

La Finocchiaro spera nella Consulta. E Napolitano avverte: “Chi mi invita a non firmare parla a vanvera”.
di Sara Nicoli
“Oggi inizia la morte della libertà”. Parole senza sconti che si alzano dai banchi dell’opposizione, a Palazzo Madama, per voce di Anna Finocchiaro, capogruppo Pd. Arrivano quando è ormai chiaro che tutto è perduto, che la fiducia ha spazzato via la libertà d’indagine e di stampa nel Paese e che nulla, d’ora in poi, potrà più essere come prima. Alla Camera si replicherà lo stesso copione. E chissà se anche lì, come è accaduto ieri al Senato, il Pd lascerà che lo scempio si consumi con la presenza in aula della sola maggioranza; ieri la Finocchiaro ha fatto uscire tutti i suoi per andare a unirsi ai manifestanti del Popolo Viola che manifestavano in piazza. Un gesto plateale, inconsueto per i senatori democratici, ma “stavolta assolutamente necessario”. Ieri notte, in piazza Montecitorio, sempre il Popolo Viola ha organizzato una veglia “per la morte della democrazia e della Costituzione italiana”, ma è stato solo il primo atto di una serie di proteste che andranno avanti fino a quando la legge non uscirà definitivamente dalla Camera.
È finita, dunque, con il ddl anti-intercettazioni approvato con tanto di fiducia: 164 voti a favore e 25 contrari. Si sa che se questo è stato possibile è perché Berlusconi e Fini avevano raggiunto un accordo per blindare il testo e consentirne l’approvazione entro l’estate.
L’incertezza riguarda ora solo la firma del capo dello Stato, che avrebbe molti dubbi su alcuni profili di costituzionalità del testo, ma che parlerà solo ad approvazione definitiva avvenuta, nonostante anche ieri il leader dell’Idv, Di Pietro, gli avesse lanciato un appello a non firmare. Napolitano, però, non ha gradito l’esortazione. Una risposta secca, la sua, che non lascia ben sperare circa i suoi propositi finali: “I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera - ha risposto - per il resto non ho nulla da aggiungere”.
Speriamo, però, che alla fine qualcosa da dire ce l’abbia, anche se Di Pietro ha chiuso la polemica: “Non ho tempo né voglia di polemizzare con Napolitano”. Ieri, comunque, è stata battaglia dura in aula al Senato. Schifani ha dovuto espellere i senatori dell’Idv che avevano occupato l’aula, fatto che è stato criticato duramente da Di Pietro: “Neanche ai tempi di Mussolini sarebbe successo. Invito i cittadini a ribellarsi”. Sarà di certo resistenza. Di cui si è avuto, appunto, un assaggio, ieri mattina in aula. Come quando Luigi Li Gotti (Idv) ha scaldato gli animi: “I malfattori cantano meno male che Silvio c'è!”. Risposta dai banchi della Lega: “La mafia stava meglio quando al governo c’era il centrosinistra”.
Ma è stato quando è toccato al Pd che i toni sono saliti di parecchio, per via delle parole di Anna Finocchiaro. Un intervento durissimo il suo. Che ha provocato, più volte, le proteste della maggioranza: “Il Pd non parteciperà al voto. Questa legge non tutela la privacy dei soggetti ma i criminali, uccide la libertà di informazione e limita i mezzi a disposizione degli investigatori per individuare e punire i colpevoli”. Quindi, con un solo cenno della mano ha fatto uscire tutti i senatori democratici. Un abbandono dell’aula che ha scatenato l’ira di Gasparri, capogruppo del Pdl: “Non siete democratici - ha gridato - la sinistra non cambia mai, siamo orgogliosi di votarla questa legge dopo aver applicato al suo interno quella democrazia che voi ignorate e calpestate”. Parole che hanno fatto infuriare la capogruppo del Pd: “Da Gasparri non accetto né lezioni di democrazia, né lezioni di comportamento parlamentare né, tantomeno, lezioni di opposizione! Questo voto di fiducia manca di legittimità”. Poi è arrivato appunto il voto, scontato. In aula non c’erano neppure i sette senatori a vita, eppure il ministro Alfano, ha parlato con toni trionfalistici dell’avvenuto blitz antidemocratico: “Abbiamo realizzato un punto del programma e questo testo è un ottimo punto di equilibrio tra la necessità di garantire la privacy dei cittadini e l’esigenza di condurre indagini approfondite”.
Silenzio di tomba, invece, dalle fila finiane. Nessuna vergogna, ma qualche imbarazzo sì, tranne per Fabio Granata, che ha continuato a sostenere che alla Camera il testo potrà essere cambiato. Ci crede solo lui. Berlusconi è stato chiaro, non si cambia nulla. “È una legge piena di errori - ha spiegato ancora la Finocchiaro - e con profili di incostituzionalità molto seri. Non resta che aspettare la Corte costituzionale”. Anche lei pare convinta che anche stavolta Napolitano non farà mancare la sua firma.

Nessun commento:
Posta un commento