mercoledì 20 maggio 2009

Il Pd: «Berlusconi rinunci al Lodo Alfano e si lasci processare»



È un pò come qualcuno fosse entrato nell'aula di un tribunale a staccare dal muro la scritta «la legge è uguale per tutti», attaca il segretario del Pd Dario Franceschini, che, dopo la sentenza Mills, spara a zero sul lodo Alfano. «L'unico modo per riattaccare quel cartello è che Berlusconi venga in Parlamento a dire “rinuncio ai privilegi del Lodo Alfano”», dice Franceschini.

Il Pd chiede dunque al premier di presentarsi in parlamento, rinunciare al lodo Alfano e lasciarsi processare.

La sentenza - incalza il segretario del Pd - «dimostra in modo purtroppo incontestabile il coinvolgimento del presidente del Consiglio e dimostra allo stesso modo che la legge Alfano è stata fatta apposta per sottrarlo al giudizio a cui sono sottoposti tutti gli italiani».

Ancora più tranchant D'Alema. «Non capisco perchè Berlusconi abbia scelto di replicare in Parlamento», attacca l'esponente del Pd: «Io credo che sarebbe dovuto andare in tribunale per accettare di essere processato e chiarire le accuse che gli vengono rivolte».
Il suo timore tra l'altro è che «la seduta in Parlamento diventi una gazzarra contro la magistratura». «Questo sarebbe intollerabile», avverte D'Alema: «Il Parlamento è stato nominato in gran parte da Berlusconi e sono certo che in molti plaudiranno ai suoi attacchi alla magistratura», osserva. «E tutto ciò lede il principio della divisione dei poteri».

Proprio quello che dice Di Pietro: «Non accettiamo che Berlusconi venga in Parlamento solo per offendere la dignità dei magistrati che hanno fatto solo il loro lavoro», attacca il leader dell'Italia dei Valori. «Insistiamo affinchè Berlusconi presenti le dimissioni o si vada avanti con una richiesta di impeachment», incalza Di Pietro: «Invece di prendersela con i giudici, Berlusconi - gli suggerisce l'ex pm di Mani Pulite - vada a farsi processare e, al riguardo, gli ricordo che dopo la separazione processuale da Mills, saranno altri giudici a doverlo giudicare e, quindi, altri ai quali dovrà sottoporre le sue ragioni».


19 maggio 2009

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