

di Paolo Flores d’Arcais
I l Grande Imbonitore del “tutto va bene madama la marchesa” si è sforzato di apparire giulivo, ma era livido. Ha cercato di spacciare i sacrifici come una sorta di regalo della Befana, ma alla Befana non crede più nessuno e non riusciva a crederci neppure il ducetto di Arcore. Che ha dovuto anzi fare l’uccello del malaugurio, annunciando che il welfare tradizionale“dalla culla alla tomba” sarà bene scordarselo.
Il Grande Imbonitore ha rispolverato la giaculatoria standard: niente aumento delle tasse, niente “mani nelle tasche” degli italiani. In realtà ha confessato che il suo governo ha rinunciato a toccare la borsa solo per prendersela direttamente con la vita dei cittadini. Perché questo significa il taglio drastico dei trasferimenti di fondi alle Regioni: meno sanità per tutti, dunque più malattia e più morte per i più deboli. Se non è macelleria sociale questa non si capisce cosa possa esserlo. Ma anche la borsa verrà alleggerita. A parte la sanità, le istituzioni locali dovranno scegliere se aumentare le tasse o lasciare i cittadini a piedi, senza nettezza urbana, e via procedendo nel regresso civile. Eppure, per evitare questo salasso contro l’Italia dei cittadini senza privilegi o cricche in paradiso, sarebbe bastata un poco di lotta all’evasione fiscale. B. ammette spensierato che sono 120 i miliardi di euro che mancano al “bene comune” per via dell’evasione fiscale. Dunque bastava recuperare un quinto di questa cifra in due anni di (mal)governo, anziché giustificarla a rete unificate, sotto il profilo morale (sic!). E incentivarla a forza di condoni e scudi.
La Cgil ha già annunciato per il 12 giugno una manifestazione. Può diventare molto di più, la replica del 23 marzo 2002, la sollevazione civile dell’Italia civile. Che non ne può più, e può far cadere il governo.

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