mercoledì 9 dicembre 2009

La finanziaria della disparita' sociale


ANTONIO DI PIETRO
9 Dicembre 2009

Questa e' la finanziaria della vergogna e della canna del gas. Il governo non ha piu' un centesimo e decide di rubare nel piatto delle pensioni.

Il Tfr fu scippato dal governo Prodi alle imprese che lo utilizzavano come bacino di investimento per lo sviluppo, ora Berlusconi lo scippa all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Si fregano i soldi del Tfr dei lavoratori per sistemare gli speculatori e gli intrallazzatori a cui va lo scudo fiscale.

Il debito pubblico ha raggiunto quota 1.800 mld di euro, crescendo a colpi di 10 miliardi di euro al mese: un triste primato di questo governo.
Le entrate sono crollate sotto i colpi della crisi, mai riconosciuta e assistita.

Sul fronte delle uscite non è stato fatto alcun taglio consistente alle inefficienze della macchina pubblica i partiti non hanno rinunciato ad alcun privilegio. Le province e le loro macchine amministrative ridondanti sono ancora lì, la norma per sopprimerle, presentata da Italia dei Valori, è stata affossata dal governo e dal Pd.

Il 2009 ha prodotto nel mondo del lavoro miseria e disuguaglianza sociale: oltre 100 mila precari della scuola sono stati mandati a casa, insieme a un milione di senza lavoro e a un numero imprecisato di aziende che hanno chiuso i battenti. Per loro nessuna menzione nella finanziaria della disparità sociale.

Sono stati perfino cancellati 30 mln di euro per la ricostruzione delle case distrutte a Viareggio a seguito della catastrofe ferroviaria del 29 giugno che provocò oltre 20 morti.

In compenso spuntano le norme finalizzate a condonare gli abusivismi edilizi attraverso il sequestro dei locali da parte dell’amministrazione pubblica e la loro locazione agli abusivi stessi in una sorta di subaffitto di Stato. Idem con i beni confiscati alla mafia, che potranno essere ricomprati avvalendosi di banali prestanome.

Con questa finanziaria lo Stato arraffa nelle tasche dei pensionati, tira un calcio nel posteriore a chi è o sta per cadere in disgrazia e si butta nella competizione con la camorra, la mafia e la n’drangheta varando una serie di norme che puntano a inserirlo stabilmente nella catena del valore delle mafie.

Insomma, il governo chiude gli occhi di fronte al business della malavita senza accorgersi che il Paese sta scivolando verso il default.

Una situazione, quella della bancarotta, che giungerebbe come un fulmine a ciel sereno nelle case degli italiani distratti con l’informazione di regime con il processo per l’omicidio di Meredith Kercher e le prodezze del Presidente del Consiglio. Ma i numeri non sono opinabili, come le dichiarazioni di un pentito, e puntano dritto verso le nere previsioni fatte dalla società finanziaria JP Morgan in un articolo del 6 marzo scorso, dove l’Italia compariva come il Paese più esposto al rischio fallimento, subito dopo la Grecia e l’Irlanda.

Cosa aspetta il governo ad invertire la rotta? Invece di pensare al nucleare, al ponte di Messina e a tutti quegli investimenti a interesse ristretto, se non privatistico, comincino a occuparsi dei cittadini!

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