
"La segretezza non è una garanzia e nulla ha a che fare con l'indipendenza del giudice. Anzi, il voto segreto rischia di diventare un alibi per l'incoerenza".Il giudice della Corte Costituzionale, Paolo Maria Napolitano, auspica una "operazione di trasparenza" e chiede che al giudice in disaccordo con la maggioranza del collegio sia data la possibilità di esprimere la propria opinione dissenziente. E sulla necessità del "dissenting opinion" si schiera il centrodestra con Gaetano Pecorella. "Spero - dice il parlamentare che è anche uno degli avvocati di Berlusconi - che il Parlamento sia in grado di fare propria questa indicazione densa di significati non solo giuridici".
Napolitano non vuole assolutamente parlare della sentenza sul lodo Alfano ma dice: "Esiste una questione di carattere generale: quando si giudica una legge è impensabile procedere con la categoria del 'vero-falso', altrimenti si rischiano sempre guerre di religione".
"E' impensabile - dice il giudice che questa estate finì nella bufera per una cena con Silvio Berlusconi, Angelino Alfano a casa di Gianni Letta poche settimane prima che la Corte decidesse sul lodo Alfano - ritenere che 15 giudici possano sempre esprimersi all'unanimità". "Non consentire l'opinione dissenziente - continua - significa ritenere il giudizio di costituzionalità quasi un processo deterministico, per cui da una certa norma sottoposta a giudizio possa emergere una sola decisione, quella adottata. Così non è. La Costituzione contiene tanti valori e le decisioni non possono rientrare nell'unica categoria del 'vero-falso', piuttosto sono il frutto di una valutazione complessiva di valori e categorie".
E mentre molti esponenti del centrodestra si schierano con la richiesta del giudice, Pecorella ricorda: "Sul tema specifico della 'dissenting opinion' - ovvero la possibilità di un giudice di far rilevare il proprio parere se difforme da quello del resto della corte - esiste già una mia proposta di legge che giace, mai messa in calendario, di fronte alla commissione Affari Costituzionali della Camera dall'inizio della legislatura".
(1 novembre 2009)

1 commento:
"Paolo Maria Napolitano (Roma, 3ottobre 1944).
Entrato per concorso nei ruoli dell'amministrazione del Senato della Repubblica il 1º ottobre 1971. Dopo avervi svolto funzioni di capoufficio, divenne direttore del Servizio del personale nel 1991. Nel 1997 passò alla direzione del Servizio studi del Senato.
Il 1º agosto 2001 fu collocato fuori ruolo per comando in altra pubblica amministrazione (la Presidenza del Consiglio dei Ministri). Nel 2003 concluse il servizio con l'amministrazione del Senato collocandosi in rapporto di quiescenza.
Carriera consultiva.
Chiamato come componente del gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini a palazzo Chigi all'inizio del I governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003.
Proseguì il rapporto con il Vice Presidente Fini quando questi assunse la carica di ministro degli affari esteri nel novembre 2004, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell'ufficio legislativo.
Conclusa l'esperienza governativa nel febbraio 2006, rientrò a palazzo Spada.
Carriera giurisdizionale.
Titolato all'elezione alla Corte costituzionale in quanto componente del Consiglio di Stato, è eletto a Palazzo della Consulta dal Parlamento in seduta comune il 5 luglio 2006. Giura come giudice costituzionale il 10 luglio 2006;[1] in verifica dei poteri dell'organo è dai colleghi della Corte giudicato rientrante nella categoria “magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative” (di cui all'articolo 135 secondo comma della Costituzione); si colloca in aspettativa dal Consiglio di Stato fino a fine mandato, esattamente come previsto per i magistrati di quella giurisdizione quando accedono alla Corte costituzionale.
Controversie.
Secondo un'inchiesta del settimanale L'espresso, nel maggio 2009 Paolo Maria Napolitano avrebbe partecipato ad una cena nella residenza romana del suo collega giudice delle Corte Costituzionale Luigi Mazzella, insieme al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e al presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini. La notizia dell'incontro ha dato vita ad un dibattito sulla sua opportunnità, soprattutto in vista del giudizio con cui successivamente, il 7 ottobre 2009, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale il lodo Alfano. Il 1 luglio 2009 il deputato dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro in un'interrogazione parlamentare si è espresso con "la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia".(Wikipedia)
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