
Come sempre, i racconti dei sopravvissuti ci dicono che nelle difficoltà gli italiani danno il meglio di se stessi. Ma il terremoto che ha devastato l’Abruzzo sembra svelare qualcosa di diverso.
Svela qualcosa di diverso anche nell’operare della classe politica: una sorta di dignità e di assunzione di responsabilità, non scontate nel velenoso clima politico che avvolge il Paese. La macchina dello Stato ha ben operato. C’è certo la polemica che riguarda lo studioso che forse aveva previsto il terremoto. Ma questa è una discussione incerta, esposta com’è ad argomenti scientifici che avranno bisogno di tempo per essere dipanati. Quel che conta in queste ore è il tempismo, l’efficienza e il volume dell’intervento di soccorso: da questo punto di vista il primo bilancio è positivo. I soccorsi si sono messi in moto pochi minuti dopo la scossa più grave, stando alle testimonianze più importanti, quelle delle vittime. I vigili del fuoco sono stati velocissimi ad arrivare e a cominciare a scavare. Nel giro di poche ore hanno poi portato sui vari luoghi le unità cinofile e le grandi attrezzature, tipo gru, che servono nei casi di crolli di interi edifici.
La Protezione civile ha ben coordinato tutti i suoi bracci operativi: ad esempio, e non è un dettaglio secondario, il sito Internet è stato immediatamente attivato dopo la scossa, dando informazioni anche prima dei canali all news tv, che pure hanno ben lavorato. Altro esempio di organizzazione: le Ferrovie hanno fermato i treni per controlli e hanno riaperto le linee locali con il massimo della velocità. Così com’è stato fatto per le autostrade verso L’Aquila, già sbarrate all’alba per far passare i soccorsi. Ancora: la richiesta di sangue è scattata così immediatamente che a mezzogiorno ce n’era già a sufficienza. Le tendopoli sono state erette in mattinata e il trasporto feriti in ospedali anche lontani è stato efficiente.
Se ritorniamo a tutte le altre tragedie di questi ultimi anni, ci si ricorderà che le prime preziose ore sono sempre andate perse nella confusione - dal terremoto del Friuli, 6 maggio 1976 (all’epoca non c’era ancora la Protezione civile), a quello dell’Irpinia, 23 novembre 1980 (2735 morti), a quello in Umbria, 6 settembre 1997 (quando la Basilica di San Francesco ad Assisi venne danneggiata), e cito qui anche la frana tragica del maggio 1998 a Sarno, vicino a Napoli, in cui i soccorsi persero quasi un intero giorno. In tutte queste occasioni abbiamo sempre assistito alla generosità dei cittadini, ma non alla stessa prontezza dello Stato.
Lo Stato va dunque congratulato, oggi. In parte la macchina si è messa in moto grazie proprio alle esperienze passate. Ma in parte la prontezza va riconosciuta anche al clima instaurato dal governo, che è quello di un interventismo misurato sul fare. Efficace è stato soprattutto il fatto che il premier si sia recato di persona in Abruzzo, facendo una conferenza stampa con gli operativi dei settori. Anticipiamo critiche da sinistra che diranno, comunque, che Berlusconi come al solito riduce tutto al suo protagonismo. Ma questa volta anche nella maggioranza del centrosinistra sembra emergere un approccio diverso, che prende atto della nuova situazione: Dario Franceschini non ha dato la stura alle polemiche, anzi ha «messo a disposizione» gli uomini e le strutture del Pd. Il leader democratico ha anche telefonato al premier, e persino la spiegazione della sua assenza in Abruzzo in queste ore (spiegazione fornita informalmente dal suo portavoce) ha una nota di serio buonsenso: «Non siamo andati per non sembrare che eravamo lì a contendere le luci della ribalta», insomma per non «politicizzare» il dramma. Né abbiamo udito nessun fischio o grido «assassini», come di solito succede durante la commemorazione alla Camera.
Nel clima di lutto generale ieri l’Italia politica, governo e opposizione, si è comportata con dignità. In questa serietà ritrovata emerge anche un metodo che appare efficace agli occhi dei cittadini. Ha fatto bene Berlusconi a «metterci la faccia», andando a rassicurare gli italiani che lo Stato non è così lontano. È un metodo che nel passato - vedi Napoli - gli ha già portato un successo. E la decisione di Dario Franceschini di mettere prima a disposizione la forza locale del Pd e poi recarsi presto in Abruzzo, come dice ancora il suo portavoce, non appare un passo improvvisato: va ricordato che fu proprio lui a presentarsi a Lampedusa durante la rivolta degli immigrati un paio di mesi fa. Anche quella fu una mossa premiante per lui; nei fatti fu il primo passo che lo distinse dal grigiore dell’apparato, alcune settimane prima dell’imprevista elezione a segretario.
Piace immaginare, in queste ore di lutto, che tutto questo potrebbe davvero contenere una lezione sui nuovi tempi di crisi e di drammi: uscire dai Palazzi e confrontarsi con la concretezza della vita reale è ben più premiante che misurarsi fra schieramenti opposti nelle cupe aule di Camera e Senato.
