

PAVIA. Quell’accusa gli pesava troppo. Più degli otto anni ai quali era stato condannato. Sami M.S., un tunisino di 42 anni, detenuto al carcere di Torre del Gallo era disposto a dimostrare la sua innocenza anche a costo della vita: ha smesso di mangiare e di bere pur di gridare al mondo che mai avrebbe consumato una violenza nell’ambito della sua famiglia.
Ma la scorsa settimana le sue condizioni - dopo un mese e mezzo di sciopero della fame - sono precipitate. E nella notte tra venerdì e sabato è morto in ospedale dove il magistrato di sorveglianza aveva disposto che fosse ricoverato d’urgenza. E contro la sua volontà.
Domenica e anche ieri sera i detenuti del carcere di Pavia hanno manifestato la loro solidarietà al compagno morto. Una protesta sonora, che varcasse le mura. Un battito ritmato e incessante delle stoviglie contro le sbarre delle celle.
Sami M. era detenuto a Torre del Gallo da tempo. Doveva scontare una pena legata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ma il prossimo anno avrebbe riacquistato la libertà, la sua pena si stava estinguendo.
Poi il colpo di grazia.
All’inizio dell’estate una nuova condanna, pesantissima. Non tanto per il cumulo degli anni, otto, ma perché lo macchiava di un reato infamante che lui negava di aver commesso. E così intorno alla metà del mese di luglio il tunisino ha cominciato a digiunare.
Ha rifiutato i pasti, l’acqua.
Sempre con quel pensiero fisso. Dimostrare che la condanna era ingiusta. Ci stava lavorando anche il suo avvocato, Aldo Egidi di Milano. Ma il 2 settembre le condizioni di salute dell’uomo sono peggiorate.
E’ stato trasferito al Pronto Soccorso del policlinico San Matteo e quindi in Psichiatria. Ma da troppo tempo il suo fisico era messo a dura prova. E nella notte tra venerdì e sabato - dopo l’ennesimo trasferimento, nella clinica di Chirurgia toracica - è avvenuto il tracollo sul quale farà luce l’autopsia.
(08 settembre 2009)

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