
PAVIA. E’ evaso dal carcere di Torre del Gallo, ieri poco dopo le 11, mischiato tra i parenti dei detenuti con il figlio di quattro anni tra le braccia. Ma la fuga di Giancarlo Gallucci, un camorrista di 29 anni residente ad Acerra, è durata poche ore. La polizia lo ha infatti bloccato in un sottopassaggio della stazione ferroviaria di Bologna. Lui non ha opposto resistenza. Gli agenti della squadra mobile di Pavia e i colleghi della polizia penitenziaria hanno arrestato anche il cugino Massimo Paolillo, un napoletano di 39 anni. E’ accusato di concorso in evasione e ora dovrà essere interrogato dal magistrato. In pratica avrebbe favorito la rocambolesca fuga di Giancarlo Gallucci. Una vicenda ancora da chiarire soprattutto per il modo in cui il detenuto è riuscito a beffare gli agenti di polizia penitenziaria in servizio alle due salette usate per i colloqui tra detenuti e parenti. E’ stata già aperta un’inchiesta interna per stabilire l’esistenza di responsabilità da parte del personale.
Ecco la ricostruzione, minuto per minuto, della prima evasione da Torre del Gallo.
Giancarlo Gallucci è stato trasferito a Pavia una ventina di giorni fa dal carcere napoletano di Poggioreale. Il detenuto, rinchiuso in una cella del reparto di alta sicurezza, ha a disposizione sei visite al mese. E così ieri mattina arrivano a Pavia la moglie, il figlio di pochi anni accompagnati dal cugino Massimo Paolillo. Quest’ultimo parcheggia un’Alfa 156 scura nel piazzale davanti all’ingresso del carcere e resta al volante della vettura. La moglie ed il bimbo entrano per il colloquio con i parenti (sono autorizzati) di altri detenuti. La donna scambia qualche parola con il marito ma, dai pochi particolari emersi, sembra che quest’ultimo abbia accompagnato il bimbo in bagno. Esce al suono della campanella di fine colloquio e si mischia con i parenti di altri detenuti che stanno lasciando il carcere. La moglie, la cui posizione è ancora al vaglio degli investigatori della squadra mobile, rimane nella saletta. Intanto Giancarlo Gallucci si mischia ai parenti e riesce (con una buona dose di fortuna) a passare inosservato all’ingresso. Si nasconde il viso con il bimbo in spalla. Una fuga rocambolesca e, per certi versi, miracolosa. L’uomo sale sull’Alfa 156 del cugino: la fuga è iniziata così. Massimo Paolillo è al volante con Giancarlo Gallucci a fianco e il bimbo sul sedile posteriore.
I fuggitivi si dirigono verso Piacenza: forse hanno già un piano. Intanto all’interno del carcere scatta l’allarme. Gli agenti di polizia penitenziaria si accorgono che manca un detenuto: in pochi secondi c’è il caos. La moglie viene fermata ed interrogata. Intanto l’allarme è esteso all’esterno: vengono avvisati polizia e carabinieri. Scattano le ricerche in città e vengono subito esaminate le telecamere a circuito chiuso del carcere. Si vedono le immagini di Gallucci che esce con il bimbo e poi mentre sale sull’Alfa 156 del cugino. Indossa un paio di pantaloni bianchi ed anche una maglietta blu. La polizia non perde tempo: le ricerche vengono estese alle città vicine. E da Piacenza arriva l’informazione decisiva. Il detenuto viene notato mentre sale su un treno diretto a Bologna. La polizia, a questo punto, stringe il cerchio intorno all’evaso. E sono trascorse solo due ore dalla fuga: Gallucci ha i minuti contati. Il presunto camorrista scende dall’Alfa 156 ed entra nella stazione di Piacenza. Il cugino ritorna a Pavia con il figlio dell’evaso. Lo vuole riportare alla cugina rimasta a Torre del Gallo. Si rende conto che una volta nelle mani della polizia verrà arrestato. Ma non gli importa nulla. Il suo compito, secondo l’accusa, era quello di favorire la fuga. Ad ogni costo. Gli agenti della squadra mobile lo fermano vicino al carcere e lo interrogano. Dopo viene arrestato.
Intanto Giancarlo Gallucci sale sull’intercity diretto a Bologna. Vuole proseguire la fuga verso sud dove potrebbe trovare complicità per la latitanza. Non sapeva che la polizia lo sta aspettando. La stazione di Bologna è piena di agenti in borghese. Alcuni uomini della polfer notano un uomo identico alla descrizione dell’evaso: è un giovane che indossa pantaloni bianchi ed una maglietta blu. Lo bloccano, pistole in pugno, in mezzo alla gente. Ma lui non fa una piega: si lascia ammanettare senza reagire. E’ un criminale esperto, sa che sarebbe stato inutile. Giancarlo Gallucci viene subito accompagnato negli uffici della polizia ferroviaria. E finisce di nuovo in carcere, questa volta a Bologna. Ma è probabile un nuovo trasferimento in un istituto di massima sicurezza.
Intanto in carcere scatta l’inchiesta interna disposta dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Gli accertamenti dovranno stabilire eventuali responsabilità penali, qualora dovesse essere dimostrata la responsabilità di qualche agente.
(08 agosto 2007)


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