Sul blog di Alberto Cane (http://albertocane.blogspot.com/) ho letto un post del 26 novembre intitolato "Non esiste alcuna norma europea sulla privatizzazione dell'acqua" e nel post un commento di taglio tecnico-giuridico apparentemente molto ben confezionato.
Mi è sembrato essere disinformante il contenuto del post e del commento, per cui suggerivo in un mio commento di leggere il contenuto di due link, relativo a due articoli di Roberto Ormanni sull'argomento, pubblicati in questo blog, i seguenti link:
2) http://ilgiornalieri.blogspot.com/2009/11/lacqua-privatizzata-il-vero-problema-e.htmlsenza ricevere riposta alcuna.
Anzi, "giarevel" (Giacomo Revelli) pubblicizzava un proprio libro ("Dell'approvvigionamento idrico della città di Genova, Fratelli Frilli editore, novembre 2009) dando testimonianza della conoscenza della materia (ci aveva scritto un saggio!).
Questo è il link:
Ma anche "giarevel" non si curava di replicare, per cui calava sulle mie modeste osservazioni il silenzio, quasi che io fossi stato considerato un "troll", un provocatore.
Non mi stava bene, non mi sta bene.
Allora ho "girato" la questione a Roberto Ormanni, che mi ha inviato questo commento, che non ho potuto inserire direttamente nel blog di Alberto Cane, per la sua lunghezza.
"Acqua privatizzata: ancora sciocchezze. Ciò che scrive Alberto Cane sul suo blog è falso. Alberto afferma che non esiste una direttiva comunitaria che obbliga alla privatizzazione del servizio idrico. Anzi, precisa, la legge comunitaria dice esattamente il contrario: vieta di privatizzarlo. Queste affermazioni sono false. Anzitutto nessuno ha mai detto che esista una direttiva comunitaria che “obbliga” alla privatizzazione del servizio. Se sono nate tante polemiche è proprio perché l’Unione europea dà un’indicazione di “possibilità” sulla privatizzazione, in nome della libera circolazione dei servizi, mentre l’Italia prevede che la privatizzazione debba essere la regola base. Dunque va al di là di quanto dice l’Unione.
In secondo luogo la direttiva Bolkestein che cita Alberto Cane il primo a non averla letta, o a non averla capita, è proprio lui. La Bolkestein, approvata il 12 dicembre 2006, pone come regola che nessuno Stato può limitare gli investimenti di privati provenienti da altri Stati dell’Unione e precisa che tutti i servizi anche pubblici devono “poter” essere appaltati e all’appalto devono “poter” partecipare tutti.
Questo vale anche per i servizi idrici. I cui appalti vengono anzi regolati da un’altra direttiva, la 2004/17/CE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea numero L134 del 30 aprile 2004. Questa direttiva è precedente alla Bolkestein.
Perciò le regole di privatizzazione contenute nella Bolkestein escludono alcuni servizi. PERCHE’ SI TRATTA DI SERVIZI REGOLATI Già DA NORME PRECEDENTI. TRA QUESTI SERVIZI SONO ESPRESSAMENTE PREVISTI ACQUA, GAS, LUCE, TELEFONI E TRASPORTI.
C’è poi un’altra esclusione della Bolkestein a proposito dell’acqua: viene stabilito che chi gestisce i servizi idrici per conto dell’ente pubblico di uno Stato dell’Unione deve rispettare le leggi e i regolamenti di quello Stato, e non del proprio paese di origine.
Questa è un’eccezione, a garanzia del servizio gestito, perché la direttiva Bolkestein, come regola generale, prevede che quando un’impresa partecipa a un appalto in qualunque Paese europeo, per essere considerata in regola con le norme è sufficiente che rispetti le leggi del proprio paese di origine. Questo per evitare che si debba avviare una caccia al tesoro in tutta Europa per individuare le leggi giuste nei vari Stati e per invitare gli stessi Stati a lavorare affinché nel corso del tempo le norme siano uguali per tutti. Proprio in nome della filosofia dell’Unione Europea.
In sostanza:
1) la direttiva Bolkestein non vieta di appaltare i servizi idrici.
2) L’Europa ha ribadito con le proprie direttive che tutti i servizi devono essere resi accessibili alla gestione da parte dei privati con appalti regolamentati in maniera coordinata tra i vari Stati
3) La direttiva Bolkestein esclude il diritto di fare riferimento alle leggi del proprio paese di origine nel caso in cui l’impresa partecipi ad appalti relativi a servizi idrici, elettrici, di gas.
