lunedì 2 novembre 2009

Alfano: "Il governo non può stare fermo riforma della giustizia anche da soli"



Il governo può fare la riforma della giustizia anche senza l'opposizione. E' il parere del ministro della Giustizia Angelino Alfano, intervistato a Mattino cinque. "Non so se c'è la possibilità di una intesa con l'opposizione - ha detto il Guardasigilli - Noi non la rifiutiamo ma anzi la ricerchiamo perché le riforme se sono votate da una maggioranza ampia sono destinate a durare in più nel tempo. Quindi ricercheremo una forma di consenso con l'opposizione".

Tuttavia, ha precisato Alfano, "abbiamo anche un dovere etico che nasce dalla nuova fase democratica che consegna al governo uomini votati direttamente dal popolo: cioè l'obbligo di fare quello che abbiamo promesso in campagna elettorale. Quindi di fronte al bivio tra la paralisi perché l'opposizione non vuole la riforma e quanto proposto agli elettori noi sceglieremo non di restare fermi ma di procedere con le riforme". E aggiunge il ministro: "A fine legislatura infatti a chi ci chiederà 'avete fatto la riforma della giustizia?' noi non possiamo dire 'non l'abbiamo fatta ma abbiamo dialogato benissimo'...".

Rispondendo a una domanda sul suicidio di Diana Blefari Melazzi, Alfano difende la magistratura: ''La detenuta era in carcere perché, dopo la documentazione presentata dai suoi legali, chi era deputato a decidere ha valutato che non c'erano le condizioni per una sua detenzione al di fuori del carcere. Dove era detenuta le condizioni non erano connotate da sovraffollamento o condizioni poco dignitose. Anche su questo nessuna ombra deve restare e ho disposto un'inchiesta amministrativa e ho chiesto il massimo della celerità''.

Mentre sul caso Cucchi assicura di essersi attivato per ottenere risposte certe in tempi rapidi: "Ho telefonato al procuratore della Repubblica per dargli pieno sostegno alle indagini, per raccomandargli solerzia e spero che nelle prossime ore si possa aggiungere qualche bagliore di verità, qualche elemento certo che ci metta nelle condizioni di scoprire cosa è accaduto. Di certo c'è una cosa: che il governo vuole scoprire la verità, sapere che è successo, chiarire che i nostri sono istituti di pena in una grande democrazia liberale dove non è ammeso nulla di quello che si sospetta in questa fase".

(2 novembre 2009)

Nessun commento: