mercoledì 18 novembre 2009

IO CHE DA MORTO VI PARLO


Pubblichiamo uno stralcio del Capitolo 9, “Soffia il vento”, del libro di Alfio Caruso su Adolfo Parmaliana, in uscita domani (Longanesi)


Non solo tutto rimane come prima, senza nemmeno far lo sforzo di fingere che sia stata avviata una nuova stagione, ma addirittura Parmaliana accerta a proprie spese che l’essersi battuti per il Bene è considerata la peggiore delle offese. Il 3 febbraio 2006 il professore partecipa alla direzione messinese dei Democratici di sinistra da qualche mese al governo della città con la sindacatura Genovese, eletto dopo la forzata rinuncia di Buzzanca. La riunione è da subito incandescente. Così la ricostruisce il professor Nino Mantineo, docente di Diritto ecclesiastico all’Università di Catanzaro: “Il vero argomento di discussione riguardava la spartizione degli incarichi, nella fattispecie un fedelissimo da piazzare all’Ato, l’ente che in ogni provincia si occupa di rifiuti, acqua, fogne, depurazione. Il vecchio gruppo dirigente, incarnato da Gioacchino Silvestro e Angela Bottari, marito e moglie, incontrastati primattori fin dai tempi del Pci, ambiva alla riconferma dei propri uomini. Il segretario del momento, l’avvocato Marcello Scurria, sembrava abbastanza in sintonia. (...) Dopo di me prese la parola Parmaliana. (...) Attaccò le complicità del partito nelle logiche affaristiche, nell’alleanza con gruppi mafiosi. Fece riferimento al progetto d’insediamento artigianale e industriale di Terme Vigliatore, al quale erano interessati diversi dirigenti ds. (...) Fu subito circondato da un gruppetto di maggiorenti: Scurria, il deputato regionale Panarello, Silvestro e suo figlio. Lo sfidarono fisicamente, lui non cadde nel tranello, tuttavia venne ricoperto d’insulti sanguinosi, di epiteti violentissimi. Lo minacciarono pesantemente. Mi sembrò una vittima predestinata. (...)”.
Parmaliana informa immediatamente i vertici del partito. Spedisce una lettera a Fassino, il segretario dell’epoca, e per conoscenza a Claudio Fava, a Beppe Lumia, al segretario regionale, Capodicasa, a quello messinese, Santagati.
“Cari compagni, venerdì 3 febbraio 2006, nel corso della riunione della direzione della federazione dei Democratici di sinistra di Messina, sono stato oggetto di intimidazioni e minacce da parte di taluni membri della direzione in riferimento a un articolo pubblicato lo stesso giorno dal settimanale Centonove, che riferisce della compartecipazione di alcuni iscritti e dirigenti del nostro partito in una vicenda riguardante la realizzazione dell’area artigianale nel comune di Terme Vigliatore (Me). Gli organi amministrativi del comune di Terme Vigliatore sono stati sciolti con decreto del presidente della Repubblica del 23/12/05 per accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata. Nelle motivazioni dello scioglimento si fa esplicito riferimento alla succitata vicenda della realizzazione dell’area artigianale nei termini ‘... iniziative spregiudicate intraprese... per condurre in porto rilevanti operazioni economiche... la vicenda è stata connotata da maldestri tentativi messi in atto per avvantaggiare economicamente... i soggetti cointeressati all’operazione’ e si evidenzia peraltro che ‘tra i soci del Consorzio vi sono amministratori locali e soggetti collegati a esponenti mafiosi’. I fatti riportati nell’articolo risultano essere veri e documentati. In particolare, nel corso della riunione della direzione, Scurria, indicato nell’articolo come consulente legale del Consorzio, che avrebbe dovuto realizzare l’area artigianale, e Crisafulli Luigi Bruno, presidente del Consorzio, ripetutamente e congiuntamente mi hanno rivolto minacce, violenze verbali, offese e istigazioni. Panarello mi ha indicato come ispiratore dell’articolo e con fare veemente e toni violenti ha interrotto più volte il mio intervento alla direzione; a ciò si sono associati Silvestro e Bottari, quest’ultima chiedendo la convocazione immediata della commissione di garanzia probabilmente per adottare qualche provvedimento nei miei confronti, reo forse di aver condotto battaglie per la legalità e contro il malaffare. Sono stato avvicinato e circondato in maniera minacciosa da Crisafulli, Scurria e altri, e ho temuto per la mia incolumità personale. Il segretario della federazione e il presidente della direzione, visto il clima che si era creato e la sua possibile evoluzione, hanno deciso di sospendere e rinviare i lavori della direzione. Sono preoccupato per questa aggressione e ho avvertito la necessità di tutelare la mia incolumità personale, anche in considerazione della condizione di isolamento che tale vicenda potrebbe generare. Per contestualizzare la vicenda è opportuno richiamare alla vostra attenzione che: a) l’unità di base ‘M. D’Antona’, d’intesa con il segretario della federazione e con i dirigenti nazionali del partito (Violante, Lumia, Fava), ha condotto una straordinaria iniziativa politica per la legalità contro il malaffare e l’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione amministrativa del comune di Terme Vigliatore contribuendo in maniera determinante all’emanazione del succitato provvedimento di scioglimento da parte del Presidente della Repubblica. Questa attività politica, sebbene abbia caratterizzato l’unità di base sin dalla sua costituzione (1999), è stata particolarmente intensa e determinata dal 2003; b) in occasione dell’ultimo congresso di federazione (gennaio 2005) l’unità di base ‘M. D’Antona’ ha rivolto al partito un appello affinchè le questioni della legalità e della lotta alla mafia caratterizzassero la nostra iniziativa politica a livello provinciale. In considerazione di quanto esposto, vi chiedo di voler esprimere le vostre valutazioni su tali fatti e di adottare le necessarie determinazioni”.
“Ho bisogno di conoscere se la lotta per la legalità, la trasparenza e la democrazia e contro il malaffare, il consociativismo e la mafia e la questione morale sono temi centrali dell’impegno politico dei Ds, in particolare in Sicilia, o se piuttosto siano temi da utilizzare in termini virtuali ed effimeri per la propaganda elettorale o per il proselitismo che potrebbero diventare ‘scomodi’ quando vengono assunti come pratica, strumento e fine della nostra azione politica (...)”. Non arrivano risposte né tanto meno solidarietà altolocate. Ormai Parmaliana c’è abituato. Probabilmente neanche ci bada”.

Nessun commento: