
Chi perde il lavoro si uccide. Finora ventiquattro suicidi in meno di 2 anni alla Telecom France. È una stranezza francese? La storia è interessante perché è organizzata. I manager di quella azienda hanno preparato un piano per liberarsi di migliaia di lavoratori protetti dalla legge (erano impiegati dello Stato travolti da una privatizzazione a sorpresa): rendere la loro vita impossibile con l'espediente ben congegnato di trasferirli lontano da casa (con spese impossibili) da un giorno all'altro. In questo piano è importante non spiegare niente a nessuno, dare ordini estremi come in guerra, far sentire il disprezzo e la fine del futuro. Meglio se te ne vai. Meglio se – come dice il ministro italiano Brunetta - “vai a morire ammazzato”.
Tutto ciò si può fare a tre condizioni: che i sindacati siano deboli fino al ridicolo (e più sono deboli più perdono iscritti); che non ci sia opinione pubblica dalla parte del lavoro (di questo si occupano presunti esperti, quando garantiscono che tutto è meglio nel privato, che nella flessibilità si garantisce il rapporto di lavoro perfetto; e inondano giornali e tv di questi autorevoli pareri senza rapporto con la vita - e la morte – della gente che vive di lavoro); ed è necessario che non ci sia un partito del lavoro detto, una volta, partito “di sinistra”.
Il fatto è che manca la sinistra da quando manca la spaccatura del mondo. È una constatazione triste, che cerco di spiegare così: una parte della sinistra è ancora ingombra di macerie di un mondo sconfitto che non era la sinistra – se non nel sogno – ma uno dei due poli di potere del mondo. Un'altra parte della sinistra si è liberata di tutto, scaricando – insieme – legami internazionali scaduti e valori di solidarietà e di difesa dei deboli, dei poveri, dei vecchi, dei giovani, del lavoro come modello di vita.
Il risultato triste è che una parte di ciò che era la sinistra arranca portando in giro le sue macerie, utili solo in infiniti e sempre meno affollati convegni. L'altra parte è troppo leggera e vola via, senza peso e con sempre meno elettori. Ma, poiché c'è un vuoto, questa sinistra leggera resta aperta alle ventate del “nuovo”, senza una griglia critica per distinguere un “nuovo” dall'altro.
E allora ti capita di avere una sinistra che vede le privatizzazioni come il sole dell'avvenire e accetta di considerare il mondo (tutto) dal punto di vista delle imprese e dei bisogni delle imprese, un punto di vista legittimo che però valuta solo secondo il profitto. Se liberarsi del lavoro genera più profitto, magari a scapito del futuro, perché non liquidare il lavoro?
Nella vita politica, sia di governo, sia di opposizione, l'errore si ripete e si moltiplica. Diventare sostenitore di un lato solo della vita (il celebratissimo “fare impresa”) è sbagliato anche per la destra, vuol dire non curare gli interessi dei non ricchi che la votano.
Ma almeno la destra contemporanea di mercato (dunque non quella protezionista e monopolista di Berlusconi) ha una sua spiegazione, che ha avuto come efficace megafono il presidente ed ex sindacalista americano Ronald Reagan, finalmente grande attore. È la teoria della ”economia che sgocciola” (trickle down economy). Ovvero: se aiuti i ricchi (per esempio con giganteschi tagli delle tasse) provvedono i ricchi ad aiutare i poveri.
Non è vero. Da quando esiste il mercato finanziario, i soldi vanno con i soldi, non con i poveri. Ma la trovata, intanto, consente di tagliare i servizi sociali. Da questo momento il lavoro ha due nemici: i governi che vogliono identificarsi con il “nuovo” e l'innovazione e – persino nel centrosinistra – si mettono a privatizzare e cercano (o sognano) di tagliare le tasse accettando l'idea che tutti gli interventi dello Stato sono sprechi. E il cambio di riferimento dentro il mondo capitalistico: non più l'azienda, che deve proteggere il suo futuro (in buona parte il suo futuro è nel personale che ha assunto, preparato, addestrato).
Adesso è il profitto, grande e subito, da investire in finanza. L'azienda diventa l'altro nemico di chi lavora. Tutto ciò non è finito con la gravissima crisi degli ultimi due anni. Infatti tutto l'aiuto contro la crisi è andato alle imprese perché – si è detto – sono le imprese che generano il lavoro. Giusto. Ma intanto le imprese – un po' per necessità, un po' per panico, un po' per la vecchia abitudine – si sono date da fare per salvare la “prima classe” della nave in pericolo, managers e capitale.
Del lavoro, invece, hanno continuato a liberarsi, con buone ragioni di necessità (la crisi) e con cattive ragioni di impresa (ritrovare subito il profitto). E così, nel mondo del “day after”, si ritrovano salve la maggior parte delle aziende (eccetto le più piccole, travolte perché – comunque - “facevano poco fatturato” , come si dice in gergo).
