domenica 29 novembre 2009

LE CONTRADDIZIONI DI TREMONTI


di Mario Portanova


Giulio Tremonti non è un economista, come gli ha rinfacciato Renato Brunetta, ma è almeno un “genio”, come lo definì Silvio Berlusconi?
Giovanni La Torre, manager finanziario, ha letto tutti i libri del “superministro” economico per verificare la fondatezza delle sue tesi.
Le impietose conclusioni sono raccolte in “Il Grande Bluff – Il caso Tremonti”. Vita, opere e pensiero del genio dell’economia italiana, di Melampo editore, con prefazione di Curzio Maltese.
La lettura è insieme esilarante, sconcertante, preoccupante.
Tremonti si contraddice in continuazione: meno Stato/più Stato, meno controlli/più controlli, guadiamo al futuro, anzi no al passato.
Emerge una doppia personalità: il professore vola alto nei libri, ma il ministro vola basso tra scudi e condoni.
Certe analisi lasciano a bocca aperta, per esempio quando fa intendere che l’aborrita (oggi) ideologia ultraliberista nasca con il crollo del Muro di Berlino (e Reagan? e la Thatcher? E Von Hayeck?), soprattutto per colpa – tenetevi forte – dei comunisti rimasti disoccupati. Altri passaggi inquietano, come la cesura “noi-altri” a proposito di immigrazione. Ecco alcuni brani dal capitolo sulla globalizzazione.
Apprendista economista. Secondo Tremonti, la crisi farà tramontare «l’idea fiabesca che il progresso economico possa essere continuo e gratuito» (La paura e la speranza, p. 13). Sono affermazioni di questo tipo che fanno dubitare agli economisti veri delle sue reali conoscenze scientifiche. L’idea che il progresso economico possa essere «continuo e gratuito» non appartiene alla scienza economica, anzi è acquisizione ormai assodata che l’economia capitalistica proceda a “cicli”.
Cobas. Per Tremonti nel mondo del lavoro il cambiamento dovuto alla globalizzazione non sarà molto sensibile, e questo perché «nello sfruttamento delle classi lavoratrici non c’è infatti già più, in Occidente, molta differenza tra vecchie e nuove tecniche, tra prolungare la giornata lavorativa oppure accelerare i ritmi di produzione e passare al lavoro in affitto o ad altre similari forme di flessibilità» (Il fantasma della povertà, p. 177).
Ecocatastrofista. «Va infatti messa [in conto] la fondata e generale previsione di un disastro ambientale, un disastro capace di erodere alla base le ragioni stesse della nostra sopravvivenza sulla terra» (La paura e la speranza, p. 21). Forse «ragioni» non è il termine giusto.
Fra’ Giulio. Tornando alla crisi finanziaria (...) quello che è accaduto è sufficiente a «spingerci verso orizzonti mentali diversi da quelli fin qui dominanti, verso una visione diversa della vita, meno materiale e più spirituale, meno chiusa nel privato e nel laisser-faire, più comunitaria, più responsabile, in una parola più politica. È annunciato un clamoroso “ritorno del pubblico”» (La paura e la speranza, p. 18).
Equilbrista. «La Cina avanza nel mondo come un vastissimo e insieme fragilissimo equilibrio di squilibri» (Rischi fatali, p. 78). «Squilibri» che però sono in un «equilibrio» che è «vastissimo» ma «fragilissimo».
Insomma, qualunque cosa accadrà, lui avrà avuto sempre ragione.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Ridicolo! Stiamo messi proprio bene!