4) Una precedente direttiva del 2004 regola specificamente gli appalti dei servizi idrici
5) Il decreto Ronchi, nella parte introduttiva, richiama espressamente la Legge Comunitaria 2008, approvata dal Parlamento italiano, che a sua volta recepisce le direttive europee che danno indicazioni precise circa gli appalti nei servizi pubblici.
6) Questo vuol dire che non esiste “qualcuno che ha fatto credere” qualcosa (come fosse l’Uomo nero) ma una legge della Repubblica italiana che dice determinate cose nero su bianco
A tutto ciò, che non è un’opinione ma un fatto, si aggiunga che – lo ripeto – è da cretini incazzarsi per la privatizzazione di un servizio che in molte grandi città, come Roma, è già privatizzato perché la società di gestione è soltanto al 51 per cento pubblica e per il resto privata. E il decreto Ronchi stabilisce che le società di gestione possono essere fino al 60 per cento pubbliche, anche quando il servizio è privatizzato. Insomma il decreto Ronchi prevede maggiore presenza del pubblico di quanta non ce ne sia già adesso.
La Rete si conferma un pentolone di sciocchezze e la possibilità per chiunque di dare voce all’ignoranza. Gli asini non volano di certo, ma indubbiamente navigano molto (in Internet).
Roberto Ormanni"
In secondo luogo la direttiva Bolkestein che cita Alberto Cane il primo a non averla letta, o a non averla capita, è proprio lui. La Bolkestein, approvata il 12 dicembre 2006, pone come regola che nessuno Stato può limitare gli investimenti di privati provenienti da altri Stati dell’Unione e precisa che tutti i servizi anche pubblici devono “poter” essere appaltati e all’appalto devono “poter” partecipare tutti.
Questo vale anche per i servizi idrici. I cui appalti vengono anzi regolati da un’altra direttiva, la 2004/17/CE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea numero L134 del 30 aprile 2004. Questa direttiva è precedente alla Bolkestein.
Perciò le regole di privatizzazione contenute nella Bolkestein escludono alcuni servizi. PERCHE’ SI TRATTA DI SERVIZI REGOLATI Già DA NORME PRECEDENTI. TRA QUESTI SERVIZI SONO ESPRESSAMENTE PREVISTI ACQUA, GAS, LUCE, TELEFONI E TRASPORTI.
C’è poi un’altra esclusione della Bolkestein a proposito dell’acqua: viene stabilito che chi gestisce i servizi idrici per conto dell’ente pubblico di uno Stato dell’Unione deve rispettare le leggi e i regolamenti di quello Stato, e non del proprio paese di origine.
Questa è un’eccezione, a garanzia del servizio gestito, perché la direttiva Bolkestein, come regola generale, prevede che quando un’impresa partecipa a un appalto in qualunque Paese europeo, per essere considerata in regola con le norme è sufficiente che rispetti le leggi del proprio paese di origine. Questo per evitare che si debba avviare una caccia al tesoro in tutta Europa per individuare le leggi giuste nei vari Stati e per invitare gli stessi Stati a lavorare affinché nel corso del tempo le norme siano uguali per tutti. Proprio in nome della filosofia dell’Unione Europea.
In sostanza:
1) la direttiva Bolkestein non vieta di appaltare i servizi idrici.
2) L’Europa ha ribadito con le proprie direttive che tutti i servizi devono essere resi accessibili alla gestione da parte dei privati con appalti regolamentati in maniera coordinata tra i vari Stati
3) La direttiva Bolkestein esclude il diritto di fare riferimento alle leggi del proprio paese di origine nel caso in cui l’impresa partecipi ad appalti relativi a servizi idrici, elettrici, di gas.
4) Una precedente direttiva del 2004 regola specificamente gli appalti dei servizi idrici
5) Il decreto Ronchi, nella parte introduttiva, richiama espressamente la Legge Comunitaria 2008, approvata dal Parlamento italiano, che a sua volta recepisce le direttive europee che danno indicazioni precise circa gli appalti nei servizi pubblici.
6) Questo vuol dire che non esiste “qualcuno che ha fatto credere” qualcosa (come fosse l’Uomo nero) ma una legge della Repubblica italiana che dice determinate cose nero su bianco
A tutto ciò, che non è un’opinione ma un fatto, si aggiunga che – lo ripeto – è da cretini incazzarsi per la privatizzazione di un servizio che in molte grandi città, come Roma, è già privatizzato perché la società di gestione è soltanto al 51 per cento pubblica e per il resto privata. E il decreto Ronchi stabilisce che le società di gestione possono essere fino al 60 per cento pubbliche, anche quando il servizio è privatizzato. Insomma il decreto Ronchi prevede maggiore presenza del pubblico di quanta non ce ne sia già adesso.
