mercoledì 20 maggio 2009

Una rete di corruzione in nome di un “eco affare”.

Una rete di corruzione in nome di un “eco affare”. Niente a che vedere con le ecomafie denunciate da Legambiente, ma l’inchiesta sul giro di tangenti legato alla costruzione della centrale a biomasse nel casertano, è comunque un eco imbroglio. Una vicenda che rappresenta una nuova spina nel fianco per l’amministrazione regionale guidata da Antonio Bassolino. L’inchiesta ha confatti coinvolto l'assessore all'Agricoltura della Regione Campania, Andrea Cozzolino, candidato alle elezioni europee per il Pd, e il capo della segreteria di Antonio il Governatore da Afragola, Gianfranco Nappi. “Semplici” avvisi di garanzia e “banali” perquisizioni, che naturalmente non provano nulla. E sia Nappi che Cozzolino non esitano a definirsi “sereni, certi che le indagini dimostreranno la loro completa estraneità”. La più classica delle formule di stile. E Cozzolino affida il suo proclama di innocenza anche a Facebook, che ormai ha preso il posto di molti altri mezzi di informazione che invece assomigliano sempre di più a blog o vetrine per marchette.


Ma vediamo cosa viene fuori, per ora, dall’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere. Al centro delle indagini, due imprenditori romani che sono accusati di aver corrotto amministratori locali, funzionari e tecnici. L’obiettivo era mettere le mani su 7 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Tutto con lo scopo di ottenere il via libera alla costruzione di una centrale a biomasse a Pignataro Maggiore. I pm sammaritani hanno chiesto e ottenuto dal gip 23 ordinanze di custodia cautelare che sono state eseguite nei giorni scorsi in tutta Italia. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Regione Campania, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio e alla realizzazione di falsi in atti pubblici.


Oltre ai provvedimenti di cattura, sono stati poi firmati dagli inquirenti diversi avvisi di garanzia. Tra i destinatari degli atti d’indagine, come dicevamo, l’assessore bassoliniano Cozzolino e il segretario bassoliniano Nappi. Entrambi hanno ricevuto l'avviso in occasione delle perquisizioni dei loro uffici in Regione. Restano sereni (come la primavera) ed estranei (ai fatti).
L'inchiesta è stata denominata ''Biopower'' dal nome dell’azienda di proprietà dei due corruttori principali. Due imprenditori, Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo, entrambi romani, sono accusati di aver distribuito mazzette & promesse a politici e funzionari pubblici per ottenere vantaggi. Tutto gira intorno a un contributo di 6,8 milioni di euro della Regione per la costruzione della centrale di Pignataro. Va detto tuttavia che il contributo milionario è stato poi lasciato cadere, non è mai stato liquidato, visto che la Biopower ha poi ottenuto un finanziamento della Unipol Merchant Bank.


Bracciali e Tombolillo, oltre sono titolari di tre società in Italia, la Biopower spa, la Natural Energy srl e la Energethic srl, e di un’altra a San Marino (lo stato del monte Titano sferzato in questi giorni da un’altra inchiesta sul sistema bancario). Attraverso San Marino, dicono i pubblici ministeri confluivano centinaia di migliaia di euro da conti in Svizzera per finanziare il sistema di corruzione.


Per ottenere il finanziamento regionale i due si appoggiavano a Vincenzo Guerriero, un dirigente della Regione, e Fulvio Scia, un funzionario. Dice l’accusa che era Scia, in cambio di 50mila euro l’anno, a rivelare a Tombolillo informazioni utili per orientare le sue strategie imprenditoriali. Un ex consulente della Regione, Eugenio Di Santo, si occupava invece di facilitare i rapporti politici con l'assessore Cozzolino, ricevendo in cambio 140.000 euro. Tutti i dipendenti della Regione coinvolti sono, prontamente, stati sospesi.


La distribuzione di tangenti, le bio-mazzette, aveva raggiunto anche amministratori locali casertani, a cominciare da Francesco Capobianco, ex assessore alla provincia di Caserta e attuale consigliere comunale cittadino del Pd, che, in cambio di un ''pacchetto'' di posti di lavoro nella centrale, aveva convinto tra l'altro, un consigliere comunale di Pignataro Maggiore a non sostenere le proteste della popolazione contro la centrale.
Soldi finivano anche ai consiglieri di maggioranza tra cui Francesco D'Alonzo, che per appoggiare il progetto aveva ottenuto la sponsorizzazione della Biopower per la sua squadra di calcio, il Pignataro.


La Guardia di Finanza ha inoltre perquisito la casa del sindaco di Pignataro, Giorgio Magliocca.
Bracciali e Tombolillo si erano preoccupati, a modo loro, anche delle norme antisismiche: una fettina di tangenti era stata consegnata a due funzionari del Genio Civile grazie ai quali il progetto edilizio era riuscito ad evitare le prescrizioni del 2008 in materia, realizzando così la centrale secondo le norme del 2005, molto meno “onerose”.


I lavori per la costruzione della centrale a biomasse di Pignataro sono partiti un anno e mezzo fa. La centrale, secondo i programmi, dovrebbe bruciare rifiuti selezionati per la produzione di energia. Come ristoro per i danni ambientali causati dalla centrale il Comune di Pignataro riceverà 300.000 euro all'anno per 30 anni.


