale sia sul piano delle scelte urbanistiche, perché su questo piano noi non è che possiamo, in nome dell'Expo, stravolgere la realtà di Milano.

Con riferimento a tutto questo, mi preme dire anche qui in questa sede, c'è la necessità di mettere in chiaro la differenza tra quello che è lo sviluppo urbano, dove si vive, e lo sviluppo industriale, che comunque dovrà essere rivisto insieme all'Expo. Credo che la parte importante riguardi il Pil italiano, la cui maggior parte si trova all'interno del territorio della provincia di Milano. In una situazione di questo genere è evidente, quindi, che la città metropolitana che noi immaginiamo non può considerare che diventi un dormitorio o un luogo di passeggio, ma deve essere un luogo di rilancio dello sviluppo industriale e quindi anche di ottimizzazione delle infrastrutture, ma anche dei luoghi in cui ampliare e migliorare qualificare lo sviluppo industriale.

Sviluppo industriale non vuol dire fare le fabbriche e un po' di ciminiere dentro Milano. Vuol dire individuare quali sono le priorità manifatturiere o di servizi che riteniamo siano importanti per questa area e da portare all'esterno, e rivedere quella serie di attività industriali che sono dannose per l'ambiente, per l'attività urbana e per la funzionalità del sistema intero.

Noi riteniamo che anche il piano casa vada affrontato con realismo. Come sapete, abbiamo detto sì al federalismo fiscale. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità sapendo bene che è come il coltello da cucina: ci tagli il pane e funziona benissimo, ma ci puoi ammazzare la moglie.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il federalismo è uno strumento tecnico che se viene usato con senso di responsabilità servirà per ottimizzare sia il sistema delle entrate che il sistema delle uscite. E' uno strumento malevolo se viene utilizzato male, ma se rinunci a costruire e a forgiare lo strumento hai già perso.

Ecco perché noi abbiamo detto che ci stiamo, ecco perché noi abbiamo detto che vogliamo contribuire a fare di questo strumento una forgia che serva per far funzionare il sistema. In quest'ottica, anche sul piano casa. Lo abbiamo annunciato, ci proporremo con senso di responsabilità. Vuol dire che quella proposta così com'era stata formulata è una proposta scellerata, ma questo non vuol dire che un piano casa non si debba fare. Questo non vuol dire che non ci sia bisogno, in alcuni casi, anche di rivedere una legge urbanistica. Bene, anche in questo caso noi affronteremo, adesso che è stato riportato all'interno dell'alveo della legalità, e diremo sì al piano casa, ma ci vorremo mettere le mani affinché venga fatto nell'ambito della legalità.

E allora mi avvio alla conclusione: l'Italia dei Valori in questa costruzione che comincia, dopo la nuova legge che è stata emanata della città metropolitana, ci starà e ci starà con proposte concrete. Ci starà e ci starà nel tentativo di risolvere e di partecipare in essa. Ci starà, e concludo, così come c'è stata nella tutela delle aree intorno a Malpensa. Noi abbiamo fatto interventi anche su Malpensa, anche per dimostrare come Milano e Malpensa debbano essere collegate, così come Malpensa e Linate non sono in dicotomia fra di loro ma possono essere in sinergia. E lo svincolo a "U" che abbiamo fatto sul sistema ferroviario fra le Ferrovie Nord e le ferrovie milanesi, l'abbiamo fatto su Saronno, anche in quel caso finanziato l'intero progetto, che permetterà alle due ferrovie di poter intercambiarsi fra di loro e quindi di creare un nodo ferroviario di grande risultato.

Una città metropolitana dovrà avere una sua naturale conseguenza e un suo naturale braccio nel completamento, e concludo, del treno ad alta velocità che attualmente arriva a Treviglio e che dovrebbe arrivare a Brescia per collegarsi poi alla dorsale fra il Corridoio uno e il Corridoio cinque, anch'esso fondamentale. Insomma, le idee le abbiamo, accettiamo di collaborare con tutti, anche con la maggioranza all'insegna della politica del fare. l'Italia dei Valori si proporrà sia per la realizzazione della città metropolitana sia per aiutare Penati a farla. "

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