lunedì 18 maggio 2009

Sono pazzi questi inglesi


MARCO TRAVAGLIO

Ricordate l’arresto della signora Mastella a Santa Maria Capua Vetere? E quelli di mezza Udeur campana? E l’avviso di garanzia a Clemente, all’epoca ministro della Giustizia?
Era il 16 gennaio 2008.
Il presunto Guardasigilli si dimise insultando i magistrati in pieno Parlamento («fanno politica, attaccano la democrazia, è emergenza democratica, giustizia a orologeria») e pretese la pubblica solidarietà della Casta.
Fu una standing ovation, una ola da destra a sinistra (salvo Di Pietro, il Pdci e pochi intimi).
Lo Statista ceppalonico pontificò per giorni da una tv all’altra, soprattutto a Porca a Porca, insultando il procuratore Maffei («macchietta», «magistrato estremista», «il Csm si occupi di lui») e denunciando i complotti della quadrimurti «De Magistris-Woodcock-Maffei-Annozero».
Poi rovesciò il governo Prodi, che non c’entrava nulla.
La mejo stampa di regime uscì con titoli tutti uguali, «Così fan tutti», per giustificare i reati dei Mastella’s.
Pigi Battista, in tv e sul Corriere, domandò che fine avesse fatto quell’inchiesta che aveva «rovesciato un governo». Ora la Procura di Napoli l’ha accontentato: ha chiesto il rinvio a giudizio di Mastella e famiglia per una serie di concussioni.
Sul Corriere, dieci righe a pagina 20.
L’imputato Clemente sta per fare l’ingresso trionfale al Parlamento europeo, nel Pdl. Lì gli racconteranno dello sfortunato viceministro della Giustizia inglese, Shalid Malik, cacciato dal governo Brown per una storia di rimborsi usati per comprare una sedia-massaggio e un videoproiettore.
Andandosene, ha ammesso: «Ho sbagliato». Sì: paese.

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