Svela qualcosa di diverso anche nell’operare della classe politica: una sorta di dignità e di assunzione di responsabilità, non scontate nel velenoso clima politico che avvolge il Paese. La macchina dello Stato ha ben operato. C’è certo la polemica che riguarda lo studioso che forse aveva previsto il terremoto. Ma questa è una discussione incerta, esposta com’è ad argomenti scientifici che avranno bisogno di tempo per essere dipanati. Quel che conta in queste ore è il tempismo, l’efficienza e il volume dell’intervento di soccorso: da questo punto di vista il primo bilancio è positivo. I soccorsi si sono messi in moto pochi minuti dopo la scossa più grave, stando alle testimonianze più importanti, quelle delle vittime. I vigili del fuoco sono stati velocissimi ad arrivare e a cominciare a scavare. Nel giro di poche ore hanno poi portato sui vari luoghi le unità cinofile e le grandi attrezzature, tipo gru, che servono nei casi di crolli di interi edifici.
La Protezione civile ha ben coordinato tutti i suoi bracci operativi: ad esempio, e non è un dettaglio secondario, il sito Internet è stato immediatamente attivato dopo la scossa, dando informazioni anche prima dei canali all news tv, che pure hanno ben lavorato. Altro esempio di organizzazione: le Ferrovie hanno fermato i treni per controlli e hanno riaperto le linee locali con il massimo della velocità. Così com’è stato fatto per le autostrade verso L’Aquila, già sbarrate all’alba per far passare i soccorsi. Ancora: la richiesta di sangue è scattata così immediatamente che a mezzogiorno ce n’era già a sufficienza. Le tendopoli sono state erette in mattinata e il trasporto feriti in ospedali anche lontani è stato efficiente.
Se ritorniamo a tutte le altre tragedie di questi ultimi anni, ci si ricorderà che le prime preziose ore sono sempre andate perse nella confusione - dal terremoto del Friuli, 6 maggio 1976 (all’epoca non c’era ancora la Protezione civile), a quello dell’Irpinia, 23 novembre 1980 (2735 morti), a quello in Umbria, 6 settembre 1997 (quando la Basilica di San Francesco ad Assisi venne danneggiata), e cito qui anche la frana tragica del maggio 1998 a Sarno, vicino a Napoli, in cui i soccorsi persero quasi un intero giorno. In tutte queste occasioni abbiamo sempre assistito alla generosità dei cittadini, ma non alla stessa prontezza dello Stato.
Lo Stato va dunque congratulato, oggi. In parte la macchina si è messa in moto grazie proprio alle esperienze passate. Ma in parte la prontezza va riconosciuta anche al clima instaurato dal governo, che è quello di un interventismo misurato sul fare. Efficace è stato soprattutto il fatto che il premier si sia recato di persona in Abruzzo, facendo una conferenza stampa con gli operativi dei settori. Anticipiamo critiche da sinistra che diranno, comunque, che Berlusconi come al solito riduce tutto al suo protagonismo. Ma questa volta anche nella maggioranza del centrosinistra sembra emergere un approccio diverso, che prende atto della nuova situazione: Dario Franceschini non ha dato la stura alle polemiche, anzi ha «messo a disposizione» gli uomini e le strutture del Pd. Il leader democratico ha anche telefonato al premier, e persino la spiegazione della sua assenza in Abruzzo in queste ore (spiegazione fornita informalmente dal suo portavoce) ha una nota di serio buonsenso: «Non siamo andati per non sembrare che eravamo lì a contendere le luci della ribalta», insomma per non «politicizzare» il dramma. Né abbiamo udito nessun fischio o grido «assassini», come di solito succede durante la commemorazione alla Camera.
Nel clima di lutto generale ieri l’Italia politica, governo e opposizione, si è comportata con dignità. In questa serietà ritrovata emerge anche un metodo che appare efficace agli occhi dei cittadini. Ha fatto bene Berlusconi a «metterci la faccia», andando a rassicurare gli italiani che lo Stato non è così lontano. È un metodo che nel passato - vedi Napoli - gli ha già portato un successo. E la decisione di Dario Franceschini di mettere prima a disposizione la forza locale del Pd e poi recarsi presto in Abruzzo, come dice ancora il suo portavoce, non appare un passo improvvisato: va ricordato che fu proprio lui a presentarsi a Lampedusa durante la rivolta degli immigrati un paio di mesi fa. Anche quella fu una mossa premiante per lui; nei fatti fu il primo passo che lo distinse dal grigiore dell’apparato, alcune settimane prima dell’imprevista elezione a segretario.
Piace immaginare, in queste ore di lutto, che tutto questo potrebbe davvero contenere una lezione sui nuovi tempi di crisi e di drammi: uscire dai Palazzi e confrontarsi con la concretezza della vita reale è ben più premiante che misurarsi fra schieramenti opposti nelle cupe aule di Camera e Senato.


1 commento:
Una spudorata lavata di faccia o, se preferite, una vergognosa leccata di c..lo.
Non sfiora nemmeno il dubbio alla Lucia che sarebbe stato meglio lo Stato ci fosse stato un'ora prima del terremoto.
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