mercoledì 28 aprile 2010

“Casa Scajola valeva più di 600 mila euro”. Zampolini: Anemone mi incaricò di trattare


di Marco Lillo

Ora anche Angelo Zampolini scarica Claudio Scajola. E la situazione per il ministro dello Sviluppo economico si fa nera. Zampo, come lo chiamava il costruttore Anemone, è l’uomo degli assegni circolari usati - secondo i pm - per l’acquisto della casa del ministro. È indagato per riciclaggio mentre Scajola non è iscritto (anche perché se lo fosse gli atti andrebbero al Tribunale dei ministri). Secondo l’ipotesi dei pm i soldi del conto provengono da Diego Anemone, il capo della “cricca” per il quale aveva lavorato alla progettazione del circolo Salaria Village. Zampolini, tra mille dubbi, ha accettato di parlare con il Fatto Quotidiano e ci ha detto due cose importanti: “Anemone mi incaricò di cercare e trattare l’appartamento del ministro” e “il prezzo reale della casa di Scajola è molto più alto dei 610 mila euro dichiarati nell’atto”.

L’architetto, che secondo l’ipotesi investigativa avrebbe fatto da schermo ad Anemone coprendo con il suo assegno la reale provenienza dei soldi usati per pagare una parte del prezzo di casa Scajola, con queste parole rifila tre colpi al ministro: innanzitutto smonta la sua versione sulla compravendita della splendida casa con vista sul Colosseo; in secondo luogo denuncia un’evasione fiscale per decine di migliaia di euro da parte di un ministro della Repubblica e infine, con il riferimento ad Anemone, apre scenari inquietanti nei quali si intravede qualcosa di più di un semplice tentativo di nascondere al fisco il valore della casa.

Se fosse vero quello che dice Zampolini (e che coinciderebbe con le dichiarazioni della parte venditrice, le sorelle Papa, da quello che risulta al Fatto) siamo di fronte a un ministro che evade le tasse e poi, quando viene pescato con le mani nella marmellata, non racconta i suoi rapporti con un imprenditore arrestato per corruzione e, infine, mente ai cittadini.

In un paese normale, in assenza di risposte convincenti, Scajola si sarebbe dovuto dimettere. In Italia, invece, si appresta a gestire un programma di investimenti nel nucleare di una decina di miliardi di euro.

Dopo la pubblicazione della notizia “Un assegno da 500 mila euro dell’architetto Zampolini messo a disposizione dal costruttore Diego Anemone per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola”, la stampa si è accontentata della replica ufficiale: “Le notizie sono totalmente destituite di fondamento. L’unico immobile che la mia famiglia possiede in Roma ove abito, è stato acquistato con regolare contratto ed è stato pagato, per la quasi totalità dell’importo, con un mutuo ancora in essere e, in minima parte, con bonifico dal mio conto corrente. Escludo categoricamente, quindi, che sia stata versata alcuna somma in mio favore per tale vicenda o per qualsiasi altra”.

Dopo avere lanciato la notizia (danneggiando l’inchiesta) i grandi quotidiani hanno mollato la presa. Il Fatto è andato avanti. Prima ha chiesto al notaio Gianluca Napoleone l’atto di vendita, e poi, ha bussato alla porta dell’architetto Zampolini (che si trova nello stesso palazzo al piano terra). Ha aperto la porta un gentile signore sulla cinquantina con i modi di un gentleman inglese e una vaga somiglianza con Luciano Rispoli. Zampolini ha precisato di avere avuto “rapporti sporadici” con Anemone. “Il mio nome figura nel cartellone dei lavori del suo circolo Salaria Village ma più che altro perché Anemone voleva avere un grande nome. Non sono il suo architetto, né il suo direttore dei lavori”.

Zampolini ci mostra la foto appesa alla parete di una grande opera dei Mondiali di nuoto del 2009, gestiti da Angelo Balducci, ma precisa “quell’appalto è stato vinto da una società diversa da Anemone. Il mio rapporto con lui è stato sporadico”. E allora perché la casa di Scajola, secondo gli investigatori, è stata pagata con gli assegni circolari del suo conto? “Anemone mi chiese di cercare queste case (per Lorenzo Balducci e Scajola) e io purtroppo l’ho fatto. Pensavo di fare solo un compromesso per fermarle”. In sostanza, secondo Zampolini, l’assegno circolare era mirato a bloccare la casa con un compromesso, ma poi i soldi gli sono stati rimborsati.

“Prima dell’interrogatorio la situazione era seria”, spiega, “ma poi ho portato ai pm le prove documentali del fatto che i soldi sul mio conto escono e rientrano esattamente nella stessa quantità”. Ed è proprio questo il problema centrale dell’indagine. Se Zampolini non ha pagato, si chiedono i pm, di chi sono allora i soldi (più di 400 mila euro) usati per coprire gli assegni usati per la casa del Colosseo?

Su questo Zampolini si fa sfuggente: “Ho spiegato tutto ai pm. Ma chiedete al mio avvocato Grazia Volo, che era presente all’interrogatorio”. Una cosa però la dice: “È chiaro che quella casa non è stata pagata 610 mila euro ma molto di più”. Le agenzie immobiliari della zona concordano: “Conosco bene quel palazzo”, spiega Simone Sisti, agente che ha trattato molti immobili in zona, “un primo piano di circa 180 metri quadrati (la casa del ministro è di 9,5 vani catastali, ndr) nel luglio 2007 poteva valere circa un milione e 300 mila euro. Oggi invece il suo prezzo si aggira sul milione e 600 mila”. Nel luglio del 2004, nell’atto che pubblichiamo qui accanto, il ministro dichiara di pagare 610 mila euro. Il problema è chi ha messo la differenza. Oggi Zampolini, che fece l’assegno per coprire il nero, dice: “A me è stato restituito tutto. Non potevo sapere se i soldi erano del ministro Scajola o no”.

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