La Rete si conferma un pentolone di sciocchezze e la possibilità per chiunque di dare voce all’ignoranza. Gli asini non volano di certo, ma indubbiamente navigano molto (in Internet).
Roberto Ormanni"
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4 commenti:
"Il decreto Ronchi, nella parte introduttiva, richiama espressamente la Legge Comunitaria 2008, approvata dal Parlamento italiano, che a sua volta recepisce le direttive europee che danno indicazioni precise circa gli appalti nei servizi pubblici."
Bene, e intanto a Parigi fanno ridiventare pubblica l'acqua privatizzata
La remunicipalisation totale de la gestion de l’eau sera actée au cours du conseil de Paris. Créée le 1er mai 2009 la régie autonome "Eau de Paris" avait déja repris l’activité de production de l’eau. Désormais elle reprendra également la distribution de l’eau.
Ce transfert sera opérationnel au 1er janvier 2010, date d’échéance des contrats avec deux opérateurs privés.
Che poi è questa la sostanza del discorso. Nessuno ci costringe a privatizzare l'acqua. Lo facciamo perché così vuole il governo.
Se vuoi inserire il testo in un commento sul blog basta che lo spezzi in due.
Caro Alberto, rispondo io. Se tu avessi letto il primo dei due link relativi all'argomento, contenente il primo articolo di Roberto Ormanni, quanto tu dici, senza scomodare la lingua francese (io conosco l'italiano, il napoletano e un po' di siciliano), è detto con chiarezza: gli stati nazionali facenti parte della UE non sono obbligati a seguire la direttiva relativa alla distribuzione dell'acqua potabile. La UE non obbliga, consiglia.
Leggilo e te ne farai convinto.
Nell'articolo di Ormanni si accennava alla Francia e alla sua intenzione di tornare indietro e far gestire la distribuzione dell'acqua potabile solo dallo stato francese.
Mi pare però che nell'articolo di Ormanni, più volte richiamato, si dica chiaramente che la conformazione orografica e geopolitica dell'Italia 'consiglia' di adottare forme miste a prevalenza capitale pubblico ed altre a quasi totale capitale pubblico, nelle zone italiane economicamente depresse se non interviene lo stato non interviene nessuno.
Inoltre Ormanni argomentava, a mio giudizio in modo inoppugnabile, che, pubblico o misto pubblico/privato che siano, si tratta di società per azioni, in cui comanda, a norma di codice civile, il Consiglio di Amministrazione.
Ciò significa che la distribuzione dell'acqua potabile, meglio il costo all'utente dell'acqua erogata e consumata, non viene stabilita dal Governo, nè lo può essere.
Dal punto di vista teorico non fa una grinza.
Nella realtà, è la qualità della classe politica, di far gestire l'acqua pubblica da manager pubblici capaci e competenti (la vicenda Alitalia non depone a favore) o di controllare che le società private provvedano al rispetto del contratto di gestione con lo Stato, che prevede il miglioramento del sistema di distribuzione idrica con finanziamento spalmati lungo la durata contrattuale (anche qui i molti casi di gestione privata - Cirio, Parmalat, tanto per fare qualche esempio - non depongono a favore dei manager privati).
Per concludere, mi pare di aver capito che non sai che il numero di lettere messe a diposizione dei commenti da blog.spot.com non è illimitato.
Veramente io ho provato a inserire il commento di Ormanni nel tuo post, veramente senza successo.
Il tuo, invece, decisamente breve, lo hai come vedi postato senza problemi.
Quindi, ti potevi risparmiare il sarcasmo finale.
P.S.: non ci avevo fatto caso, hai virgolettato la prima frase, segno che l'articolo di Ormanni l'hai letto, se tu fossi meno polemico lo avresti anche capito.
Non c'era assolutamente sarcasmo finale. Io l'ho già fatto, per poter inserire un commento lungo l'ho diviso in due.
non c'è dubbio che la Francia torna indietro. Perché non ha funzionato. Il punto è che la legge italiana, per quanto - come ho detto - un po' "furbetta", lascia addirittura lo spazio per mantenere tutto in mano al pubblico, con giustificazioni varie. E in ogni caso prevede un privato... meno privato (al 40 per cento) di quanto non sia già oggi (al 51). Insomma: oggi l'acqua è spesso privata in Italia ma sembra che non ce ne siamo accorti. Se vogliamo fare qualcosa di serio battiamoci per introdurre controlli effettivi su tariffe, qualità e condizioni
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