ANTONIO DI PIETRO
Pubblico un'intervista a Giorgio Schultze, candidato indipendente alle prossime elezioni europee nelle liste dell'Italia dei Valori, intervista incentrata sulla crisi economica mondiale sul confronto tra le due amministrazioni americane di Bush e Obama e sull'inutilità degli armamenti nucleari.
Schultze accenna, inoltre, la necessità di una politica di difesa europea comune che renda il vecchio continente più credibile, più unito e con un ruolo centrale nell'ambito della politica mondiale. L'Italia dei Valori ha un programma di 12 punti per l'Europa, di cui al punto 9 propone esattamente un corpo di difesa unico europeo.
Inviato IDV: La Turchia, recentemente, è stata dichiarata nell'Unione europea. Sappiamo che nel territorio turco ci sono diverse basi militari americane. Come si concilia questo ruolo della Turchia in Europa?
G.Schultze: Una delle richieste che è stata fatta su pressione dell'amministrazione Bush era proprio questa, ma questa era stata fatta nei confronti della Polonia, della Repubblica Ceca, in sostanza: se vuoi entrare a far parte dell'unione occidentale come prezzo devi essere una base militare, possibilmente, e neanche tanto della Nato, quanto addirittura degli Stati Uniti. Non va dimenticato l'accordo bilaterale firmato l'estate scorsa fra Condoleeza Rice e il governo ceco per l'installazione della base radar funzionale al sistema di difesa americano, proprio messo in Europa, ai confini con la Russia, che ha scatenato quella guerra fredda e quella nuova corsa agli armamenti che soltanto adesso, con la nuova amministrazione Obama, tende a rallentare o forse anche a fermarsi.
Il fatto che venga richiesto alla Turchia di essere la piattaforma di lancio, quasi come minaccia verso il Medioriente, rappresenta per noi un fattore di instabilità.
Pensiamo ad un'Europa di pace, no a un'Europa aggressiva pronta a minacciare le aree confinanti. Per altro, da tanti punti di vista, noi abbiamo proprio celebrato a Palermo un Forum, che viene considerato di "pace nel Mediterraneo", proprio con le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Turchia, Palestina, Israele, con la necessità di andare ad un'integrazione forte delle aree all'interno di questo bacino del Mediterraneo, considerate elemento strategico di pace e di cooperazione tra i popoli.
Quindi, installare nuovi impianti a minaccia del Medioriente non va in questa direzione, e per altro non corrisponde a quella che è una strategia, fra virgolette, detta di difesa del continente della regione europea.
Inviato IDV: Come giudica questa scelta di Obama di impostare questa politica di disarmo?
G.Schultze: Io credo che Obama stia camminando, come dire, sulle uova, perché evidentemente ha ereditato una situazione impostata dall'amministrazione Bush in cui il confronto, lo scontro, con le regioni del pianeta è stato evidente, "giustamente per sviluppare" dal loro punto di vista, portando alcuni grossi vantaggi economici all'industria bellica statuintense. Anche perché, evidentemente, è l'unica possibile in un momento di gravissima crisi economico finanziaria in cui davvero, stanno saltando intere banche.
Quando si dice che oltre 1.300 miliardi di dollari sono stati spesi l'anno scorso in nuovi armamenti, praticamente è stato speso di più rispetto al buco economico finanziario. E' chiaro che a questo punto Obama deve scegliere un'unica strada: rallentare questa corsa agli armamenti, rallentare gli investimenti e rallentare anche quello che è un costo di manutenzione. I milioni di euro al giorno per il mantenimento delle basi Nato e delle basi americane, tenute tra virgolette come si dice in gergo "in caldo", pronte a scattare, a funzionare, a lanciare i missili in caso di un'eventuale aggressione o attacco, ha un costo che qualcuno deve sopportare. Non a caso Obama chiede in questa fase di transizione agli alleati, tra cui l'Europa, di farsi carico di alcune di queste spese militari, come per esempio l'occupazione in Afghanistan, o altre aree del pianeta, proprio perché si è reso conto degli elevatissimi costi senza ritorno.
Quindi, io credo sia una strategia corretta quella di Obama: congelare nuovi progetti che erano stati lanciati dall'amministrazione Bush, e dall'altra cercare di contenere per quanto possibile i costi di gestione di una fabbrica che, oltre che morte, non produce nulla di buono per l'umanità.
Inviato IDV: Secondo lei, in base ai recenti annunci secondo i quali Al Qaeda starebbe progettando nuovi attentati, sono veri e attendibili oppure servono solo a tenere alta la tensione?
G.Schultze: Io da sempre ho una considerazione condivisa da alcuni, che Al Qaeda è stato un prodotto di quella che è stata l'amministrazione Bush. Con questo non voglio dire che è uscita dalla Casa bianca, ma sicuramente era funzionale ed è tuttora funzionale ad una logica, che è di tenere sotto minaccia qualcuno per ottenere il riscatto. Allora in questo caso, tenendo sotto minaccia l'intera umanità con questo tipo di azioni, è evidente che c'è una probabilità che questi signori possano compiere cose terribili come quelle che sono state compiute l'11 settembre.
Penso con meno probabilità, a questo punto, di essere sostenute ed essere riconosciute dall'altra parte. Io credo che man mano, la popolazione si stia rendendo conto che questi gruppi terroristici nulla hanno a che fare con i processi o le richieste di emancipazione del mondo islamico rispetto all'occidente.
La necessità di un dialogo tra le culture e l'apertura del dialogo tra occidente e mondo islamico sono invece le uniche strade da imboccare. E credo che gruppi armati, violenti e funzionali ad un sistema evidentemente di riarmo, saranno sempre più isolati.
Io credo che il parlamento europeo ha una gravissima responsabilità: nonostante il suo enorme potere di rappresentanza, non si ha in Europa una politica di difesa comune.
Noi dobbiamo insistere perché l'Europa, nel suo insieme, possa essere punto di riferimento, e non le singole nazioni. Diventa assurdo immaginare un'azione di politica di difesa in cooperazione senza passare dall'Europa.
L'Europa deve impegnarsi in questo, e non lasciare ad accordi bilaterali tra le nazioni la soluzione dei problemi di difesa e anche di cooperazione internazionale.

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