

di Gianfranco Pasquino
L’obiettivo di fondo non è cambiato da più di vent’anni a questa parte.
La Lega non ha affatto rinunciato alla ragione sociale che si trova chiaramente espressa nella denominazione dei suoi gruppi parlamentari: “Lega nord per l’Indipendenza della Padania”. D’altronde, di volta in volta, Bossi, Calderoli, Maroni vengono assecondati a pensare che sul federalismo, che sia più o meno demaniale che sia incalcolabilmente fiscale che sia, infine, improbabilmente solidale, nessuno li ostacola. Anzi, strada facendo la Lega trova nuovi, sospettabili adepti, come l’on. Enrico Letta del Partito democratico al quale qualcuno dovrebbe chiedere dove pensa di andare a finire, con la Lega, e se crede, molto mondanamente, di ottenere un pugno di voti in più facendosi federal-leghista.
Nel frattempo, dopo avere scoperto che la Lega esiste perché rappresenta il territorio, i suoi uomini e le sue donne che lì sono nati, lì lavorano, lì aderiscono ad associazioni, qualcuno vorrebbe contrapporre la politica burocratica: “Ma se ci sono comuni nei quali la Lega non distribuisce neanche un volantino” afferma il neo-segretario regionale del Pd dell’Emilia-Romagna per negare il radicamento leghista che, invece, esiste proprio perché è fatto di aderenza al territorio e, senza tanti fronzoli, di comune sentire.
È una rappresentanza fatta di dichiarazioni e di comportamenti che qualche volta sembrano addirittura una strategia, ma che sempre sono messaggi rivolti non soltanto al loro elettorato, ma alla loro gente. Certo, sarebbe istituzionalmente corretto che il ministro degli Interni partecipi alla celebrazione della Festa della Repubblica a Roma, ma se le reprimende non sono state fatte negli anni passati, mica servono adesso. Al contrario, la presenza di Maroni nel suo collegio elettorale di Varese si giustifica proprio con una visione della rappresentanza politica come presenza e dialogo con gli elettori.
Da qualche parte, si preferisce cominciare qualche “funzione” politico-amministrativa con il Va’ pensiero e poi sfumare l’Inno di Mameli? Quasi nessuno, da quelle parti, tranne Giuseppe Verdi (Viva Verdi voleva significare “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”), si scandalizza. Bisogna chiedere la conoscenza della storia locale e di nozioni elementari del dialetto agli insegnanti? Magari anche no, ma rimane che il messaggio che la Lega vorrebbe andare in quella direzione rafforza i legami con l’elettore leghista, duro e puro, ovvero piuttosto settario, ma soprattutto raggiunge anche elettori tiepidi ai quali potrebbe fare piacere un richiamo alle loro tradizioni contro Roma e contro i funzionari statali di ogni ordine e grado che vengono dal Sud. Troppi politici, commentatori e preti hanno liquidato tutto questo, compresi i battesimi celtici nel Po, come folklore.
Invece, è un modo di dare senso ad una politica lentamente, sottilmente, inesorabilmente (tanto che non esiste neppure più la necessità di proclamarlo) separatista. Mentre troppi guardano al dito leghista che indica la luna di una Padania, moderna ed economicamente avanzata, ancorché non proprio dotatissima di senso civico e dello Stato, ma fortissima in antipolitica, dovrebbero allarmare i dati duri, quelli che registrano livelli crescenti di squilibrio Nord/Sud fra l’occupazione, la produzione, il livello di istruzione, le tasse pagate ed evase, il destino lavorativo dei giovani, i costi e l’efficienza della sanità, e così via.
Non c’è neppure bisogno per la Lega di sottolineare questi squilibri.
Le affermazioni, anche talora irritanti e persino aberranti, dei dirigenti leghisti servono per fare sapere al loro elettorato che esiste una rappresentanza anche di sentimenti e di emozioni che, naturalmente, non debbono affatto essere buoni. I dati duri fanno il resto ovvero contribuiscono a diffondere quei sentimenti, con l’aggiunta di qualche utile pregiudizio, e a fare scivolare la Padania fuori da quella nazione (tornata ad essere poco più di una “espressione geografica”) che si chiama Italia. Poiché la Lega è alleata indispensabile del Popolo della libertà e, in special modo, di Berlusconi e di Tremonti, si giustifica l’assenza di qualsiasi reazione critica del partito di governo.
Più preoccupante, è la mancata reazione del Partito democratico nel quale alcuni dirigenti, vecchi e nuovi, del Pd si accodano, per insipienza e opportunismo, ad un federalismo immaginario, credendo in questo modo di “riconquistare” il Nord.
Sembra che non funzioni.

1 commento:
INSOMMA, SIAMO NELLA MERDA FINO AL COLLO E L'OPPOSIZIONE (DI CARTAPESTA) NON SE ACCORGE. CON LA SOLA ECCEZIONE DI ANTONIO DI PIETRO, UNA VOCE NEL DESERTO.
Posta un commento