

Il primo obiettivo è quello di costruire «un’altra Italia» che possa «riprendere fiducia» nel futuro. Ed è inevitabile che questo lo si può fare soltanto «lasciandosi alle spalle Berlusconi». Il segretario per Partito democratico, Pierluigi Bersani, chiama «tutte le forze che hanno una certa idea della nostra democrazia» per creare una «alternativa».
Arrivato al Meeting di Cl a Rimini per una visita personale, Bersani a chi gli chiede se il primo obiettivo è quello di fare fuori il presidente del Consiglio risponde: «No, io vorrei un’altra Italia francamente. Vorrei un’altra Italia che riprendesse una spinta, una fiducia di poter crescere, uno spirito cinico e per arrivare a quello, temo per lui, che il passaggio inevitabile sia quello di lasciarci alle spalle Berlusconi». «Credo - continua - che dobbiamo fare in modo di predisporre un’alternativa che solleciti tutte quelle forze che hanno una certa idea della nostra democrazia. Nel futuro dobbiamo prendere una piega di tipo populistico o se dobbiamo rinnovare le esecuzioni stando nel solco della più bella costituzione del mondo, che è la nostra».
Il Pdl boccia in toto il nuovo Ulivo bersaniano. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, sottolinea: «Spiace constatare che il Pd e gran parte della sinistra siano ancora prigionieri dello schema tutti contro Berlusconi. Ma quella strada - aggiunge - porterà la sinistra in un vicolo cieco già sperimentato: un’armata Brancaleone, con dentro tutto e il contrario di tutto, unita solo dal cemento dell’antiberlusconismo». Ma nel Pdl resta alta la temperatura sul fronte dei rapporti con i finiani: il coordinatore Ignazio
Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto chiosa: «Il primo punto è capire se c’è l’impegno a far vivere il governo, poi viene il resto. Certo non esiste in natura un partito con due gruppi parlamentari. Se salta la maggioranza la situazione è tutta da rivedere sia sulle elezioni sia sul rapporto con l’Udc». Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Le scelte politiche devono essere precedenti e molto più importanti di qualsiasi scelta di carattere burocratico o disciplinare all’interno del partito. Prima è importante verificare se c’è la convergenza politica attorno al programma. La strada maestra è evitare le elezioni e non tradire il mandato degli elettori».
Dall’opposizione Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd, afferma: Bersani «sta lavorando nel modo giusto, impegnandosi in primo luogo per mandare a casa Berlusconi e per costruire una coalizione credibile per governare e aprire una fase storica per cambiare il paese da troppi anni ingessato». Per il leader Udc, Pier Ferdinando Casini: il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è un «interlocutore affidabile e serio» ed «è buona cosa che il Pd si assuma la responsabilità di organizzare» il campo del centrosinistra «e noi, in parallelo, di riorganizzare il centro moderato e riformista».
Secondo il coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, Claudio Fava: «Alternativa non vuol dire solo liberarsi di Berlusconi», bisogna costruire «un Ulivo che sappia darsi delle risposte sul piano sociale. Tutto ciò non si può fare con un’alleanza priva di un grado decente di coerenza politica. A Casini e Fini certo ci unisce un senso di rispetto per le istituzioni, ma contemporaneamente ci dividono molte cose. Per noi, infine, un nuovo Ulivo esiste solo con le primarie».

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