


Il riferimento a Forza Italia non è inedito. Anche se precisa: ipotesi
di Sandra Amurri
Le stragi mafiose del '93 erano tese a causare disordine per dare “la possibilità ad una entità esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica, sociale che veniva dalle macerie di Tangentopoli. Certamente Cosa Nostra, attraverso questo programma di azioni criminali, che hanno cercato di incidere gravemente e in profondità sull'ordine pubblico, ha inteso agevolare l'avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”.
Lo scenario delineato dal Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso alla commemorazione della strage di via dei Georgofili a Firenze è identico a quello che si legge nella motivazione della richiesta di archiviazione del 7 agosto ‘98 accolta dal gip firmata da Pietro Grasso allora sostituto procuratore nazionale antimafia, dall’aggiunto Fleury e dai sostituti Ghelazzi, Nicolosi e Crini nei confronti di “autore 1 e autore 2” - nomi in codice di Berlusconi e Dell’Utri come rivelano i colleghi Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza nelle conclusioni del libro “L’agenda nera” in uscita il prossimo 10 giugno per Chiarelettere. Richiesta in cui si legge che la natura e la durata del rapporto tra Berlusconi, Dell’Utri e i capimafia “non ha mai cessato di dimensionarsi (almeno in parte) sulle esigenze di Cosa Nostra, vale a dire sulle esigenze di una organizzazione criminale”. Ma che tuttavia manchi la prova di “una intesa preliminare” tra Fi e Cosa Nostra “al fine di promuovere e sfruttare una situazione di grave perturbamento dell’ordine pubblico per agevolare le proprie aspettative di affermazione”. Dunque mancava la prova dell’accordo stragista.
A ciò si aggiunge una notizia inedita che fa riflettere che ci viene affidata dall’attuale Presidente del Tribunale di Palermo Leonardo Guarnotta appresa da Tommaso Buscetta in una conversazione privata al termine di un interrogatorio. Siamo a marzo ‘93 quando Guarnotta, allora giudice istruttore incontrò Buscetta in Canada assieme al giudice Natoli: “Alla mia domanda se secondo lui Cosa Nostra avrebbe ancora colpito magistrati, mi rispose: non credo proprio dottore vista la risposta dello Stato mentre credo che ci saranno attentati al patrimonio culturale artistico”. Da lì a poco scoppiano le bombe “mafiose-politiche”. Uno scenario, ancora, quello del Procuratore Grasso che ritroviamo nelle dichiarazioni di numerosi collaboratori poste a fondamento della sentenza di primo grado che ha condannato il senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri, a 9 anni di reclusione scritta proprio da Guarnotta.
Nel capitolo “La stagione politica” viene ricostruita la nascita di Fi dopo che era svanito il progetto del movimento indipendentista voluto da Bagarella di cui si occupò il boss poi pentito Cannella. Per spiegare il cambio di direzione dice: ”Perché già c’erano agganci” con Dell’Utri. Ma non vi è dubbio che riascoltare le parole del dottor Grasso alla luce della riapertura delle inchieste sulle stragi e sulla trattativa tra pezzi delle istituzioni e Cosa Nostra grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che ha iniziato a collaborare proprio con Grasso e del testimone Massimo Ciancimino abbiano un effetto deflagrante anche per l’autorevolezza dell’autore.
Dare un nome a quelle “realtà politiche” appare quasi scontato seppure non lo sia se si pensa che Tangentopoli aveva spazzato via il pentapartito fra cui i due partiti di maggioranza la Dc e il Psi e sulla scena politica stava per debuttare Fi e che la trattativa sarebbe nata nel giugno del ‘92 dopo la strage di Capaci e si sarebbe conclusa con il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma. Forse perché l’accordo era stato trovato?
Domande ancora senza risposta come precisa Grasso in quanto occorre ''dimostrare l'esistenza di una intesa criminale con un soggetto anche politico in via di formazione, intenzionato a promuovere e sfruttare una situazione di grave perturbamento dell'ordine pubblico per agevolare le prospettive di affermazione politica”. Mentre ieri proprio grazie alle dichiarazioni di Spatuzza si è aggiunto un nuovo tassello all’inchiesta sulla strage di Via dei Georgofili con la richiesta dei magistrati al gip del giudizio immediato per Ciccio Tagliavia, già condannato per via D’Amelio, capo della zona di Corso dei Mille e Brancaccio legato ai Graviano condannati per le stragi del ‘93 chiamati in causa proprio da Spatuzza come anello di congiunzione con quel nuovo mondo politico milanese. Grasso che si dice sorpreso per l’effetto procurato dalle sue parole a causa “dell’estrapolazione di frasi dal contesto generale” e che riferendosi all’immagine pubblicata dal sito Dagospia del Premier dietro le sbarre si lascia sfuggire una battuta sorridendo: ”Calma nessun mandato di cattura per Berlusconi anche perché non ne avrei i poteri”.

Nessun commento:
Posta un commento