sabato 11 luglio 2009

Stupratore Roma, Marino attacca. "Nel Pd enorme questione morale"

Ignazio Marino
Torna l'attenzione sulla questione morale nel centrosinistra dopo l'arresto di Luigi Bianchini, già coordinatore di un circolo del Pd di Roma e accusato di essere l'autore di diversi stupri nella capitale. E' Ignazio Marino, candidato alle primarie del partito, a sollevare pesanti obiezioni sui criteri di selezione dei dirigenti locali. Obiezioni che non piacciono a Dario Franceschini: "Da segretario ho il dovere di respingerle. Offende migliaia di iscritti".

"Nel Pd enorme questione morale". "Trovo davvero incredibile - osserva Marino - che un criminale che già tredici anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd". Questo proverebbe "che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata né sottovalutata".

"Coordinatori imposti dalle logiche delle correnti". Il senatore si interroga sui criteri con cui vengono individuati i coordinatori dei circoli. "E' chiaro che non sono scelti liberamente ma imposti - dice - per rispondere agli equilibri delle correnti e senza nemmeno sapere chi siano queste persone, che cosa hanno fatto nella loro vita, se siano davvero in grado di guidare un circolo, anche dal punto di vista morale. Ma cosa dobbiamo ancora aspettarci?".

"Applicare rigide regole". "Da presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato - continua Marino - ho preteso già un anno fa che tutti i possibili consulenti che offrivano la loro collaborazione presentassero il certificato del casellario giudiziario, e ho imposto un controllo ferreo per evitare il rischio di inserire nella squadra nomi che non fossero specchiati. Oggi, nel formare la squadra per le primarie, applico le stesse rigide regole".

"Stesso rigore in Campania". Le considerazioni sull'arresto di Bianchini forniscono a Marino l'occasione per esprimere preoccupazione anche su un altro aspetto che riguarda "il tesseramento gonfiato di Napoli e della Campania": "Mi rivolgo agli altri candidati alla posizione di segretario del Pd, non accettiamo una gara con i trucchi e le furbizie. Mi auguro che Franceschini e Bersani dichiarino, come faccio io, di rifiutare il sostegno di persone o gruppi che non siano sinceramente interessati a costruire un nuovo partito e che abbiamo preso la tessera del Pd in maniera non legittima".

Franceschini: "Parole da respingere". Respinge le parole di Marino il segretario del partito, Dario Franceschini. Perché "una cosa è il dibattito congressuale tra candidati e anche la comprensibile tentazione di far accendere i riflettori. Un'altra è utilizzare un episodio oscuro e terribile, il caso di una persona con una doppia vita, invisibile a tutti quelli che lo hanno frequentato nel lavoro e nelle amicizie, per parlare di questione morale nel Pd". Le parole di Marino, inoltre, secondo Franceschini, "offendono migliaia di coordinatori di circolo e di quadri del partito, centinaia di migliaia di iscritti. Persone che credono in una battaglia civile e politica, che si impegnano ogni giorno con entusiasmo e che non meritano di essere trascinate in una presunta questione morale, originata da una drammatica storia individuale".

Bersani: "Neanche il peggiore avversario...". Si dice "davvero dispiaciuto per le dichiarazioni" di Marino Pier Luigi Bersani, l'altro candidato - con l'attuale segretario Francescjhini - alle primarie per la guida del Pd. "Cose del genere - commenta - non le pensa di noi il nostro peggiore avversario".

Contesta le parole di Marino anche l'ex presidente della Provincia di Milano, il diessino Filippo Penati: "Chi si candida alla segreteria deve costruire e non distruggere, e non dovrebbe usare in maniera strumentale casi drammatici come questo, facendo assurdi accostamenti con la questione morale". Gli fa eco la vicepresidente della Camera, Rosy Bindi: "Marino si presenta come il campione della laicità, in realtà è solo il campione della strumentalizzazione. Non serve altro per dimostrare che non ha né il cuore né l'intelligenza per dirigere un grande partito come il Pd". "Non facciamoci male con le nostre mani" dice il vicepresidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, il quale sottolinea che l'uomo arrestato "conduceva evidentemente una doppia vita, e aveva ingannato decine e decine di persone con le quali aveva contatti quotidiani", e afferma di non poter condividere "la conclusione del mio amico Ignazio Marino che da questo arresto deduce la presenza nel Pd di una questione morale grande come una montagna".

(11 luglio 2009)

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