venerdì 26 marzo 2010

Lo stalking di B. e i camerieri dell’Agcom


LE MANGANELLATE CONTRO I PROGRAMMI NEMICI E IL VIZIETTO DI CHIAMARE GLI ARBITRI

di Marco Travaglio

Il 12 marzo il Fatto rivela che la Procura di Trani, indagando su una truffa di carte di credito a tassi usurari, ha intercettato Minzolini e Innocenzi che parlano con Berlusconi. Il direttore del Tg1 concorda col premier come neutralizzare le rivelazioni di Spatuzza. Innocenzi è un ex dirigente Fininvest, ex sottosegretario, ora membro dell’Agcom, l’autorità che dovrebbe essere indipendente per garantire libertà e pluralismo nelle comunicazioni. Berlusconi gli dice di “chiudere tutto”, specie Annozero, ma non ama neanche Ballarò e non vuol più vedere Di Pietro in tv né Scalfari e Mauro dalla Dandini. Lo incalza, lo cazzia: roba da stalking. Innocenzi è disperato: “Berlusconi mi fa uno shampoo dopo l’altro e mi manda a fare in culo tre volte al giorno”. La sua missione è portare l’Agcom a dare alla Rai il pretesto giuridico per oscurare Santoro o impedirgli di parlare dei processi a Berlusconi. Innocenzi mobilita altri commissari. Preme sul presidente Calabrò perché diffidi la Rai minacciando per Santoro multe del 3% sul fatturato (90 milioni!). Concerta strategie col dg Masi, col giudice Ferri del Csm, coi forzisti in Vigilanza, col consigliere Rai Gorla (anche lui ex Fininvest). Minaccia di denunciare Calabrò, che si muove “solo quando deve farsi i cazzi suoi”, mentre col premier è tiepido; o magari di far “chiudere questa cazzo di Agcom” da Tremonti. Dice a Letta di chiamare Calabrò. Istruisce Cosentino e Dell’Utri perché presentino esposti contro Santoro. Prega Berlusconi di commissionare un altro esposto ai carabinieri. Inventa ostacoli ad Annozero: tipo vietare di fare docufiction o di parlare di processi.

Che l’Agcom sia un tribunale dei partiti l’abbiamo sempre detto. Ma i nastri di Trani dimostrano che è anche peggio: commissari “indipendenti” trattati come camerieri dal premier che ha giurato fedeltà alla Costituzione. Le “Authority” hanno un garante supremo: il capo dello Stato, che però non dice nulla. Anche il Pd balbetta. Politica, tg e giornali al seguito minimizzano e depistano uno scandalo più grave del Watergate. Il problema diventano le intercettazioni, i giudici che le fanno, i giornali che le raccontano. Non il loro contenuto. Si guarda il dito per nascondere la luna.

Dicono: non c’è il reato. Ma Minzolini, appena il pm gli dice che il suo verbale è segretato, spiattella il suo interrogatorio a Bonaiuti. Innocenzi, al pm che domanda se ha mai subìto pressioni su Annozero, risponde: mai. Ma le intercettazioni dicono il contrario: indagato per false dichiarazioni e favoreggiamento. Berlusconi è accusato di concussione per aver tentato di costringere l’Agcom a fare una cosa illegale. Quando la notizia scivola in fondo alle prime pagine dei giornali, interviene il geniale Ghedini: “Berlusconi non è indagato, sfido i pm a smentirmi”. I pm l’accontentano subito: sì, Berlusconi è indagato, e pure per minacce a una pubblica Autorità per turbarne l’attività. Un reato che pare scritto da una toga rossa dopo aver letto le telefonate di Berlusconi. Invece l’ha scritto nel 1930 Alfredo Rocco, un fascista. È il Codice Rocco, non rosso. Dicono: ma Trani è incompetente, infatti Berlusconi sta a Roma. Ma i presunti reati di Minzo e Innocenzi sono avvenuti a Trani. Quanto a Berlusconi, nei casi urgenti il pm ha il dovere di raccogliere le prove del reato in corso, poi a bocce ferme le manderà alla procura competente. Se un pm indaga su un pastore che ruba pecore a Trani e intanto scopre che quello vuole pure uccidere la moglie a Bari, non stacca il registratore; se no, mentre le carte sono in viaggio per Bari, la moglie se ne va al Creatore. Dicono che Masi e Calabrò hanno resistito alle pressioni: ma non è così. I due sanno bene che è illegale bloccare preventivamente un programma e giocano allo scaricabarile per chi deve lasciare le impronte digitali. Masi spera che Santoro “faccia la pipì fuori dal vaso” per punirlo dopo e sollecita esposti contro la propria azienda. Come se Moratti chiamasse l’arbitro perché s’inventi un fallo ed espella il centravanti dell’Inter, il tutto su richiesta del padrone del Milan.

Dicono: è normale che il direttore del Tg1 parli con il premier: ma dipende da cosa si dicono.

Dicono: è normale che Berlusconi parli con l’Agcom. Ma stiamo scherzando? È come Fiorani che parla con Fazio, come Moggi che parla col designatore arbitrale. Berlusconi non dovrebbe manco avere il numero di telefono dell’Agcom: perché è il capo del governo e perché è il padrone di Mediaset. Facesse un esposto, se ha qualcosa da denunciare. Non una telefonata.

Dicono: è ovvio che l’Agcom risponda ai partiti che la nominano. Ma la legge dice che i commissari sono indipendenti. In caso di pressioni, devono disobbedire, o appellarsi al Quirinale, o dimettersi. Anche se rinunciare a 400 mila euro è dura.

Berlusconi dice: è una vergogna che il premier sia intercettato. Ma lui non è mai stato intercettato in vita sua. Anche stavolta, come quando fu beccato a parlare con Dell’Utri, con Cuffaro, con Saccà, con Fiorani, con Tarantini e le escort, gli intercettati sono gli altri. Il guaio è che cosa dice e a chi lo dice. Ogni anno i magistrati intercettano 20 mila italiani su 60 milioni: possibile che Berlusconi non riesca mai a parlare con gli altri 59.980.000?

Berlusconi dice che lui le stesse cose su Annozero le ha sempre dette in pubblico. A parte il fatto che non è vero (nelle telefonate c’è ben di più), ma anche se fosse? È come se uno dicesse per anni “vorrei ammazzare mia moglie” e poi, quando scoprono che ha assoldato il killer per farla fuori, dicesse al giudice: “Dov’è il problema? Io l’avevo detto!”. Un alibi di ferro…

Dicono che non è successo niente perché Annozero c’è ancora: ma l’istruttoria su Annozero l’Agcom l’ha aperta; la Rai ha vietato le docufiction e ha chiuso i programmi per un mese con la scusa delle elezioni. Innocenzi lo sapeva già il 4 dicembre: “Tra due mesi sospendono le trasmissioni per le elezioni”. E poi i minimizzatori non sanno che la minaccia è reato anche se non va a buon fine. Chi dice che non è successo niente ricorda quel tale che sparò alla moglie, poi andò in tribunale a difendersi così: “Vostro onore, sono innocente, l’ho colpita solo di striscio”.

Naturalmente, fu condannato.

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