


L’AVVOCATO DEL PREMIER HA EVITATO DI TESTIMONIARE SU FAVATA
di Peter Gomez e Antonella Mascali
Prima ha promesso che sarebbe andato a testimoniare poi si è tirato indietro. Ha accampato legittimi impedimenti, ha sfoderato misteriosi mandati per indagini difensive, ha telefonato e protestato. Niccolò Ghedini, l’avvocato del premier Silvio Berlusconi, esce male dall’ordinanza di custodia cautelare che due giorni fa ha portato in carcere Fabrizio Favata. E’ l’ex socio di Paolo Berlusconi che fece ascoltare - il 24 dicembre 2005 - al presidente del Consiglio, l’ormai celebre intercettazione Fassino-Consorte, con l’ex segretario dei Ds che dice all’ex presidente di Unipol “…Allora siamo padroni di una banca”. Favata è stato arrestato per estorsione nei confronti di Roberto Raffaelli, l’ex proprietario di Rcs, la società che eseguiva le intercettazioni per conto della procura di Milano. Anche Raffelli andò ad Arcore con Favata. Con quel nastro sperava – secondo l’accusa – di ottenere l’intercessione del premier per un appalto in Romania, sempre nel settore delle intercettazioni. E per il gip Bruno Giordano “sono state acquisite prove convincenti del fatto che sia avvenuto l’incontro della vigilia di Natale nella casa del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tra quest’ultimo, Paolo Berlusconi, Favata e Raffaelli”. Secondo le ipotesi investigative Favata non si è limitato a fare pressioni su Raffaelli, da cui avrebbe ottenuto 300 mila euro dietro la minaccia di rivelare la riunione di Arcore. Nel mirino aveva anche Silvio Berlusconi e suo fratello Paolo. Per questo si è incontrato con Ghedini e con un suo collaboratore, raccontando i retroscena della consegna del nastro a Paolo Berlusconi e della sua pubblicazione, il 31 dicembre 2005, su Il Giornale. Per questo l’avvocato doveva essere ascoltato. Anche per spiegare come mai non avesse mai denunciato il presunto tentativo di ricatto (non andato in porto) di Favata, e ha preferito invece trincerarsi dietro il segreto professionale. Uno scudo, secondo gli inquirenti, per evitare di testimoniare. Scrive il pm Massimo Meroni: “Questo ufficio, dagli atti di indagine finora compiuti ha ragione di ritenere che le circostanze di cui l’avvocato in questione possa essere a conoscenza, sono state dallo stesso conosciute non in ragione della propria professione e pertanto ha ragione di ritenere che non sussista in tale caso la situazione dell’articolo 200 del c.p.p.; ma in ogni caso solo dopo che avrà conosciuto le domande che questo Ufficio intende rivolgere e non certamente prima, l’avvocato Ghedini potrà dichiarare se attengono o meno” al segreto professionale.
Ghedini era stato chiamato in procura per la prima volta il 21 dicembre 2009. Quel giorno ha parlato informalmente con il pm, ma quando il magistrato lo ha avvertito che doveva rispondere, in base al codice, come persona informata dei fatti, Ghedini “ha riferito che preferiva far pervenire una nota scritta”. Una memoria che ha tutta l’aria di essere stata scritta come pezza d’appoggio per non farsi interrogare: Ho avuto modo di incontrare per ragioni professionali sia il signor Favata sia l’ingegner Raffaelli… Su incarico di Paolo Berlusconi incontrai nel 2006 un avvocato che seguiva Petessi (Eugenio Petessi, amico di Raffaelli e Favata, che ha riferito al pm dell’incontro di Arcore, ndr). Nel 2008 Favata si è incontrato con un mio collaboratore, l’avvocato Piersilvio Cipolotti. Recentemente il Favata si è recato presso il mio studio nel dicembre 2009, cercando l’avvocato Cipolotti… chiedendo di essere difeso. L’avvocato Cipolotti dopo essersi consultato con me gli consigliava l’avvocato Giorgio Perroni… Tutti gli incontri, a parte quello per ragioni politiche con l’ingegner Raffaelli, sono da ritenersi intimamente correlati ad attività svolta da me e dai miei collaboratori”. Dopo quella nota Ghedini ha preso più volte appuntamento con il pm, ma non si è mai presentato, come l’11 gennaio scorso. Dopo una serie di telefonate è stato fissato un altro appuntamento per il 25 gennaio, ma al posto di Ghedini in procura è arrivata una protesta scritta con la quale il legale ha accusato la segreteria del pm di fuga di notizie. Il 26 gennaio scorso la procura ha convocato formalmente il legale per il primo febbraio, insieme al collaboratore Cipolotti. Ma neppure questa volta Ghedini ha accettato di testimoniare e ha mandato una seconda memoria in cui oltre a presentare un legittimo impedimento a comparire , “ parzialmente documentato”, ha “sostenuto la sua incompatibilità – si legge nell’ordinanza a carico di Favata - a rendere sommarie informazioni… per due atti di nomina di persone offese. Il primo a lui rilasciato da Paolo Berlusconi il 10 luglio 2006 ‘per verificare e approfondire anche con indagini le dichiarazioni di Favata anche in merito a situazioni afferenti Il Giornale’. Il secondo da Silvio Berlusconi, il 26- ottobre 2006 ‘in merito a tale Favata e per verificare indagini”. Attenzione alle date. Le nomine di Ghedini risalgono a quattro anni fa e sono di pochi mesi successive alla pubblicazione dei nastri di Fassino su Il Giornale. I giorni in cui Favata, stando al suo racconto, si è fatto vivo con i Berlusconi e il loro entourage per battere cassa dopo il “ regalo” di Natale ad Arcore.

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