Intanto, i magistrati hanno avviato gli interrogatori. Gli avvocati del consigliere comunale di Caserta Franco Capobianco, agli arresti domiciliari, hanno presentato una richiesta di scarcerazione. Anche Capobianco è esponente del Pd ed in passato è stato assessore provinciale alle Attività produttive con delega alle Politiche Energetiche. Nel corso dell'interrogatorio del gip Paola Cervo, Capobianco ha respinto le accuse formulate dal pm Maurizio Giordano, sostenendo di non avere esercitato alcuna pressione sui livelli politici di Pignataro Maggiore, affinché in Consiglio comunale l'opposizione sostenesse la realizzazione della centrale a biomasse. Capobianco ha detto di essersi limitato a favorire la costruzione della centrale, in linea con la politica di promozione dell'energia alternativa portata avanti dall'assessorato.


Non si sono discostati troppo dal copione del “non c’entro niente non so perché sono qui” gli interrogatori dell'imprenditore casertano, Giovanni Verazzo, del dirigente e del funzionario del genio civile di Caserta, Michele Testa e Mario Pasquariello. Interrogati, sempre dal gip Cervo, anche Vincenzo Guerriero e Fulvio Scia, rispettivamente dirigente e funzionario del settore Attività Produttive della Regione Campania; l'ex consulente della Regione Eugenio Di Santo e l'ex assessore ai lavori pubblici del Comune di S.Maria Capua Vetere, Giuseppe Esposito.
Per la costruzione della centrale era previsto un contributo di 6,8 milioni di euro della Regione Campania che alla fine non è stato incassato, ma la Biopower ha ottenuto un finanziamento della ''Unipol Merchant Bank'' di 60 milioni di euro.


A margine dell’inchiesta, vale la pena di riportare le “memoria difensiva” che l’assessore bassoliniano Cozzolino ha affidato a Facebook: ''In queste ore – scrive Cozzolino rivolgendosi ai suoi piccoli fans chiamati a sostenerlo al Parlamento Europeo – la mia immagine è finita su diversi giornali, con titoli a caratteri cubitali, per un'inchiesta portata avanti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Mi è stato notificato un avviso di garanzia e sono stati perquisiti la mia abitazione e gli uffici dell'assessorato alla ricerca di eventuali prove di un mio presunto coinvolgimento in una vicenda relativa alla consumazione di reati contro la Pubblica Amministrazione. Non ho mai saputo nulla della vicenda amministrativa alla quale si fa riferimento”.


“'Non ho mai interferito nell'istruttoria e nell'adozione di atti che sono di esclusiva competenza dell'apparato amministrativo – prosegue l’assessore scaricando le eventuali colpe, se ve ne fossero di accertate, sui funzionari – si tratta di un iter cui sovraintendono funzionari di varie amministrazioni, oltre a quella regionale, che sono competenti per legge a esaminare le pratiche, verificarne i requisiti ed eventualmente concederne le autorizzazioni. Ho appreso solo dai giornali i fatti. E, per quanto sia stata grande l'amarezza per ciò che mi stava accadendo, ho dato disposizioni affinché fosse ricostruita con rigore l'intera sequenza degli atti amministrativi'” (dunque qualche potere ce l’ha questo benedetto assessore).


“'Nel merito dell'indagine – precisa sempre a beneficio del popolo di Facebook – posso affermare di non aver mai ricevuto, nonostante fosse del tutto legittimo, qualsivoglia soggetto interessato alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili nei Comuni di Atena Lucana e Pignataro Maggiore. Ho appreso, poi, che avrei incontrato, in riferimento alla realizzazione di un impianto nel Comune di Reino, un imprenditore a ciò interessato. Non posso escludere di averlo fatto, occasionalmente, in una delle numerose manifestazioni pubbliche cui partecipo e dove incontro centinaia di persone. In ogni caso nulla sarebbe cambiato nei miei comportamenti e nelle mie valutazioni. Relativamente a questa pratica amministrativa, sono stato informato in queste ore dai dirigenti che il soggetto proponente non ha ottenuto alcun tipo di autorizzazione. Come sono stato informato che nessuno degli impianti in questione ha ricevuto finanziamenti regionali. Infine, ho sempre avuto fiducia nei funzionari, nei dirigenti e nei collaboratori dell'assessorato, dei quali ho apprezzato la competenza, il disinteresse personale e soprattutto la fedeltà al ruolo e ai doveri derivanti da un pubblico incarico”, aggiunge sempre Cozzolino. “'Se risultasse dalle indagini che qualcuno di loro è responsabile dei fatti addebitati avrebbe, in primo luogo, tradito la mia fiducia. Il mio auspicio è che i tempi relativi all'indagine siano i più rapidi possibile nell'interesse della giustizia e delle istituzioni democratiche”, conclude l’assessore candidato europeo. Inutile dire che invece si tratterà di un’indagine lunga e complessa alla quale seguirà un processo, quali che saranno gli imputati, altrettanto lungo e complesso. E forse tra una decina d’anni una sentenza, definitiva, dirà cosa è successo ma nessuno si ricorderà di cosa si sta parlando.


Roberto Ormanni

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