
Il Cavaliere continua a collezionare gaffes all'estero. E non è un caso. Superati i confini italiani, il premier infatti non può più contare sui media - giornali e tv - di sua proprietà
Forse non è un caso se le peggiori figuracce Silvio Berlusconi le colleziona all'estero. Appena oltrepassa i confini patrii, perde tutti i paracadute che in Italia lo salvano da tutto, specie da se stesso. All'estero non può contare su giornali e tv di sua proprietà: lì non si usa. Gli basta fare o dire molto meno di quel che fa o dice in Italia per scatenare il finimondo.
Un giorno qualcuno traccerà finalmente un bilancio della sua lunga stagione politica e risponderà a una domanda semplice semplice: cosa lascia di memorabile in eredità ai posteri il premier più longevo della storia repubblicana? Roberto Benigni provò a rispondere nel 2005 in un celebre sketch a 'Rockpolitik': a parte la patente a punti, non gli venne in mente nulla. Ma restò isolato. In politica estera invece la nullaggine berlusconiana si nota a occhio nudo, anche perché fra i giornalisti che la raccontano al mondo non ci sono dipendenti Mediaset.
Tre anni fa, dopo aver contribuito a esportare a suon di bombe la democrazia in Afghanistan, il Cavaliere esaltò il regime fantoccio di Hamid Karzai come "il primo governo finalmente democratico": infatti proseguono torture ed esecuzioni capitali, col contorno della legge che autorizza gli stupri in famiglia. Roba da rimpiangere i talebani. Il piccolo esportatore di democrazia è riuscito a non dire una parola sul regime russo dell'amico Vladimir, sullo sterminio di 100 mila ceceni, sull'attacco alla Georgia e sulla mattanza dei giornalisti d'opposizione (l'altro giorno è morto ammazzato il 48 dell'èra Putin). Anzi, ora s'è messo in testa di fidanzare l'autocrate di Mosca con Obama.
Poi c'è il filo diretto con Tripoli. Il 24 marzo è uscita sul 'Corriere della sera' una notizia che, come tutte le notizie, in Italia non ha fatto notizia: "Il governo italiano proverà a mettere pace nel contenzioso che oppone la Libia alla Svizzera dopo l'arresto nel luglio scorso a Ginevra di Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Muhammar, accusato di maltrattamenti ai danni di due persone di servizio". Il ministro degli Esteri Franco Frattini annuncia giulivo che "l'Italia è pronta a fare la sua parte con parole di rasserenamento a favore della Svizzera in virtù della particolare amicizia con Tripoli".
Ecco: perché mai l'Italia è "particolarmente amica" di una tirannide che calpesta i diritti civili e umani e usa il traffico degli schiavi moderni per ingannare il nostro governo, che in cambio le regala 5 miliardi di dollari? La risposta è in un'illuminante dichiarazione di Abdulhafed Gaddur, ambasciatore libico a Roma: "Vogliamo mettere a disposizione delle imprese italiane una zona franca, anche dal punto di vista fiscale, vicino a un porto e a un aeroporto".
Casomai il premier capitasse dalle parti del Parlamento, un'eventuale opposizione potrebbe domandargli se sappia niente del progetto. Che parrebbe lievemente incompatibile con la guerra ai paradisi fiscali da lui dichiarata al G20 di Londra.
O è stato frainteso anche su questo?
Forse non è un caso se le peggiori figuracce Silvio Berlusconi le colleziona all'estero. Appena oltrepassa i confini patrii, perde tutti i paracadute che in Italia lo salvano da tutto, specie da se stesso. All'estero non può contare su giornali e tv di sua proprietà: lì non si usa. Gli basta fare o dire molto meno di quel che fa o dice in Italia per scatenare il finimondo.
Un giorno qualcuno traccerà finalmente un bilancio della sua lunga stagione politica e risponderà a una domanda semplice semplice: cosa lascia di memorabile in eredità ai posteri il premier più longevo della storia repubblicana? Roberto Benigni provò a rispondere nel 2005 in un celebre sketch a 'Rockpolitik': a parte la patente a punti, non gli venne in mente nulla. Ma restò isolato. In politica estera invece la nullaggine berlusconiana si nota a occhio nudo, anche perché fra i giornalisti che la raccontano al mondo non ci sono dipendenti Mediaset.
Tre anni fa, dopo aver contribuito a esportare a suon di bombe la democrazia in Afghanistan, il Cavaliere esaltò il regime fantoccio di Hamid Karzai come "il primo governo finalmente democratico": infatti proseguono torture ed esecuzioni capitali, col contorno della legge che autorizza gli stupri in famiglia. Roba da rimpiangere i talebani. Il piccolo esportatore di democrazia è riuscito a non dire una parola sul regime russo dell'amico Vladimir, sullo sterminio di 100 mila ceceni, sull'attacco alla Georgia e sulla mattanza dei giornalisti d'opposizione (l'altro giorno è morto ammazzato il 48 dell'èra Putin). Anzi, ora s'è messo in testa di fidanzare l'autocrate di Mosca con Obama.
Poi c'è il filo diretto con Tripoli. Il 24 marzo è uscita sul 'Corriere della sera' una notizia che, come tutte le notizie, in Italia non ha fatto notizia: "Il governo italiano proverà a mettere pace nel contenzioso che oppone la Libia alla Svizzera dopo l'arresto nel luglio scorso a Ginevra di Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Muhammar, accusato di maltrattamenti ai danni di due persone di servizio". Il ministro degli Esteri Franco Frattini annuncia giulivo che "l'Italia è pronta a fare la sua parte con parole di rasserenamento a favore della Svizzera in virtù della particolare amicizia con Tripoli".
Ecco: perché mai l'Italia è "particolarmente amica" di una tirannide che calpesta i diritti civili e umani e usa il traffico degli schiavi moderni per ingannare il nostro governo, che in cambio le regala 5 miliardi di dollari? La risposta è in un'illuminante dichiarazione di Abdulhafed Gaddur, ambasciatore libico a Roma: "Vogliamo mettere a disposizione delle imprese italiane una zona franca, anche dal punto di vista fiscale, vicino a un porto e a un aeroporto".
Casomai il premier capitasse dalle parti del Parlamento, un'eventuale opposizione potrebbe domandargli se sappia niente del progetto. Che parrebbe lievemente incompatibile con la guerra ai paradisi fiscali da lui dichiarata al G20 di Londra.
O è stato frainteso anche su questo?
(09 aprile 2009)


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