Ma non si ritrovano i lavoratori, in gran numero licenziati o “in mobilità” o in infiniti livelli di temporanei “ammortizzatori”: in Italia mancano all'appello due sindacati, anche se – per fortuna -al posto di Cisl e Uil, sempre impegnate a firmare qualche patto che non produce lavoro, si trova la Ugl della combattiva Renata Polverini, che riempie un po' il vuoto della landa desolata in cui tenta la sua ultima difesa del lavoro la Cgil.
È persino elementare dire cosa resta di grandioso al programma e al lavoro di un partito contemporaneo della sinistra che non sia occupato a trasportare pietre del passato o a fare ala alla modernità tipo giovani imprenditori (che “scommettono sul merito” e sono tutti figli di imprenditori). Resta la difesa del lavoro: è la difesa della civiltà senza la guerra. E costa meno della guerra, per usare le parole del premio Nobel Barack Obama.


8 commenti:
La vedo sempre più nera, se tutto va bene siamo rovinati :(
Le faccio i miei vivi complimenti per il suo blog che trovo interessante per chi voglia trovare fonti dirette di informazioni.
Sono capitato qui per caso, ci tornerò con molta curiosità.
A proposito dell'articolo di Furio Colombo penso che sia necessario che anche la sinistra italiana ponga il lavoro al centro della discussione. E non solo e non tanto per criticare il Governo - sarebbe troppo facile - bensì per proporre e portare un utile contributo al Paese e alla società.
Di lavoro si muore, anche quando non c'è.
E SE NON VA BENE?
;-)
SAGGE PAROLE MICHELE.
TORNA A TROVARMI.
HO PROVATO A LEGGERE IL TUO PROFILO E NON CI SONO RIUSCITO: MI AUTORIZZI?
..nnaggia Luigi, ho come l'impressione che ci dirigiamo verso la catastrofe, non penso a me stessa ma ai Nostri figli, ai giovani. Pensare che sono ottimista per natura, ma gli scenari mondiali, e ancor più quello italiano, stanno smorzando il mio esserlo.
Sarà per questo che hanno dato il premio Nobel ad Obama ? Per le intenzioni di fermare in qualche modo questo scenario mondiale improntato solo per il benessere dei pochi? Allora di cuore Gli auguro di riuscirci, di farcela.
NON E' SOLO UN'IMPRESSIONE MA UNA REALTA'.
NELLA POLITICA NAZIONALE E NEL SACCO DISSENNATO DEL NOSTRO PIANETA.
FORSE L'HAI LETTO SUL MIO BLOG, MA IL 30 SETTEMBRE IL MONDO HA ESAURITO LE ENERGIE E LE RISORSE RINNOVABILI DEL 2009 E ADESSO STIAMO CONSUMANDO QUELLE DEL 2010.
NEL 2050, DI QUESTO PASSO, CI SARA' BISOGNO DI UN SECONDO PIANETA COME LA TERRA.
COME LA METTIAMO?
Come la mettiamo?
Da quel poco che so : fin dal 1950 la Svizzera ha collaborato con la NASA nello studio delle sonde e navicelle spaziali, so che tutt'oggi è la terza Nazione all'avanguardia in questo studio .Negli anni '70 nacque l'ASE. Le mie visite scolastiche all'osservatorio di Ginevra mi svelarono cose che per me allora erano fantascienza,non Ti elenco le "macchine" e le futuristiche utilizzazioni che ci venivano spiegate...Penso solo che d'allora gli studi e le prove siano proseguiti alla grande, visto che già ci sono i turisti dello spazio. Certo a Noi viene detto che tutto si fa per lo studio dei pianeti e delle galassie , basta crederci.Possiamo credere anche negli UFO..
Tutto ciò per dirTi che per il 2050 avranno messo in perfetta funzione le città satelliti che negli anni '70 erano ancora un abbozzo e che potranno essere lanciate nello spazio...quindi, per l'epoca i potenti andranno in orbita e gli altri resteranno sulla terra.
Ma forse è solo una scena dei soliti film di Spielberg. Capito mi hai ??
CHE FAI, MI STAI BABBIANDO? ;-)
IL PROBLEMA E' POLITICO, GLI U.S.A., LA CINA, L'INDIA NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI RIDURRE, MENO CHE MAI DRASTICAMENTE, LE EMISSIONI DI GAS AD EFFETTO SERRA.
E SAI PERCHE'? PERCHE' NESSUNO E' DISPOSTO A MODIFICARE IL PROPRIO MODELLO DI VITA.
CI STA PROVANDO OBAMA, IL NOBEL PER LA PACE MIRA ANCHE A DARGLI UNA STATURA, UN CREDITO ULTERIORE DA SPENDERE.
LE LOBBY NEGLI U.S.A. SONO POTENTISSIME, SE NE FOTTONO DEL FUTURO, SE STRAFOTTONO CHE 40 MILIONI DI AMERICANI SONO PRIVI DI QUALSIASI ASSISTENZA MEDICA.
IL DISCORSO E' TROPPO LUNGO PER UN COMMENTO: CAPITA MI HAI?;-)
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